Dopo le cover variant e le serie parallele fumetteria/edicola, la politica bonelliana del nuovo Millennio si arricchisce anche di una inedita copertina luccicante al buio, forse un po’ vintage ma certo nuova per la Casa.

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La GIF pubblicata sulla pagina Facebook ufficiale di Dylan Dog: cliccateci sopra per vedere l’effetto

È quella di Dylan Dog 355, fresco di edicola (aprile 2016, Sergio Bonelli Editore, 96 pp b/n, € 3,20), con il nostro Indagatore dell’Incubo preferito che effettivamente (pur se non troppo decisamente, a dire il vero) brilla nell’oscurità.

Molto simbolico: non è forse proprio lui l’uomo adatto ad aprire uno squarcio delle cupe ombre che terrorizzano di volta in volta i suoi (o più spesso le sue) clienti?
Cover sberluccicosa, dunque: un’idea che a molti piacerà e a molti altri no, come logica impone e come appare dai molteplici commenti sui social dei vari fans club dylaniati.
Ma a parte questo dettaglio più o meno significativo, la vicenda – scritta (molto bene) da Paola Barbato e disegnata (un po’ meno bene) da Paolo Martinello – di L’uomo dei tuoi sogni ci porta dritto dritto nei meandri dell’insondabile terra di mezzo tra il mondo reale e quello dei sogni, sulle tracce del misterioso individuo che tormenta le notti di Sandy, la fiamma del momento del buon Dylan.
«Devi scoprire chi è e fermarlo!», gli intima la fanciulla. «E come faccio, diosanto? È solo un sogno», risponde un perplesso Indagatore.
Dell’Incubo sì, ma non nel senso più onirico del termine.

Non vi diciamo nulla sul finale, ovviamente, ma si tratta di una conclusione che ci ha ricordato subito una celeberrima saga di un certo Arrampicatori di quartiere. Non possiamo citarla per non appiopparvi indesiderati spoiler – anche se così facendo stiamo scrivendo la recensione più “monca” della nostra Sbam-carriera… – ma a chi conosce bene l’Uomo Ragno apparirà subito ben chiara a lettura ultimata.
Così, per la seconda volta, dopo il caso della ormai storica cover del pensionamento di Bloch, in Craven Road si fa riferimento a Spider-Man.

(Matteo Giuli)