Blasteroid Bros., The Shadow Planet, 96 pp a colori (versione brossura) € 12,90; versione cartonata 128 pp a colori, €19,90; saldaPress 2017

Parliamo ancora di saldaPress, per la sua produzione di fantascienza, e anche qui – come nelle sue serie di Alien – troviamo ancora alieni misteriosi e presenze arcane…
Questa volta però, giochiamo in casa: parliamo infatti di un’opera che ha tutti gli elementi che elencavamo sopra, ma che è di pura produzione tricolore, visto che è firmata da Giovanni Barbieri (testi), Gianluca Pagliarani (disegni) e Alan D’Amico (colori) – che si presentano tutti insieme come i Blasteroid Bros. – con la supervisione di Stefano ‘Dragonero’ Vietti.

The Shadow Planet nasce sotto l’egida dell’etichetta indipendente Radium, che con il sistema del crowdfunding è già riuscita a lanciare progetti come Rim City, Quebrada e Zeroi, pubblicati da saldaPress.

L’intento degli autori era dichiaratamente quello di realizzare una storia di fantascienza classica, anzi, molto classica: ci sono perfettamente riusciti, e davvero bene, mettendoci tutti gli ingredienti dei film anni Cinquanta, molto Alien (toh…) e una spruzzatina di Lovecraft.

La trama in brevissimo: un’astronave, comandata dalla volitiva Jen, riceve una richiesta d’aiuto dallo sperduto pianeta Gliese 667. I membri dell’equipaggio hanno fretta, devono ricongiungersi in tempo col resto della flotta, a meno di non voler restare poi bloccati per cinque lunghi anni, costretti ad ibernarsi nell’attesa; ma non possono ignorare l’SOS. La stessa Jen, con Nikke e Vargo, scende sul planetoide: e qui troverà naufraghi, vecchi scafrandri, antichi razzi, presenze inquietanti, morti misteriose…

Una storia molto classica, dicevamo, a partire perfino dal titolo, ma con opportuni inserti “moderni” e colpi di scena sufficienti a tenere ben viva l’attenzione fino all’ultima pagina, col suo bel finale aperto (un classico…) che lascia subodorare un possibile seguito.
I disegni non sono da meno: Pagliarani e D’Amico sono davvero bravi a ricreare le atmosfere, vintage al punto giusto sia nello stile del tratto che nelle posture dei personaggi, nelle inquadrature, nelle ampie onomatopee. I frontespizi degli episodi, con i dettagli delle immagini ingranditi ad evidenziare le retinature, sono infine un piccolo colpo di classe.

(Antonio Marangi)