Due mesi e dodici sparpagliatissimi episodi dopo, rieccoci a parlare di Standoff, la maxi saga Marvel pre Civil War II, centrata sul cosmo Avengers.

Avengers Standoff Omega, l’albo conclusivo di tutta la faccenda (Marvel Miniserie nr. 174, novembre 2016, 48 pp a colori, Panini Comics, € 3,00), è molto rapido da leggere: da una parte le varie squadre di Vendicatori, finalmente riappacificate dopo le divergenze dell’ultimo periodo; tra loro, la mini-sotto-squadra dei Capitan America, ovvero l’ex Cap (oggi – di nuovo– Soldato d’Inverno), l’attuale Cap (Sam Wilson, già Falcon) e l’originale Cap (Steve Rogers, finalmente recuperato al suo bell’aspetto biondo, giovane e pimpante); dall’altra, un gran bel gruppone di cattivacci assortiti, pronti a menare le mani come si conviene.

sbam-avengers-standoff-omegaCostoro, capitanati dal solito Zemo – in assoluto uno dei villain più sfigati di tutti i tempi, vista la quantità di volte che ha messo in piedi piani mefistofelici su scala planetaria, assolutamente sproporzionati all’individuo e infatti puntualmente finiti alle cozze – si sono appena “risvegliati” dallo stato illusorio in cui li aveva costretti lo Shield. La mefistofelica (pure lei) Maria Hill, direttora dell’organizzazione di spionaggio/controspionaggio/polizia mondiale, infatti, aveva pensato un bel sistema per risolvere una volta per tutte il problema di un carcere adeguato a rinchiudere tutti i super-fetentoni di volta in volta arrestati da un qualsivoglia eroe. Così ha creato Pleasant Hill, idilliaco paesello di provincia, in cui “reincarnare” (!) i rei, trasformati così di volta in volta nel postino, nel lattaio, nel medico, perfino nel prete della ridente località, del tutto dimentichi del loro turpe passato e soprattutto delle loro bellicose potenzialità.
Come ha potuto fare tutto ciò? Semplice: utilizzando una scheggia di cubo cosmico, uno di quei manufatti pressoché onnipotenti che di quando in quando vengono riesumati nelle vicende marvelliane, fin dai tempi di Lee & Kirby. Ma non finisce qui: Maria Hill non ha utilizzato un “normale” cubo cosmico, ma un cubo cosmico senziente, costituitosi in forma di bella bimba di ott’anni e mezzo o giù di lì, completa di cerchietto e vestitino da asilo mariuccia. Ergo: ecco tra noi Kobik, entità dal potere infinito piantato nella capoccia di una timida creatura.

E allora perché Avengers e Zemo-fans-club se le suonano? Semplice: per impadronirsi di Kobik, che tanto è una bimba, quindi che ci vorrà mai a tenerla a bada per poi riplasmare l’universo come più mi pare e piace? Per di più, i cattivoni non sono poi così felici da quando si sono resi conto di cosa è loro capitato a Pleasant Hill (per dirne solo un paio, l’Uomo Assorbente era diventato il gestore di una paninoteca, Trapster un giardiniere, Nitro il vicino di casa palloso…) e hanno una gran voglia di vendetta.

 

Al di là di come va a finire (una mentina se indovinate…), ciò che più conta è che un altro capitolo Marvel si chiude lasciando aperti un sacco di spunti che non mancheranno di avere ripercussioni: dal rapporto tra i tre Capitani a quello tra i vari gruppi di Avengers, dal destino del Sussurratore (colui che ha di fatto scatenato tutto questo), di Zemo e di Maria Hill, a quello di un altro super-criminale, di cui non vi abbiamo detto nulla tra queste righe, ma che è quello che promette maggiori sfracelli nel prossimo futuro. È lui infatti a chiudere l’albo col suo sguardo deciso… Glub glub!
Gli autografi in fondo all’albo sono di Nick Spencer (testi), Daniel Acuña e Angel Unzueta (disegni), ancora Acuña e Matt Wilson (colori).

Ma tanto adesso arriva Civil War II. Solo tra un mese.

(Domenico Marinelli)