Christophe Bec – Stefano Raffaele, Deepwater Prison, collana Fantastica, 168 pp a colori, Mondadori Comics 2016, € 14,99

2027: una piattaforma petrolifera in pieno oceano Atlantico crolla rovinosamente, provocando morti e feriti e riversando in mare una quantità terrificante di idrocarburi, con grave nocumento per l’ecosistema. Subito si scatena la battaglia: la ricchissima e potentissima multinazionale petrolifera vuole coprire le sue magagne e scaricare le responsabilità, costi quel che costi. Ma le organizzazioni ambientaliste non ci stanno e reagiscono prontamente. Il danno è comunque tale che deve intervenire direttamente anche il Governo federale, nella persona della graziosa – ma molto battagliera – presidente della Commissione per l’energia e l’ambiente, Elaine Rosenberg, ben decisa a scoprire le verità dell’accaduto.
sbam-deepwater-prisonLa piattaforma distrutta, però, si è inabissata in una fossa oceanica a 900 metri di profondità, non proprio una posizione facile da gestire. Per “fortuna”, nello stesso abisso si trova il mostruoso carcere sottomarino di Deepwater Prison, costruito anni prima come prigione di massima sicurezza: vi sono rinchiusi centinaia di detenuti, in un ambiente claustrofobico e blindatissimo, illuminato unicamente da luci artificiali, bianche di giorno e rosse di notte, per simulare il passare delle ore. Il regime è durissimo, l’ora d’aria, per forza di cose, inesistente (se non vogliamo considerare come tale le “passeggiate” concesse ai detenuti nella sala sulla cui parete vengono proiettate immagini di ameni panorami naturali), gli scontri tra detenuti all’ordine del giorno. Tra di essi, spicca il tenente John Stewart, arrestato e incarcerato per grave insubordinazione verso i superiori che gli avevano ordinato di distruggere un villaggio iraniano, incuranti degli abitanti.
Vista la sua posizione, il carcere stesso diviene un’ottima base di appoggio per le indagini della Rosenberg, che senza esitare si infila nel piccolo sottomarino che la condurrà nell’abisso e in quella struttura da incubo. Inevitabilmente, la sua strada finirà con l’incrociare quella di Stewart…

Se la storia di fondo è un po’ troppo scontata, in un eccesso di luoghi comuni tra politici corrotti e multinazionali cupe e sfruttatrici, contrapposte ad eroi senza macchia e senza paura, la parte veramente avvincente del volume – che racchiude in un’unica soluzione tutti i tre episodi proposti in originale da Editions Soleil nel 2014 – è quella del dramma carcerario: la situazione di uomini portati allo stremo da un sistema allucinante e disumano, i rapporti tra di loro, le violenze di ogni genere, le gerarchie che si creano in base alla legge del più forte e che coinvolgono anche i secondini, costretti in una situazione quasi altrettanto esasperante. Si trovano anche rari momenti di umanità, piccole luci nelle tenebre, sulle tracce di tanti classici del genere (come il bellissimo Le ali della libertà, il film di Frank Darabont del 1994, tratto dal romanzo di Stephen King e il cui protagonista sembra parente stretto del “nostro” Stewart).

È evidente che Christophe Bec si trova a suo agio nelle oscurità oceaniche (lo avevamo già incontrato ad esempio in Santuario, in questa stessa collana), che non manca di rendere ancora più inquietanti con una spruzzata di mistero (le acque attorno a Deepwater Prison sono infestate da mostruosi serpentoni marini).
Con lui, al disegno si adopera con maestria l’italiano Stefano Raffaele (HellboyPrometeo, Pandemonium…), così bravo da farsi perdonare l’utilizzo di foto photoshoppate per certe situazioni panoramiche.

(Domenico Marinelli)