Ancora oggi nell’immaginario collettivo dei nostri connazionali, soprattutto di quelli con qualche primavera sulle spalle, Joe Petrosino ha il volto di Adolfo Celi, che nello sceneggiato Rai degli anni Settanta vestiva i panni di colui che probabilmente è stato il più famoso sbirro italo-americano di tutti i tempi, di sicuro il primo a sfidare apertamente la mafia nelle strade di New York.

Dopo aver letto La Mano Nera, cinquantaquattresima uscita della collana Le Storie (Sergio Bonelli Editore, marzo 2017, 112 pp. in b/n, € 3,80), ci piace invece pensare che in futuro, parlando di Petrosino, a più d’uno venga in mente anche la figura tratteggiata da Onofrio Catacchio in questo apprezzabilissimo assolo, che lo vede firmare tanto i testi quanto i disegni.

Danzando costantemente sul sottile crinale che separa la realtà storica dalla fiction, il cinquantaduenne fumettista pugliese, qui all’esordio sulla più “autoriale” tra le testate Bonelli, ci regala infatti un Petrosino ammantato di leggenda ma tutto sommato fedele a quanto riportato dalle cronache, che già all’epoca diedero ampio spazio alle gesta di questo carismatico tenente del NYPD e del suo Italian Branch, squadra di intrepidi detective-paisà impegnati a contendere ogni palmo di Little Italy agli artigli rapaci della mafiosissima Mano Nera.

E se alla fine, forse più che al già citato Celi, il nostro eroe risulta in qualche modo debitore verso inossidabili giustizieri di carta del calibro di Dick Tracy, a colpire è anche la certosina opera di documentazione storica che sta alla base del lavoro di Catacchio. Un lavoro che, proprio per questo, riesce a rievocare vividamente la realtà della Grande Mela di inizio Novecento: fatta di sogni, speranze e scorci urbanistici affascinanti, ma anche di degrado, violenza e sopraffazione.

Nulla, però, che un manipolo come l’Italian Branch non possa provare ad arginare, alternando sempre con disinvoltura cazzotti e logica deduttiva, revolverate e tecniche investigative d’avanguardia: che si tratti di catturare lo Scotennatore, efferato killer di prostitute che ama togliere lo scalpo alle proprie vittime, così come di sventare un’estorsione della Mano Nera ai danni del celeberrimo tenore Enrico Caruso, episodio realmente accaduto di cui però ben poco si sa, e che l’autore si diverte quindi a reinventare di sana pianta.

Non solo una detective story, comunque: attraverso la solida tecnica narrativa e lo stile grafico elegante e preciso di Catacchio, La Mano Nera racconta anche una vicenda di immigrazione, di quei tantissimi italiani che a cavallo tra Ottocento e Novecento scelsero di varcare l’Atlantico in cerca di un futuro migliore. Talvolta trovandolo, pur tra mille difficoltà e a costo di enormi sacrifici; altre volte finendo invece sotto il tallone della malavita organizzata, o imboccando essi stessi la via del crimine. Una via che presto o tardi li avrebbe portati a fare i conti con un altro italiano che, al contrario, aveva scelto la strada della legge: Joe Petrosino.

Il quale, dopo averci tenuto compagnia con questo ottimo fumetto (che conferma Le Storie bonelliane come migliore collana da edicola per rapporto qualità-prezzo), dovrebbe approdare nel prossimo futuro anche sul grande schermo, interpretato nientepopodimeno che da Leonardo DiCaprio.

(Marco De Rosa)