Ultimo atto per la seconda stagione di Orfani, la fortunatissima serie creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari. E ultima tappa del tormentato viaggio del protagonista Ringo e dei suoi tre “figliocci” attraverso l’Italia futuribile, devastata e distopica su cui spadroneggia il Governo straordinario di crisi retto dalla spietata Jsana Juric.

Dopo aver definitivamente debellato (almeno così sembra) la minaccia dei Corvi, androidi-killer in cui albergavano le coscienze dei suoi antichi compagni d’arme, l’ex Pistolero giunge infine a destinazione: il campo-base da dove il pirata Cesar organizza (ovviamente dietro lauto compenso) “viaggi della speranza” per chi intende lasciarsi alle spalle la Terra e cercare una vita migliore altrove nel cosmo. Con lui è rimasta solo Rosa, unica superstite dopo le tragiche dipartite di Seba e Nué. Ed è proprio per lei che Ringo vuole acquistare un biglietto di sola andata con destinazione Nuovo Mondo. E pur di riuscirci, non esita a pagare il prezzo più salato: la sua libertà, la sua stessa vita…

ringo_12In questo ultimo albo (Orfani: Ringo nr. 12 – C’era una volta…, Sergio Bonelli Editore, settembre 2015, € 4,50), Recchioni sembra optare per un cambio di registro, almeno parziale, rispetto ai precedenti undici: sulla cruda spietatezza che ha caratterizzato l’odissea on the road di Ringo & C. si posa infatti un manto di tenerezza, ben rappresentato dalla cover rilassata e quasi bucolica di Mammucari. La compagnia dei tre ragazzi, del resto, ha aperto una breccia nella spessa corazza del guerriero cinico e disilluso, facendo infine emergere un sentimento paterno di cui lui stesso, probabilmente, neppure si credeva capace. Nel mondo feroce in cui si muove Ringo, però, non c’è spazio per il lieto fine, come testimonia il destino dell’etereo cavallo bianco, ucciso dal protagonista per garantirsi il sostentamento in una sequenza dall’evidente valore simbolico. E così, l’unico modo per onorare la nuova responsabilità genitoriale rimane il sacrificio supremo.

Un sacrificio destinato a suscitare più di un rimpianto nei lettori, dato che nell’arco delle due serie di Orfani (soprattutto in quest’ultima) la caratterizzazione di Ringo aveva raggiunto uno spessore e un’articolazione tali da giustificarne appieno l’inserimento nel roster dei personaggi “stabili” di casa Bonelli.

Ma se il lavoro di approfondimento psicologico del protagonista (assai meno della sua nemesi Jasana Juric, che tutto sommato rimane una villain fastidiosamente monodimensionale) è uno dei principali motivi di soddisfazione con cui si può archiviare questa stagione, altrettanto degno di nota è il contributo fornito da una parte grafica di assoluta eccellenza, che rispetto alla prima serie si è orientata su uno stile più “espressionista”, pur senza mai mortificare l’imprinting prettamente action della saga. Un approccio, quest’ultimo, che nell’albo oggetto della presente recensione viene esaltato dall’ottima prova di Roberto Zaghi, artista ben noto ai fan di Julia, efficacemente supportato dai colori della sempre affidabile Giovanna Niro.

E se Orfani è stato, è e rimarrà prima di tutto un fumetto d’intrattenimento, nel tirare le somme della seconda stagione non si può non rilevare come Recchioni (affiancato qua e là in fase di sceneggiatura da Mauro Uzzeo e Luca Vanzella) si sia confermato ancora una volta abile nel fornire piani di lettura molteplici, utilizzando lo specchio deformante della fantascienza per raccontare il nostro presente. Quindi, dopo un primo ciclo che, dietro ai riferimenti a space opera come Il gioco di Ender o Starship Troopers, ci ha parlato anche di crisi, conflitti globali ed economia di guerra, questo è servito all’autore romano per portare all’attenzione dei fumettofili nostrani altri temi che evidentemente gli stanno a cuore, quali la retorica governativa dei “sacrifici necessari” e il gioco d’azzardo come strumento di controllo del popolo.

Intanto, già incombe Orfani: Nuovo Mondo, la terza stagione che a partire da ottobre racconterà le avventure di Rosa: approdata da clandestina su un pianeta lontano, la attendono respingimenti e peripezie di ogni genere. Vogliamo scommettere che il vulcanico RRobe, tra una splash page e un’esplosione, ne approfitterà per farci capire come la pensa anche sull’emergenza immigrazione?

(Marco De Rosa)