I Fumetti della memoria: scenari di sterminio – dal 23 gennaio al 21 febbraio 2016 – Galleria Civica di Monza, via Camperio 1, Monza – Ingresso libero

La Fondazione Franco Fossati e il Comune di Monza realizzano, nello spazio espositivo della Galleria Civica di Monza (via Camperio 1), una mostra-evento che celebra il Giorno della Memoria (27 gennaio) utilizzando il linguaggio del Fumetto. A sottolineare la necessità di non dimenticare saranno pagine selezionate da tre graphic novel di altrettanti autori di fama internazionale: Art Spiegelman (autore di Maus, che racconta l’orrore di campi di concentramento), David Polonsky (Valzer con Bashir – Una storia di guerra racconta il massacro nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila nel 1982) e Will Eisner (Il Complotto – La storia segreta dei protocolli dei Savi di Sion, che ricostruisce la storia della presunta cospirazione giudaica per conquistare il mondo). In mostra saranno esposte riproduzioni delle pagine più belle e coinvolgenti di ogni lavoro, per capire come tre tratti diversi abbiano saputo raccontare trre orrori diversi ma uguali. Il complesso strumento narrativo del Fumetto è stato impiegato, dai tre autori, al massimo della sua qualità ed efficacia, assolvendo il compito di rendere comprensibili e fruibili, anche per un lettore giovane, i complessi contenuti delle tre storie, diverse ma correlate: le situazioni storiche e ambientali, le implicazioni psicologiche, le contraddizioni e le motivazioni di cui la realtà è sempre intrisa.
Tre scenari diversi per un’unica tragedia: lo sterminio di interi popoli condotto in modo sistematico e freddamente programmato, con tutte le conseguenze che si protraggono nel tempo e attraverso generazioni.

La mostra ospita anche uno spazio dedicato alla memoria locale, attraverso l’esposizione del racconto per immagini “La neve era bianca” di Elena Mistrello, sulla fucilazione di tre partigiani monzesi.
Durante il periodo espositivo sono previsti laboratori di fumetto rivolti alle classi quinte della Scuola primaria e alle tre classi della Scuola secondaria di primo grado, in parte finanziati dall’Assessorato all’Istruzione.
Il Fumetto è infatti un mezzo di comunicazione, un “medium”, tra i più completi ed efficaci. Duttile e affascinante, è utilizzabile per raccontare momenti autobiografici, biografici, di cronaca, o eventi rilevanti, emozioni, informazioni, in modo chiaro e immediato. I laboratori sono condotti dalle disegnatrici professioniste Lola Airaghi e Roberta Sottile.

Sabato 23 gennaio, alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione, a cui interverranno Francesca Dell’Aquila, assessore alla Cultura, Rosario Montalbano, assessore all’Istruzione, e Luigi Bona, presidente della Fondazione Franco Fossati. Saranno presenti anche le disegnatrici Elena Mistrello, Lola Airaghi e Roberta Sottile.

LE OPERE ESPOSTE
Maus di Art Spiegelman, racconta l’Olocausto attraverso i ricordi del padre dell’autore, focalizzando le conseguenze psicologiche sui sopravvissuti e la ricaduta sulle seconde generazioni. L’opera, considerata un capolavoro, è stata tradotta in una ventina di lingue e annovera tra i molti premi internazionali anche il Premio Pulitzer di giornalismo, per la prima volta assegnato a un fumetto (nel 1992). sbam_maus_2All’ampia sequela di riconoscimenti, nel mese di gennaio 2011 si è aggiunto il prestigioso Gran Prix de la Ville d’Angoulême.
Maus è l’impressionante storia di Vadlek Spiegelman, un ebreo sopravvissuto all’Europa di Hitler, e di suo figlio, un cartoonist che cerca di trovare un punto di incontro con suo padre, con la terribile vicenda vissuta dal genitore e con la Storia stessa. Nella narrazione il passato e il presente si intrecciano. Da un lato la Polonia e la memoria dell’Olocausto, dall’altro Rego Park (New York) con le situazioni quotidiane degli anni Settanta-Ottanta. Vadlek, reduce dagli orrori del nazismo insieme alla moglie Anja, non gode della serena quotidianità in cui tutti desiderano soltanto dimenticare. Il giovane Artie, impegnato nella costruzione della propria vita, è tormentato da un senso di inadeguatezza e non riesce ad accettare la mentalità e le manie di chi è sopravvissuto a un lager, ma avverte la necessità di comprendere il dramma che ha segnato la vita dei suoi genitori.
La metafora degli animali (gli ebrei sono topi, i nazisti sono gatti, i polacchi sono maiali e così via), allontanando ogni possibilità di distrarre il lettore con fisionomie ben distinte o di identificarsi con i personaggi, consente di colpire in profondità con la ricca documentazione di un periodo storico tragico, attraverso la crudele vita quotidiana dei singoli, in cui anche un pezzo di cioccolato diventa un tesoro inestimabile. Maus è stato pubblicato negli Stati Uniti, a puntate, tra il 1980 e il 1991 sulla rivista Raw di sperimentazione grafica e fumetti, fondata da Art Spiegelman e da sua moglie Francoise Mouly. E’ composto da due parti: Mio padre sanguina storia (sei capitoli) e E qui cominciano i miei guai (cinque capitoli), riuniti in volume rispettivamente nel 1986 e 1991. In Italia è stato pubblicato a capitoli dalla rivista Linus dall’inizio degli anni Ottanta, in seguito raccolti in due volumi editi da Milano Libri. Dal 2000 la Einaudi pubblica l’opera in un volume unico e con una nuova traduzione.

