Quanti modi esistono per uccidere? Tantissimi, la letteratura gialla ce lo insegna. Oggi possiamo impararne uno in più, grazie a L’Assassino che uccideva nei sogni (Storie da Altrove nr. 18, 132 pp, b/n, Sergio Bonelli Editore, ottobre 2015, € 5,50), nuovo appuntamento della collana spin-off di Martin Mystère che narra le vicende (ambientate nel passato) della base governativa segreta di ricerca scientifica, Altrove appunto.

little-nemoQuesto racconto (per alcuni tratti vero e proprio meta-fumetto) vede come protagonista nientepopodimenoché uno dei padri fondatori della nona arte, vale a dire Winsor McKay (1869-1934), sceneggiatore, produttore e regista che creò, tra i tanti, il meraviglioso Little Nemo, caposaldo assoluto della struttura stessa del Fumetto moderno.
Siamo nei primi anni del secolo scorso, quando l’autore si trova suo malgrado coinvolto nelle indagini di Altrove, alle prese con… mysteriosi accadimenti: nell’arco di poche settimane infatti ci sono stati alcuni decessi particolarmente strani e violenti, legati a filo strettissimo con le vignette pubblicate quotidianamente sull’Evening Telegram. Incredibile ma vero, quei fumetti descrivono in anticipo che fine faranno le vittime e sono il frutto dei bizzarri sogni proprio di McKay, che usa le proprie visioni notturne come spunto per creare le storie incriminate!

L’indagine è collegata anche a un’altra vicenda, quella personale di Gordon Cole (direttore di Altrove): lo troviamo ad inizio storia con un altro nome, un altro lavoro ed in un’altra città, parecchio spaesato e stranamente inquieto… Che fine ha fatto la sua vecchia vita? E soprattutto… che c’entra in tutto questo Sigmund Freud?!

storie-altroveTante storie in una storia quindi, per un albo che regala un’ora di buon intrattenimento e riporta in auge una figura importantissima del fumetto, purtroppo dimenticata da tanti lettori di oggi.
Unico, lieve difetto, la mancanza di qualche pagina in più nel finale, che – viste anche le intriganti premesse – non avrebbero infastidito nessuno per dare più respiro a una chiusura un po’ troppo compressa.

Un po’ di credits: la storia è affidata alle sapienti mani di Alfredo Castelli (che firma soggetto e sceneggiatura), coadiuvato da Carlo Recagno, mentre i disegni sono di Antonio Sforza (con la collaborazione di Giovanni Romanini); copertina dell’immancabile Giancarlo Alessandrini.

(Roberto Orzetti)