Biancaneve contro la Strega Maliziosa, Edifumetto 1973

Chi non conosce a memoria la favola di Biancaneve, resa celeberrima nei secoli dei secoli da Disney quasi 80 anni fa? In realtà – è ben noto – la versione disneyana è molto edulcorata rispetto alla favola vera, quella che i fratelli Grimm pensarono molto più cattiva e truculenta, come ovvio per la loro epoca (inizio Ottocento). Niente usignoli che cantano coi cerbiatti o nanetti felici e gaudenti. Invece, una strega malvagia che ordina al cacciatore di portarle fegato e polmoni della fanciulla, onde mangiarseli per cena, ad esempio. O nani che, catturata la stessa strega, la costringono a danzare indossando scarpe metalliche roventi. O anche – in altre versioni della “fiaba” – la uccidono in vari modi, tutti egualmente orrendi.

Biancaneve-coverEppure, probabilmente neanche i fratelli Grimm pensarono mai a una strega come questa Strega Maliziosa, proposta dall’ineffabile staff di Edifumetto negli anni Settanta. La fetentissima regina – che qui ha anche un nome, Naga – vuole sì far sparire Biancaneve, onde restare lei incontestabilmente la più bella del reame, come da manuale. Ma per farlo non si accontenta di pugnali e mele avvelenate, e incarica pure l’orrendo orco Bardok di violentare la fanciulla, che invece è candida e illibata siccome giglio di campo. Anche se, ahilei, non per molto: penserà il bellissimo Uomo Uccello (sic!) a farle cambiare status, dopo che anche il Signore dei Serpenti (ri-sic) e l’Uomo Cavallo (ri-ri-sic) avevano miseramente fallito i rispettivi tentativi in tal senso.

In tutto questo, all’arrivo del Principe azzurro – che qui si chiama Harold ed è convocato dal re proprio per cercare la sua figliola perduta – la regina sgrana tanto d’occhi e tenta di sedurlo in tutti (ma proprio tutti) i modi. Ma lui è uomo integerrimo e tutto d’un pezzo, per cui rifiuta ogni avances, deciso a “consegnarsi” solo alla dolce Biancaneve. La quale pulzella, però, non ha nel frattempo più remora alcuna, nè con Robin Hood (???), nè tantomeno con i Sette Nani.

Già, i Nani: ci sono anche loro, ovviamente, anche se rispondono a onomastici un po’ più pittoreschi di quelli cui siamo abituati. Anche se – al pari di Pisolo, Brontolo, Dotto e tutti gli altri – anche loro hanno nomi che ne rispecchiano il carattere. Ve li elenchiamo, valutate voi: Montolo, Brutolo, Anulo, Occhiolo, Segolo, Chiappolo e Masoccolo.

Un fumetto sexy-soft questo Biancaneve (tanto sesso sì, ma molto più intuito che raffigurato), nel classico stile che letto oggi fa sorridere, ma che rappresenta gli albori di quel genere che – tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi Settanta – diede il via al trend che porterà progressivamente al nero-horror-porno degli anni successivi.
Biancaneve-internoCerto, il valore artistico dell’opera è quello che è: gli autori (che non si firmavano), Renzo Barbieri e Rubino Ventura, si sono limitati a mettere insieme un espediente dopo l’altro per creare la situazione sexy-grottesca, con dialoghi a tratti raccapriccianti e uno smodato uso di gerundi. Anche i disegni di Leone Frollo sono affrettati, e per di più “imprigionati” in una gabbia rigidissima di vignette fisse tutte uguali. Ma sono e restano indiscutibili l’importanza storica nell’evoluzione e diffusione del Fumetto e la valenza commerciale (per l’epoca) di queste storie.

Questo volume, Biancaneve contro la Strega Maliziosa, è uno di quelli in cui Edifumetto raccolse le storie già uscite in albo da edicola, rimontandoli con ben 8 vignette per pagina (!). E il bello è che chiamò la collana… I Nobel del fumetto! «Una meravigliosa fiaba lunga lunga con protagonisti gli eroi cresciuti con noi. Tra nani, fate e mignotte ne vedrete di crude e di cotte!». E così fu.

(Domenico Marinelli)