Valzer-con-BashirValzer con Bashir – Una storia di guerra di Ari Folman e David Polonsky, è un film d’animazione – Golden Globe 2009 in California – e anche un graphic novel – pubblicato nel 2009 da Rizzoli Lizard – costruiti parallelamente (ma secondo codici narrativi diversi) e racconta il massacro nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila nel 1982. L’autore, Ari Folman, ripercorre in un sofferto viaggio a ritroso la propria esperienza nell’esercito israeliano durante la guerra del Libano del 1982.
Quell’anno, Bashir Gemayel, neo Presidente del Libano, viene ucciso da terroristi palestinesi in un attentato. Falangisti cristiani, alleati di Israele, qualche giorno dopo la morte di Bashir si vendicano massacrando centinaia di innocenti profughi palestinesi – compresi donne, vecchi, bambini – nei campi insediati a Sabra e Chatila. Ari è un giovane soldato appartenente alle truppe della stella di David che hanno aiutato i falangisti. Forse, senza esserne consapevole fino in fondo, anche lui è responsabile di quei traccianti sparati per illuminare i luoghi in cui si stava compiendo l’eccidio.
Sono trascorsi ormai tanti anni dall’agghiacciante episodio e tutto sembra rimosso dalla sua mente, ma… L’incontro con un amico fa riemergere immagini, persone, situazioni, vicende che erano rimaste sepolte per più di vent’anni. Questo lo porterà ad andare alla ricerca di alcuni suoi ex commilitoni, con cui ha condiviso quel periodo. Sarà come riaprire vecchie ferite, rivivere la tragicità di quei momenti, la follia della guerra. Ma soprattutto Ari verrà afferrato da pesanti sensi di colpa per essersi reso, allora, complice della morte di tanti innocenti. Le illustrazioni di David Polonsky sono ora surreali, ora da orrore, ora da incubo. I colori sono sfumati ma allo stesso tempo angoscianti, spettrali: da soli esprimono l’aberrante realtà della guerra.

Il-complottoIl Complotto – La storia segreta dei protocolli dei Savi di Sion di Will Eisner (padre del graphic novel moderno e maestro tra i maggiori del Fumetto di ogni tempo), ricostruisce la storia della presunta cospirazione giudaica per conquistare il mondo, un testo costruito a tavolino per screditare gli ebrei e diffondere la convinzione che costituissero un pericolo da eliminare con ogni mezzo. Eisner ricostruisce in immagini la storia di Mathieu Golovinski, l’uomo che nel 1898 scrisse i Protocolli su commissione dei servizi segreti russi in Francia. Spacciati per appunti trafugati a un congresso sionista, i Protocolli iniziarono a diffondersi alimentando un sempre più grande timore per il pericolo ebreo. Questo è il titolo con cui vennero tradotti e pubblicati in Inghilterra, dove suscitarono l’allarme e la denuncia pubblica da parte dell’allora parlamentare Winston Churchill. Nel 1921 un articolo del Times dimostrò chiaramente che si trattava di un falso, ma questa prima, incontrovertibile, prova dell’inautenticità dei Protocolli non ne arrestò la diffusione. Le pubblicazioni si moltiplicarono. In America lo fece stampare addirittura Henry Ford, sotto forma di rubrica su un suo giornale. In Germania se ne impossessò la propaganda nazista, che ne fece uno dei suoi caposaldi. Sebbene i processi tenutisi a Berna negli anni Trenta li avessero definiti spazzatura, volta solo ad alimentare l’odio verso gli ebrei, i Protocolli continuarono a essere spacciati come documenti autentici e Eisner novera un lungo elenco di pubblicazioni e modi di diffusione. Nel corso dei decenni se ne sono appropriati gli antisemiti di ogni nazionalità e sono comparse ristampe in ogni parte del globo: dagli Stati Uniti all’Europa, dall’India all’America Latina, dal Giappone al Messico (dove le scuole cattoliche lo hanno inserito nei programmi come lettura consigliata). Brutte storie ma d’altri tempi, si dirà. Non è così: la strumentalizzazione dei Protocolli non si è affatto esaurita.
In molti Paesi arabi oggi sono diffusi sotto forma di serie TV, come quella del 2002 sponsorizzata dalla televisione di Stato egiziana, con il titolo Il cavaliere senza il cavallo, lodata in patria per aver svelato che i Protocolli sarebbero la linea guida della politica israeliana. Al di là della capacità di ricostruire in maniera avvincente e chiara la storia dell’origine dei Protocolli e dei personaggi che ne furono protagonisti, Il complotto ha il merito di far riflettere proprio su questo aspetto: l’autenticità dell’opera non è considerata rilevante da chi ci crede. Lo spiega bene l’autrice britannica antisemita Nesta Webster: «Magari sono falsi, ma esprimono quello che gli Ebrei pensano, quindi è come se fossero veri». Ecco perché sono riapparsi ogni volta dopo la dimostrazione della loro falsità. Ed ecco perché, nonostante esistano molti libri sull’argomento, l’opera di Eisner è così importante. Non solo perché la potenza narrativa del suo fumetto riesce ad appassionare, ma perché non si ferma alla ricostruzione dei fatti. Stimola la riflessione, martellando il lettore con l’interrogativo che ha tormentato lui per decenni: come possono, nonostante le ripetute e accertate dimostrazioni della loro falsità, continuare a esser presi per autentici?

(dall’organizzazione)