Ah, la piccola dolce Gwendolyne Stacyprima muore, poi risorge clonata, poi ancora le appioppano una relazione con Norman Osborn; insomma, il suo post-mortem è stato decisamente più movimentato della sua breve vita. E adesso un nuovo tassello si va ad aggiungere alla sua storia, con l’esordio “ufficiale” (dopo il prequel dello scorso mese) della sua versione ragnesca in Spider-Gwen nr. 1 (Collana Marvel Cult nr. 2, 48 pp. a colori, brossurato, Panini Comics Italia, aprile 2015, € 3,00).

spiderGwen_1La storia è fondamentalmente quella classica e ben conosciuta: la vita di un supereroe adolescente in costume da ragno che tutti odiano, polizia compresa, nonostante aiuti le persone e salvi delle vite umane. L’unica differenza è che sotto quel costume (anzi, non proprio quel costume) non c’è il caro, vecchio Peter Parker, ma la bella Gwen Stacy, protagonista di questa dimensione alternativa e primo ed indimenticato grande amore dell’Arrampicamuri tradizionale.
In questa realtà, la biondina è una studentessa fresca della perdita dell’amato Peter (perito nei panni… di Lizard), che si divide tra i doveri ragneschi e la musica, suonando la batteria nel gruppo della Mary Janes (chi sarà mai la frontgirl…?).

I due episodi di cui si compone questo albo (tratti da Spider-Gwen nnr. 1 e 2, miniserie di 4 numeri uscita un anno fa negli USA) si collocano esattamente dopo gli episodi pubblicati sul numero zero, in cui Gwen, dopo il vittorioso scontro con Rhino avvenuto durante un concerto delle Mary Janes, decide di smascherarsi davanti al padre George Stacy per sfuggire all’arresto. E adesso che farà il vecchio George? E che faranno le Mary Janes, che hanno dovuto suonare senza la batterista per colpa del suo senso di responsabilità? E soprattutto, cosa c’entrano in tutto questo l’Avvoltoio e Matt Murdock?

Tante sono le novità e i “capovolgimenti” di questa serie (cattivi che diventano buoni e viceversa), ma tanti sono anche i clichés ragneschi (qui riproposti in… salsa rosa) grazie ai quali i lettori storici possono comunque sentirsi “a casa”. Spider-Gwen, insomma, senza strafare si rivela una gradita sorpresa, che ha dalla sua il ritorno alle tematiche classiche, tanto care a tutti i lettori (che amano lo Spidey un po’ sfigatello e perennemente schiacciato da responsabilità più grandi), e l’assoluta semplicità della lettura (della serie: anche il lettore occasionale non fatica troppo a capirci qualcosa, al contrario di molte altre produzioni Marvel attuali). Il merito ovviamente va agli autori Jason Latour e Robbi Rodriguez (un po’ ostico al primo impatto, ma una volta fatto l’occhio…), che hanno saputo prendere una delle millemila idee del vulcanico Dan Slott e trasformarla in un prodotto godibile.

Insomma, non un capolavoro (come taluni decantano) ma nemmeno una scopiazzatura malriuscita della Spider Girl di una quindicina d’anni fa: semplicemente, un fumetto che intrattiene il lettore che vuole passare mezzora (o poco meno) di sano relax.

(Roberto Orzetti)