Jonathan Hickman – Tomm Coker, Black Monday, vol. 1, 240 pp a colori, Mondadori Oscar Ink 2017, € 20,00

Da dove viene lo smisurato potere detenuto dalla grande finanza speculativa? Dove nasce l’autorità che consente alle principali banche d’affari e ai fondi d’investimento globali di imporre le proprie regole al sistema politico, decidendo di fatto il destino delle nazioni e, di conseguenza, quello della gente comune?

Un docente di economia potrebbe agevolmente fornirci spiegazioni “scientifiche”, magari risalendo a quella deregolamentazione avviata a metà degli anni Ottanta che ha portato a una mutazione genetica della finanza e le ha consentito di invadere i mercati con una massa di prodotti finanziari sempre nuovi e sempre più aggressivi, il cui valore complessivo viene oggi stimato in nove volte l’intero Pil mondiale.

Jonathan Hickman, però, non è un economista. È uno scrittore di fumetti. Di quelli non solo bravi, ma anche ambiziosi. Uno che ama le grandi architetture, le trame complesse e articolate in una miriade di tasselli che si svelano poco a poco e che, solo alla fine, trovano posto in un mosaico perfettamente coerente. Un demiurgo per vocazione, insomma: come ha dimostrato sia nei lavori per la Marvel, dalla monumentale run dei Fantastici Quattro fino alla gestione degli Avengers che sarebbe poi sfociata nell’eventone Secret Wars, sia in gustosi progetti creator owned quali East of West o The Manhattan Projects.

La sua risposta alle domande iniziali, quindi, non può essere banalmente scientifica. Ma si spinge fino a tratteggiare una storia economica oscura e segreta, venata di occultismo e grondante di sangue, che negli ultimi due secoli si è dipanata parallelamente alle evoluzioni del mercato borsistico mondiale, controllandone gli sviluppi e determinandone gli esiti. Sono queste le premesse da cui muove Black Monday, serie Image di cui Mondadori ha raccolto i primi quattro numeri in un pregevole volume griffato Oscar Ink, etichetta interamente dedicata alla Nona Arte che, a pochi mesi dal debutto, si è già guadagnata un posto di tutto rispetto sugli scaffali di librerie e fumetterie.

Partendo da un avvenimento storico reale, il crollo di Wall Street del 1929, facciamo quindi la conoscenza con le quattro famiglie che siedono nel consiglio di amministrazione di Caina: per tutti, una delle più antiche e prestigiose banche d’affari del globo; in realtà, una delle arcane Scuole di economia devote al culto di Mammona, demoniaca personificazione del profitto e della ricchezza la cui sete di sangue va placata con tributi periodici. Ma che, in cambio, elargisce ai suoi adoratori un potere enorme, oltre a un’innaturale longevità. Apprendiamo però anche che, arrivati ai giorni nostri, a essere versato è il sangue di uno dei boss di Caina, Daniel Rothschild (no, il cognome non è assolutamente casuale…), letteralmente sbudellato in quello che ha tutta l’aria di essere un omicidio rituale. Una brutta gatta da pelare per Theo Dumas, detective dai trascorsi burrascosi e non del tutto digiuno di magia e affini, avendo appreso dai nonni haitiani i rudimenti della santeria…

Inizia come un noir esoterico, Black Monday. Per poi evolversi in una sorta di storia parallela dell’economia mondiale che, mentre seguiamo l’indagine sull’omicidio Rothschild e le sue conseguenze sugli equilibri interni della banca, ci porta a spasso nel tempo in un elaborato gioco di rimandi e flashback, spaziando tra la già citata crisi del 1929 e gli anni Ottanta, quando – all’ombra del muro di Berlino – si celebra la perversa alleanza tra Caina e la Scuola orientale Kankrin. E a ogni passaggio, da sapiente narratore qual è, Hickman elargisce un nuovo indizio, un chiarimento, un’anticipazione che aiuta a svelare l’affresco complessivo. Il tutto senza fretta, privilegiando ritmi cadenzati e riflessivi il cui scopo è avvincere progressivamente il lettore, pervaderlo di un’inquietudine che cresce pagina dopo pagina, anche in virtù dell’assoluto realismo con cui l’autore costruisce la sua storia. Assai efficace, in quest’ottica, appare la scelta di spezzare l’azione con tavole “metanarrative” che simulano rapporti di polizia, pagine di diario o documenti top secret, mentre a titillare l’angoscia e il sense of wonder provvedono le pagine bianche, macchiate, ornate con bizzarri simboli rituali che dividono le diverse sequenze.

Su tutto, aleggia poi un evidente sottotesto metaforico, apprezzabile a più livelli. Se a una prima lettura l’intento di Hickman appare infatti quello di indagare i comportamenti delle grandi lobby finanziarie e la disinvoltura con cui, in nome del profitto, eludono le leggi e fanno scempio della dignità umana, guardando più a fondo Black Monday può essere letta anche come una riflessione sul vero significato della parola “potere”, intesa come capacità di influenzare i comportamenti altrui, i cui strumenti possono essere tanto il denaro (la “manifestazione fisica” del potere) quanto la magia.

E mentre la storia ci avviluppa irrimediabilmente nelle sue spire e già spasimiamo in attesa del secondo volume, non smettiamo neppure per un attimo di apprezzare i disegni di Tomm Coker, realistici eppure evocativi, quasi cinematografici nella costruzione delle tavole (a proposito, a noi Black Monday è parsa candidata ideale per un serial tv coi controfiocchi…) e ottimamente supportati dai colori oscuri di Michael Garland.

Insomma, l’avrete capito: acquisto consigliatissimo. Tanto più che, in virtù della qualità della storia e della ricchezza dell’edizione Mondadori, 20 euro appaiono un prezzo assolutamente onesto.

(Marco De Rosa)

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