Riad Sattouf, L’Arabo del futuro – Una giovinezza in Medio Oriente (1978-1984), 160 pp a colori, Rizzoli Lizard 2015, € 20,00

sbam_Arabo-del-futuro-coverUn fumetto di genere storico che affronta un periodo e una zona geografica molto raramente trattati dalla narrativa, e dal Fumetto a maggior ragione. Un successo assoluto in Francia – dove è uscito in originale nel 2014 – e già soggetto a varie ristampe. Un autore francese di nascita ma di padre siriano, educato prevalentemente secondo i canoni musulmani.

Ce n’è abbastanza per leggere con attenzione quest’opera, di fatto l’autobiografia di Riad Sattouf. La sua storia parte da lontano, da quando suo padre Abdel-Razak, siriano, si trasferisce a Parigi per studiare. Lì conosce Clémentine, studentessa della Sorbona, con cui si sposerà. Poco dopo la nascita del piccolo Riad, la famiglia si trasferisce in Libia per un’offerta di lavoro: è la Libia degli anni Settanta, con Gheddafi al potere ad imporre la sua personale idea di società.
Per Clémentine è il momento di scoprire la cultura originale di suo marito, il piccolo Riad osserva tutto con i suoi occhi da bambino, Abdel si sforza di parlare con la moglie, di confrontare i due mondi, di mostrare al piccolo la novità. L’idea? Costruire un nuovo tipo di arabo, aperto al mondo occidentale, ma rispettoso delle sue tradizioni. Così questo bambino, che somiglia al padre, ma è biondissimo come sua madre, possa essere l’arabo del futuro.

Dopo il periodo libico, le vicissitudini della vita porteranno la famigliola a tornare in Francia – dove nascerà il fratellino di Riad, Yahya – per poi trasferirsi nuovamente, ma stavolta nella Siria di Assad, dove il piccolo Riad conoscerà sua nonna paterna. E la sua crescita a cavallo tra due mondi prosegue…

Come spesso capita ai fumetti del genere graphic journalism (come quello celeberrimo del Persepolis di Marjane Satrapi), non siamo davanti a un volume dalla lettura agile: in questo caso, il Fumetto è “solo” un mezzo, una tecnica narrativa, il suo “essere un fumetto” passa del tutto in secondo piano. Non a caso ha suscitato grande interesse nel mondo extra-Nuvolette e sulla stampa generalista.
Soprattutto è un racconto di grande importanza storica, specie letto in questo momento in cui il confronto tra Occidente e mondo arabo è tanto difficile: molti aspetti della genesi della situazione di oggi sono tra queste pagine.

sbam-Arabo-del-futuro-internoSattouf è comunque anche un “vero” fumettista: il suo tratto umoristico, forgiato da anni di attività e da centinaia di strisce satiriche (ha lavorato per nove anni anche su Charlie Hebdo) si presta perfettamente al suo graphic novel, che pure di umoristico non ha assolutamente nulla. E la trovata grafica delle bicromie alternate è eccezionale: la parte della vicenda ambientata in Francia è virata sull’azzurro, quella libica sul giallo, quella siriana sul rosa. Il lettore sa sempre “dove si trova”, e il colore stesso aiuta molto a creare l’atmosfera dell’ambiente, dalla Francia, moderna ma fredda, alla Libia, dove domina il calore del deserto, alla Siria, calda ed accogliente (anche se questo aspetto è certamente influenzato dai legami di sangue dell’autore).

Solo due pagine hanno un altro colore: la terzultima e la penultima, quando, di nuovo in Francia, finalmente papà Abdel può mostrare orgoglioso al figlio i risparmi accumulati negli anni e si illumina al futuro, in un bel colore verde.
Ma solo per due pagine: l’ultima torna al freddo azzurro, mentre il papà trascina sull’aereo il figlioletto per tornare in Siria. Il piccolo Riad non ne è per nulla contento: l’arabo del futuro arriverà, ma non c’è ancora.
Almeno, non in questo primo volume (di tre), quello dell’infanzia di Sattouf. Vedremo se Rizzoli Lizard vorrà proporci anche il seguito.

(Matteo Giuli)