È uno dei più clamorosi fenomeni editoriali di sempre: il Diario di una Schiappa ha ottenuto ovunque apprezzamenti (citiamo dall’editore italiano) «per la sua capacità di conquistare i cosiddetti “lettori riluttanti”. La serie è rimasta ininterrottamente, dal 2007 a oggi, nella classifica bestseller del New York Times, per oltre 497 settimane (cioè 9 anni e mezzo), diventando un vero e proprio fenomeno culturale di portata mondiale che ha superato i confini del “caso” editoriale in senso stretto».

Creata da Jeff Kinney, quella della Schiappa «è una storia editoriale di incredibile successo, con numeri da capogiro: ha sbaragliato ogni record con oltre 180 milioni di copie vendute nel mondo, di cui oltre 3,5 milioni in Italia, con 62 edizioni e traduzione in 53 lingue. Grazie al successo delle sue storie, Jeff Kinney è stato inserito da Time Magazine tra le 100 personalità più influenti al mondo».

Dal 2008, le gesta di Greg Heffley, il protagonista della saga, pubblicata in Italia da Il Castoro, sono passate al vaglio da Rossella Bernascone, traduttrice professionista fin dal 1978: l’abbiamo incontrata.

«A quei tempi, la traduzione non si insegnava nelle scuole, non era ritenuta materia accademica», ci ha spiegato. «Fu la mia insegnante di Letteratura americana ad avere l’idea geniale, molto avanti rispetto ai tempi, di organizzare un primo corso di traduzione di poesia. Ricordo pomeriggi di appassionanti discussioni sulla posizione del singolo aggettivo! Col tempo ho cominciato a lavorare su romanzi e saggistica, ma soprattutto testi teatrali, su cui mi sono specializzata, come sulla scrittura sperimentale. Poi sono stata io stessa insegnante di teoria della traduzione, all’Università di Torino. Oggi al mio attivo ho una settantina di libri, anche di classici: ho avuto la soddisfazione di occuparmi anche di “un mezzo” Shakespeare».

Quando arrivò la Schiappa?
La Schiappa arrivò in un momento particolare. Oltre che traduttrice, io sono anche insegnante: un lavoro che cominciai quando mi resi conto che non era possibile vivere di sole traduzioni e che, con il tempo, mi ha occupato sempre di più, fino a diventare la mia attività principale. Quindi di fatto avevo smesso di tradurre libri. Quando poi mi contattò Il Castoro e mi propose il primo volume, lo accettai, con il tono del “lo faccio, tanto, è solo uno”. Non sapevo allora che sarebbe stato l’inizio di questo grande successo, e sono arrivata all’undicesimo! Così incontrando Kinney ne ho approfittato per chiedergli quanti libri abbia ancora in programma: mi ha risposto che dovrebbe arrivare almeno a venti…

Il termine “schiappa” lo ha scelto lei?
No, mi piacerebbe moltissimo avere questo merito, ma non è mio. Noi traduttori non traduciamo quasi mai i titoli, ma proprio questa volta mi avevano chiesto un parere: io avevo proposto Pappamolla, ma non suonava bene neanche a me. Non saprei proprio chi al Castoro ha avuto l’intuizione…

Invece cosa c’è “di suo” nella Schiappa? O più in generale, quanto sente “suo” un volume in libreria il traduttore quando lo vede la prima volta?
Qui ogni traduttore potrebbe dare una risposta diversa, io stessa penso che vi avrei dato una risposta diversa nei vari momenti della mia carriera.
Però una cosa cui tengo molto è la cura del dettaglio, l’attenzione che devo mettere in certi particolari. In una scena del prossimo libro, Greg è con Rowley, cui scappa la pipì. Per una serie di circostanze è difficile per loro raggiungere i servizi, e quando si trovano a bordo di un’auto, questa suona il clacson. Ecco, come tradurre il suono del clacson che nell’originale di Kinney fa parte della battuta? Io l’ho tradotto pìììì-pìììì: magari non è una grande battuta, ma il pubblico non saprà mai il lavoro che c’è dietro anche una cosa così piccola. Io impiego veramente un sacco di tempo in ogni frase, cercando di renderla bene. E so già che poi quando la rileggerò magari mi verrà in mente di meglio…
Quando traduco i grandissimi autori, non sopporto che il lettore italiano perda qualcosa di quello che dice il testo originale, tengo molto a “salvare” il più possibile.

La versione integrale di questa intervista, insieme al resoconto dell’incontro pubblico dello stesso Jeff Kinney a Milano, sono su Sbam! Comics nr. 34, la nostra rivista digitale scaricabile liberamente da QUI.

(Antonio Marangi)

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