Paolo Villaggio, Francesco Schietroma, Fantozzi Forever, 120 pp a colori, Cairo Publishing 2014, € 18,50

Fantozzi_forever_coverNel quarantennale della sua comparsa al cinema (Fantozzi, di Luciano Salce, 1975), il ragioniere più famoso e scalognato d’Italia ha una sua nuova versione a fumetti.

La propone l’editore Cairo, in una sorta di graphic novel realizzato da Francesco Schietroma con l’apporto diretto e la supervisione di Paolo Villaggio stesso, ed è pensato come  ultimo (ultimo?) capitolo della saga fantozziana, in coda alla sequenza di film.
È ambientato nel Capodanno tra il 2014 e il 2015, e vuole rispondere alla domanda: cosa farebbe oggi il ragionier Ugo Fantozzi, nell’era di internet, dei social e degli smartphone, dell’Euro, del lavoro precario edi Equitalia? Come sarebbe il suo rapporto con la moglie Pina, la figlia Mariangela, la signorina Silvani, il geometra Filini, il Visconte Cobram e il Megadirettore galattico?

La risposta su queste pagine, nell’immaginario dialogo tra Paolo Villaggio in persona e il “suo” ragioniere, che si confessa al suo creatore in tutto e per tutto. Mariangela ha ormai oltre 50 anni ed è emigrata in Australia in cerca di lavoro, la Megaditta è fallita, l’ex Megadirettore galattico è stato condannato per frode fiscale, prostituzione minorile… e cannibalismo!
Per fortuna, Ugo, pensionato ormai da decenni, ha suo nipote Ughino – ventenne e disoccupato – a spiegargli tutti i segreti di Facebook e a fargli balenare la possibilità di usarlo per arrivare, alfine, al grande amore della sua vita, la signorina Silvani.

«Lo sfortunato e grigio impiegatucolo», conclude la sinossi, «il perdente per antonomasia, reduce di un’epoca ormai lontana fatta di contratti a tempo indeterminato, di stipendi fissi, di vacanze estive e gite fuori porta la domenica, si confessa per la prima volta e, tirando le somme di una vita di sopraffazioni, si ritrova a essere l’ultimo perdente autentico in un mondo di falsi vincenti, inconsapevolmente ben più perdenti di lui».

Lettura piacevole se sorretta dall’effetto nostalgia e dalla passione per una maschera italiana senza tempo.

(Matteo Giuli)