Felipe Cayetano Lopez y Martinez y Gonzales y Rodriguez, in arte Cico.
I lettori abituali di Zagor conoscono e amano da più di cinquant’anni il messicano imbranato e pasticcione, ma di grande cuore, che abitualmente accompagna lo Spirito con la Scure ai quattro angoli del pianeta, sulle tracce di questa o quella minaccia, più o meno terrificante.
Ma dire che Cico “accompagna” Zagor non è sempre vero: in realtà lo ha addirittura preceduto quando, nella primissima avventura della serie, nel lontano 1961, è stato proprio lui, il Piccolo Uomo dal Grande Ventre, a comparire per primo davanti ai lettori. Ben in anticipo sul “titolare”, che farà capolino tra gli alberi della foresta di Darkwood solo a pagina 10!

Ideato da Guido Nolitta (nome “da battaglia” di Sergio Bonelli quando indossava i panni dello sceneggiatore), Cico incarna uno dei classici elementi dei siparietti umoristici dei film western anni Cinquanta/Sessanta: con il vecchietto ubriacone dalla voce stridula, infatti, non mancava mai il messicano panciuto, con sombrero, baffi a manubrio, capelli impomatati, pantaloni merlettati, cartuccera a tracolla e “caramba” sempre in bocca (avete presente Mezcal in Lo chiamavano Trinità, che pure arrivò quasi dieci anni dopo?).
Cartuccera a parte, e con un “carambita” in più, ecco fatto il ritratto di Cico, pensato da Nolitta come elemento di alleggerimento nelle storie di Zagor (sul modello di Doppio Rhum e Salasso per Capitan Miki) e così raffigurato da Gallieno Ferri, creatore grafico sia di Cico che dello Spirito con la Scure. Ma Cico non era – non è – solo questo: lui è l’uomo “normale”, quello che potrebbe essere ciascuno di noi, piazzato al fianco del giustiziere senza macchia e senza paura; tanto quello è forte, coraggioso, agile, risoluto, “bello”, tanto questo è pavido, sgraziato, imbelle, in difficoltà.

Eppure, Cico fa tutto quello che fa Zagor, affronta gli stessi pericoli, gli stessi nemici, le stesse situazioni, uscendone sempre indenne. E se tante volte è stato salvato da Zagor, non sono stati rari i casi dove è accaduto esattamente il contrario. Addirittura nel primo numero! Come Sancho Panza per Don Chisciotte, o se volete Poldo per Braccio di Ferro.
La rivincita dell’“umano”, quindi. Senza mai dimenticare di riderci sopra un po’…

Con tutto questo, era praticamente naturale che arrivassero anche le storie di Cico da solo, uno sfogo alla verve umoristica dell’autore e una risposta alla curiosità dei lettori, che da sempre si chiedevano come fosse finito un Messicano lassù nella foresta di Darkwood.

Dal 1979 al 1983 arrivarono, a cadenza annuale, Cico Story, American Cico, Un pellerossa chiamato Cico, Cico Sceriffo e Fantacico: un notevole successo. Poi la serie si interruppe per alcuni anni, fino al 1990, quando venne Tiziano Sclavi con Horror Cico; in seguito Tito Faraci ne scrisse due episodi e Moreno Burattini 19, tutti disegnati da Francesco Gamba, che seguì Ferri. In totale quindi 27 albi, fino all’ultimo, Cico & Company, del 2007. Poi la chiusura.
Fino ad oggi.

Oggi è infatti in edicola (o almeno lo sarà dal prossimo 1° giugno) il primo albo di una miniserie di sei con protagonista il piccolo Messicano: Cico a spasso nel tempo.
L’intera serie è stata scritta da Tito Faraci e vedrà alternarsi sei diversi disegnatori dalle provenienze più diverse: Walter Venturi (che è anche il copertinista), Giorgio Sommacal, Oskar, Stefano Voltolini, Giuliano Piccininno e il duo Luca Pozza & Luca Corda. Colori di Tiziana Vacca.

Come suggerisce il titolo della serie, come anche l’immagine di cover del primo albo (Mai dire Maya, 64 pp a colori, Sergio Bonelli Editore, giugno 2017, € 3,50), la saga vedrà il buon Cico sballottato da un secolo all’altro a cospetto dei grandi della Storia. Tutto questo per colpa di un misterioso incidente in casa del professor Mac Leod, archeologo, vecchia conoscenza degli zagoriani.
Tanto per cominciare, con i disegni di Venturi, il Nostro finirà al cospetto nientemeno che di Pericle, regnante dell’antica Atene, fianco a fianco con Socrate (e – purtroppo per Cico – anche con sua moglie Santippe), passandone di tutti i colori come nello stile del personaggio, ma anche togliendosi qualche soddisfazione.

Il tocco di Faraci funziona: leggendo si ride davvero. Certo, la storia è abbastanza leggera, ma lo scopo di questi albi è il divertimento, non l’introspezione psicologica dei grandi temi del mondo. Promessa mantenuta in pieno: i fan del Messicano non potranno che esserne contenti.

Un buon inizio per una miniserie attesissima dal popolo zagoriano (arricchita anche dai redazionali di Burattini e di Faraci, dalle immagini-omaggio al personaggio di autori “ospiti” e dalle riproduzioni delle cover dei Cico “storici”): se poi volete saperne moooolto di più – prima o dopo la lettura dell’albo – vi invitiamo a scaricare l’ultimo numero della nostra rivista digitale, Sbam! Comics nr. 33, per molto altro materiale e le nostre interviste esclusive a Moreno Burattini, Tito Faraci, Oskar e Giorgio Sommacal, che ci hanno rivelato la genesi dell’opera.

(Antonio Marangi)

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P.S. Restiamo in zona Darkwood. È in edicola già da qualche giorno il Maxi Zagor nr. 30 (288 pp in b/n, Sergio Bonelli Editore, € 6,90): si intitola Il segreto dei druidi, anche se – purtroppo per i nostalgici – non riguarda Kandrax. La storia si basa sul grande mistero della Bestia del Gévaudan e mette lo Spirito con la Scure di fronte a terribili bestie dalle zanne e dagli artigli affilatissimi, che parecchie vittime hanno lasciato sulla loro strada… La storia è di Antonio Zamberletti, i (tanti tanti) disegni di Marco Torricelli.

P.P.S. Ma non solo: è fresco di uscita anche il nuovo Avventura Magazine (nr. 4, 296 pp b/n , Sergio Bonelli Editore, € 6,90), tutto dedicato all’arte del grande Gallieno Ferri. Infatti (parlavamo di nostalgici?), ripropone la primissima avventura di Zagor (La foresta degli agguati) e la primissima di Mister No (Mister No), entrambe con i testi di Nolitta e i disegni del maestro ligure.

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