Uno dei più fastidiosi crucci che affliggono chi segue i supereroi sugli spillati antologici è la qualità dei comprimari. Che spesso è scadente, o peggio. E che comunque quasi mai si mantiene sullo stesso livello della serie titolare di testata. Perché, tanto per fare un esempio, per leggere la Wonder Woman di Greg Rucka devo essere costretto a sciropparmi Poison Ivy? E perché, se voglio seguire le peripezie del mio tessiragnatele preferito, devo rendermi complice dell’inutile genocidio degli alberi necessari a stampare Silk o i Web Warriors?

sbam-flash-rinascita-1Ci sono, però, lodevoli eccezioni. Albi che presentano un sommario variegato, eppure non privo di una sua intima coerenza. E che, soprattutto, non registrano drammatici saliscendi qualitativi tra una storia e l’altra. È il caso, almeno per quanto si è potuto evincere dal primo numero, del nuovo quindicinale intitolato a Flash (72 pagg a colori, 3,95 euro), che RW-Lion porta in edicola e fumetteria sull’onda dell’operazione Rinascita.
Qui, a fare compagnia al Velocista Scarlatto troviamo infatti altri due autorevoli veterani della Justice League: Freccia Verde (con cui peraltro condivide da tempo avventure e successi televisivi) e Aquaman. In altre parole, quanto di più iconico abbia partorito mamma DC al di fuori della sacra trimurti Superman-Batman-Wonder Woman.

Non è un mistero, inoltre, che proprio il serial di Flash sia destinato a giocare un ruolo centrale nello sviluppo delle linee narrative legate al nuovo corso della casa editrice. Lo avevamo capito già leggendo lo speciale Universo DC: Rinascita, con il ritorno del Wally West originale che aveva svelato al suo mentore Barry Allen come la realtà post-Flashpoint fosse stata manipolata e sovvertita da una misteriosa entità, che aveva sottratto dieci anni alla vita degli eroi e fatto dimenticare loro amicizie, amori e un sacco di altre cose. Più o meno gli stessi eventi che vediamo ora narrati in questo primo episodio della serie dedicata al velocista di Central City, dove Barry decide inoltre di indagare sulla sconvolgente rivelazione unendo i propri sforzi con quelli della più raffinata mente analitica dell’intero DC Universe. Stiamo parlando, ovviamente, di Batman. Unico indizio: l’ormai arcinoto (e molto Watchmeniano) smiley insanguinato misteriosamente apparso nella Batcaverna…

L’importanza di Flash per la DC del presente e del prossimo futuro è testimoniata, anche, dalla decisione di affidarlo alle cure di uno degli astri nascenti del comicdom a stelle e strisce: quel Joshua Williamson che, dopo essersi fatto notare sotto le insegne dell’Image Comics grazie a lavori come Birthright e Ghosted, si misura qui per la prima volta con un peso massimo del fumetto americano. E lo fa senza timori o tremori, ma anzi sfoggiando fin dall’esordio un’ottima padronanza dei tempi narrativi, dialoghi brillanti e una confidenza non banale con il personaggio. Il comparto artistico della storia, invece, ci permette uno sfoggio di legittimo orgoglio patrio grazie alla prova maiuscola di Carmine Di Giandomenico, il cui tratto al contempo ipercinetico e dettagliatissimo appare tagliato su misura per un eroe che fa della supervelocità il proprio marchio di fabbrica. Voto: 7+.

Proseguendo nella lettura, è poi tempo di scoprire che cosa la nuova era targata Rinascita abbia riservato a Freccia Verde, senza dubbio uno dei protagonisti più penalizzati durante gli anni del New 52. Beh, vi farà probabilmente piacere sapere che lo scrittore Benjamin Percy sembra voler riannodare parecchi dei fili tagliati con il reboot del 2011, recuperando concetti e atmosfere che appartengono alla storia editoriale dell’Arciere di Smeraldo, in particolare al celeberrimo ciclo firmato da Mike Grell negli anni Ottanta (quello, peraltro, che ha fornito la maggior quantità di spunti all’Arrow televisivo). Inoltre, per la gioia dei fan di vecchia data, ecco che la vita di Oliver Queen torna a intrecciarsi con quella di Dinah Lance alias Black Canary, promettendo un nuovo inizio per quella che era una delle più affiatate coppie dei comics supereroistici, almeno fino alla separazione decretata da Flashpoint e dal New 52. La storia, che vede i due alle prese con un traffico di esseri umani imbastito dal losco popolo del sottosuolo, si fa inoltre apprezzare per le matite nervose e graffianti di Otto Schmidt: un disegnatore che non conoscevamo e che ha rappresentato davvero una gradita sorpresa. Voto: 7.

Il compito di chiudere l’albo tocca ad Aquaman, con un primo episodio che in verità non aggiunge molto al mito del sovrano di Atlantide. La storia, certo, si legge volentieri grazie al mestiere di un affidabile veterano come Dan Abnett. Ma i tormenti di Arthur Curry, perennemente in bilico tra la natura umana e quella atlantidea, così come le immancabili tensioni tra i “respira-aria” e il popolo del mare, non sembrano per ora motivi sufficienti per attendere con ansia la prossima uscita. I disegni di Scot EatonOscar Jimenez, corretti ma non entusiasmanti, contribuiscono inoltre ad appiattire ulteriormente il quadro, mentre uno squarcio di interesse verso i futuri sviluppi della trama arriva proprio sul finale con l’apparizione della più storica nemesi del nostro eroe: Manta Nera. Per quanto sia arduo esprimere giudizi dopo un solo numero, questo appare al momento il più debole dei tre serial proposti dal quindicinale, meritevole di una risicata sufficienza e nulla più. Voto: 6.

(Marco De Rosa)