Tito Faraci, Mickey. Uomini e Topo, collana Incendi, 128 pp, Add Editore 2016, € 12,00

tito-faraci-add-editoreUn modo diverso di parlare di un personaggio dei fumetti. Certo, non un personaggio qualsiasi, visto che Topolino è tra i più famosi di sempre, ma questo aumenta la difficoltà del parlarne: come dire qualcosa di nuovo su di lui?
Per fortuna c’è un passaggio di questo libro, proposto da Add Editore,  che spiega molto bene l’approccio tenuto dall’autore nello scriverlo: cambiare la distanza. La distanza tra te e il fumetto che stai leggendo. Anzi, tra te e l’eroe del fumetto che stai leggendo. Se ti avvicini troppo, magari addirittura fino ad appoggiare il naso alla pagina, non lo vedi più. Se invece ti allontani il giusto, ecco che puoi distinguere i particolari. «Ho dovuto allontanarmi da te, per vederti meglio. Per conoscerti. Per poterti raccontare».

Comincia così Tito Faraci a parlare di Topolino. Eroe che ha amato come lettore da bambino e di cui è oggi (meritatamente) uno dei più acclamati scrittori. Nel mezzo, un periodo di lontananza tra lui e l’eroe. Una lontananza che gli ha permesso appunto di metterlo a fuoco meglio, fino a parlarne come fa su queste pagine. Di parlarne come fosse una persona “vera”, anzi, come un amico, visto che è a tutti gli effetti un amico, qualcuno da stimare (e forse anche un po’ da temere: gli piaceranno le storie che scrivo?, si chiede).
Forse per questo, ma certamente anche e soprattutto perché in pochi conoscono Topolino bene come lui, Tito riesce ad evidenziare aspetti impensabili di Mickey Mouse.

topolino_gambadilegnoIl rapporto tra Topolino e Gambadilegno, ad esempio. Sono nemici certo, ma non solo. Scommetto che se adesso dovessi rileggere Topolino e il fiume del tempo, la storia che Faraci scrisse nel 1998 insieme a Francesco Artibani (a proposito di geniacci disneyani) e disegnata da Corrado Mastantuono (a proposito di geniacci disneyani, bis), lo leggerei in modo diverso.

Ma anche il rapporto tra Topolino e Pippo: apparentemente sono rispettivamente il saggio-furbo-svelto e il pisquano simpatico, mentre in realtà «Pippo si è fatto carico della vena folle e imprevedibile che aveva il primo Topolino», quello delle origini, coi pantaloncini rossi coi bottoni gialli. Ma non solo questo…

E poi ancora il confronto (più che il rapporto) con l’altra colonna di casa Disney, Paperino: la vulgata vuole che Topolino sia troppo serio e perfettino, noioso dunque, mentre il papero sì che è simpatico e divertente. Secondo Faraci (che ha scritto anche a Paperopoli, talvolta) non è così, e spiega il perché.

Questo libro però non parla solo di Topolino. Parla anche – molto – della Disney italiana, della redazione di Topolino (inteso come albo settimanale), del rapporto tra autori. Il cameratismo tra loro, il confronto (come è diverso il Gambadilegno di Casty – a proposito di geniacci disneyani, tris – da quello di Faraci, ad esempio), le collaborazioni. Un dietro le quinte affascinante per qualsiasi appassionato di Nona Arte.
E parla pure di tecnica fumettistica, del lavoro dello sceneggiatore (Tito è solo uno sceneggiatore, non è un autore completo. Ma attenti a usare questo aggettivo davanti a lui…), della presunta eccessiva rigidità delle regole disneyane per gli autori, dei grandi maestri – americani e italiani – delle origini, e altro ancora.

Conosco Tito Faraci come un ottimo autore, e non solo di Topolino, visto che scrive abitualmente anche Diabolik e che ha in curriculum altre quisquiglie, come l’Uomo Ragno, Tex, Dylan Dog, Lupo Alberto
E adesso voglio ringraziarlo: con questo libro mi ha ridato Topolino, che anch’io, in mezzo alla cataste di albi e volumi che ho perennemente sul comodino in paziente attesa del loro turno, avevo un po’ smarrito.

(Antonio Marangi)

Se volete, ecco alcune Sbam-recensioni di recenti storie disneyane di Tito Faraci, così da farvi un’idea più ampia del suo lavoro:

Salva

Post correlati