Mark Millar – Goran Parlov, Starlight, Collana Millarworld Collection, 168 pp. a colori, cartonato, Panini Comics 2016, € 18,00

sbam-starlight-coverA volte non basta sapere chi siamo per stare bene con noi stessi, e serve qualcuno che ce lo ricordi, specie nei momenti peggiori: Duke McQueen di questi momenti ne ha avuti veramente tanti.
Come le mille battaglie compiute sul remoto pianeta Tantalus, o la perdita dei gradi di pilota dopo il ritorno sulla Terra. Ed ora anche la scomparsa dell’amatissima moglie Joanne, amante, amica, compagna di vita e soprattutto unica persona a credere che Duke non sia un vecchio squinternato, ma un uomo che ha davvero solcato gli spazi siderali guidando un popolo alieno alla rivolta contro il tiranno.

Solo su Tantalus ricordano ancora bene chi sia Duke e quale sia il suo valore. Tanto che il giovane tantaliano Krish Moor decide, tutto solo, di attraversare l’universo per andare da lui: da quell’uomo che tanti anni prima si è visto erigere una statua in suo onore e che oggi, dopo anni, è ancora il superuomo di cui quel pianeta ha bisogno.
Duke ha solo due possibilità: arrendersi all’inesorabile vecchiaia e abbandonare quel mondo al suo tragico destino, oppure… oppure rimettersi in gioco, costi quel che costi, per tornare ad essere chi è veramente. Ma un vero eroe può permettersi di scegliere? Duke decide di reagire alla vita nel solo modo in cui sa farlo: combattendo. Contro il dolore, contro chi lo disprezza, ed anche contro chi, come i suoi figli, si dimentica della sua esistenza o cerca di ricordarsene il meno possibile…

Questa, in estrema sintesi, la trama del primo dei sei capitoli di cui si compone Starlight, un’opera decisamente più complessa di quel che può sembrare alla prima impressione. Pensi di trovarti di fronte ad un supereroe frustrato come alcuni dei protagonisti di Watchmen, oppure ad un giustiziere che, seppur in pensione, non riesce a rinunciare alla maschera per quel legame quasi simbiotico creatosi con essa (come il Batman del Dark Knight di Miller). Ebbene, non è né l’uno né l’altro: troppo facile catalogare Duke come un vecchio supereroe che sente ancora il bisogno di “dire la sua”. No. Lui è un uomo come tanti (ma coraggioso come pochi), che non ha superpoteri, ma solo un’incredibile forza di volontà.

Senza troppo timore di essere smentiti, ci sentiamo di dire che Starlight sia una delle opere migliori dello scrittore Mark Millar: un racconto che parte come un omaggio sincero al padre di tutti gli eroi (Flash Gordon), per poi proseguire tra duelli dal sapore molto vintage, flashback di tempi che furono e riflessioni sulla vita di un uomo che deve trovare la forza per convincere innanzitutto sé stesso di essere stato (ancor prima di poter tornare ad esserlo) un campione. Una visione romantica della figura dell’eroe che è decisamente nuova per Millar (abituato spesso a raccontarci di protagonisti un po’ borderline), ma sulla quale l’autore britannico si dimostra perfettamente a suo agio.

Ad impreziosirne il lavoro, i disegni di Goran Parlov, puliti, espressivi ed anche un po’ demodé, se vogliamo definire così le tavole senza “fronzoli” digitali (tanto belli quanto, spesso, poco funzionali alla comprensibilità della storia) che compongono l’opera.

A lettura terminata, ci resta solo un rammarico: che, come spesso accade per le serie targate Millarworld (l’etichetta sotto la quale l’autore scozzese pubblica le proprie opere), Starlight non sia destinato ad avere un seguito. Anche se Duke McQueen ci ha abituato ai ritorni più inaspettati…

(Roberto Orzetti)