Robbie Morrison – Charlie Adlard, Guerra bianca, 104 pp b/n, saldaPress 2016, € 12,90

Che un fumetto americano sia ambientato in Italia non è cosa frequente. Se poi il fumetto in questione tratta di eventi fondamentali della nostra storia patria, approfondendone aspetti probabilmente poco conosciuti dai nostri stessi connazionali, ecco che per il vostro affezionatissimo Sbam-recensore dare un’occhiata diventa subito doveroso.
Bastano poche pagine, però, perché il “dovere” professionale si trasformi in un piacere a tutto tondo, di quelli che solo le storie migliori riescono a trasmettere. Storie, per intenderci, in grado di colpire contemporaneamente il cuore, il cervello e le viscere del lettore. E di riempire letteralmente gli occhi, grazie a un livello artistico fuori dal comune.
Storie come Guerra bianca (White Death, in originale), graphic novel di Robbie Morrison e Charlie Adlard pubblicato originariamente nel 1998, ristampato di recente negli States da Image Comics e ora approdato nelle librerie del Belpaese sotto l’egida di saldaPress.

sbam-guerra-bianca-saldapressL’ambientazione italiana di cui parlavamo all’inizio è quella aspra e innevata del Trentino e delle Alpi orientali dove, negli ultimi giorni del 1916, infuria la battaglia tra le truppe del generale Cadorna e l’esercito austro-ungarico. È la Grande Guerra, quella che secondo la pubblicistica dell’epoca avrebbe dovuto “porre fine a tutte le guerre”. E che, quando manca ancora un anno alla disfatta italiana di Caporetto e alla successiva epopea del Piave, si è ormai trasformata in un logorante conflitto di trincea, che vede gli opposti schieramenti fronteggiarsi (e sfiancarsi) per contendersi pochi chilometri di territorio.

È in questo quadro di brutalità e patimenti, in cui eroismo e vigliaccheria, compassione e sadismo si mescolano fin quasi a confondersi, che facciamo la conoscenza del fuciliere Pietro Acquasanta: italiano originario dell’Istria, all’epoca provincia austriaca, dapprima arruolato sotto le insegne degli Imperi Centrali, caduto prigioniero e quindi passato nell’esercito di Cadorna. Un uomo che conosce bene entrambe le parti in lotta, quindi. E che soprattutto conosce bene le montagne, la loro maestosa poesia e anche la loro latente forza distruttiva. Non è un caso che sia proprio lui a intuire e a sfruttare per primo la potenza delle valanghe per sbaragliare il nemico, che aveva sferrato un attacco con il gas contro le linee italiane…

Robbie Morrison, noto soprattutto per la bella saga di Nikolai Dante, con al proprio attivo collaborazioni con Marvel e DC e attualmente impegnato sulla nuova serie del Dr. Who, ha raccontato di aver scritto il primissimo soggetto di White Death durante un soggiorno in Italia, e di aver preso ispirazione per i nomi dei suoi protagonisti da un monumento ai caduti della Prima guerra mondiale. Evidente è poi il corposo lavoro di ricerca storica e approfondimento condotto dallo sceneggiatore scozzese, così come la sua capacità di mettere in scena la guerra, con il suo carico di sofferenze e orrori disumanizzanti, ma anche di fratellanza e cameratismo, con un crudo realismo che nulla concede alla retorica del facile “pacifismo” a buon mercato. Una virtù non da poco per un fumetto bellico, che per certi versi ci ha ricordato (pur in un contesto completamente diverso) il marvelliano The ’Nam.

Inutile, però, negare l’evidenza: se Morte bianca è un volume che ti colpisce allo stomaco e ti si imprime a fuoco nelle sinapsi, gran parte del merito va alla mastodontica prova di Charlie Adlard, all’epoca non ancora assurto alla fama planetaria di The Walking Dead e reduce da una remunerativa ma artisticamente non del tutto gratificante run sulla serie X-Files della Topps. Deciso a imprimere una svolta alla propria carriera lavorando su un’opera che potesse sentire completamente “sua”, il disegnatore inglese aveva sviluppato una particolare tecnica basata su una combinazione di carboncino e gesso su carta grigia. Risultato: un approccio malinconico e d’atmosfera che si adatta perfettamente al mood complessivo della storia, oltre che a rendere sulla pagina il biancore ora ovattato ora minaccioso delle vette, della neve e delle valanghe, protagoniste del racconto tanto quanto i soldati.
Lo stile di Adlard, poi, abbiamo imparato a conoscerlo in oltre un decennio di virtuosismi zombeschi alla corte di Robert Kirkman: dettagliato, dinamico e permeato da una capacità rara di illustrare le emozioni e gli stati d’animo dei diversi personaggi. Qualità, quest’ultima, che facilita una rapida immedesimazione da parte del lettore.

Acquisto consigliatissimo per chi apprezza l’arte di Adlard, quindi. Ma anche per chi ama le storie belliche di qualità, i graphic novel dal taglio autoriale ma non stucchevolmente cerebrale, i racconti basati su una rigorosa ricostruzione storica e, in generale, tutti i fumetti capaci di regalare qualcosa di più di un quarto d’ora di semplice intrattenimento.

(Marco De Rosa)

 

 

 

 

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