Vi avvisiamo subito: quello che segue è un articolo lungo e molto, molto nerd, con una quantità di macellazioni cerebrali inquietanti. Quindi, se siete dei flippatissimi Marvel-zombie, troverete pane per i vostri denti. Se invece per voi il Fumetto è solo quell’oretta di relax prima di addormentarvi, passate pure oltre.
Ordunque…

Siamo tutti in trepida attesa degli sconvolgimenti che Secret Wars porterà all’universo marvelliano, ma per non farci soffrire troppo, mamma-Marvel si sta portando avanti con i mini-casini che anche maxi-saghe – evidentemente un po’ meno maxi – come la recente Original Sin e la appena partita Axis (ma poi ci sono anche la faccenda del Ragnoverso, la morte di Wolverine, i Fantastici (4) Casini, e chi più ne ha più ne metta…) non lesinano.

Così, ecco in contemporanea in edicola due delle colonne dei Vendicatori risvoltati come pedalini… Eccoli qua.

Thor-Donna-1A seguito degli eventi di Original Sin, il figlio di Odino si è rivelato non più degno di sollevare il mistico Mjolnir. Lui impiega un bel po’ a farsene una ragione, poi sostituisce il martello con un’ascia da guerra che fa tanto Ares e che mulina con eguale maestria, ma che non gli dà facoltà di svolazzare in ogni dove e in ogni epoca. Impiccio non da poco, proprio mentre Onslaught Rosso avanza all’orizzonte (ma questa è la storia di Axis, e or non divaghiamo…).
Ma siccome, per l’equilibrio cosmico o per qualcosa del genere, “un Thor” ci deve sempre essere, ecco spuntare dalle tenebre siderali una soave fanciulla che non ha problema alcuno a sollevare l’arma, essendone evidentemente degna e acquisendo così all’istante il potere del dio (anzi, della dea) del Tuono. Chi è costei? La lettura dell’albo in edicola al momento (ennesimo numero 1 della testata tonante, corrispondente a Thor 194, Panini Comics, maggio 2015, € 2,90) non lo rivela ancora, e il mistero è destinato a restare nell’aere per un po’. Oddio, in realtà negli Usa il mistero medesimo è già chiarito, ma noi non ve lo spoileriamo (cicca! cicca!), anche se il saperlo non ha suscitato in chicchessia sorpresa alcuna (anche perché, diciamolo, quante sono state le donne “di rilievo” nella cinquantennale saga di Thor? Lady Sif è già una dea, e non è biondocrinita come la nuova eroina, ergo rimarrebbe… forse… forse… ah già! Sì, proprio lei!).
A firmare la saga di cotanta rivoluzione, ecco Jason Aaron a dettare i dialoghi e Russell Dauterman a illustrarli, per i colori di Matthew Wilson.

Ma intanto, anche il ruolo di Capitan America subisce notevoli scosse. Il buon vecchio Steve Rogers è sempre più buono, ma ora decisamente troppo vecchio, dopo che il fetentissimo Chiodo di Ferro gli ha pappato via il siero del super-soldato dalle vene, a seguito dei cupissimi eventi della Dimensione Z. Sta di fatto che ora Steve dimostra in tutto e per tutto la sua età anagrafica, quindi una bella novantina d’anni. Un po’ troppi per lanciare lo scudo, ma troppissimi soprattutto per la storia di Cap: anche se secondo le ultime versioni del personaggio, il siero del super-soldato ne rallentava l’invecchiamento, il biondo Capitano ha pur sempre vissuto decenni ibernato in un iceberg (vent’anni secondo la saga classica, molti di più nelle più recenti rivisitazioni, anche cinematografiche), quindi almeno quelli gli sarebbero dovuti essere “scontati”. Ma tant’è: il vecchio Steve ora non può far altro che piazzarsi nella torre di controllo della base dei Vendicatori e dirigere il traffico nelle operazioni, lasciando la prima linea alle forze fresche.
CapitanAmerica-26Ma anche qui, “un Capitan America” ci deve sempre essere (anche senza scomodare l’equilibrio cosmico di cui sopra), ed è proprio sull’identità dell’erede al trono che si concentra la copertina del numero di maggio dello Scudiero (nr. 24 della numerazione All-New Marvel Now!, ovvero Capitan America 60, Panini Comics, maggio 2015, € 2,90). Mistero rapidamente sciolto anche dal promo della cover del numero successivo, già notissima da un bel pezzo. Lo scudo passa così nelle capaci mani di Falcon, eterna spalla del Nostro, che finalmente diventa titolare indiscusso.
Anche qui, sorvoleremo (con Falcon, ah ah ah ah) sul fatto che svolazzare (appunto) portandosi addosso un pesante disco metallico non è proprio una strategia da galleria del vento, e dimenticheremo soprattutto anche la teoria che ci fu inflitta all’epoca della “morte” di Steve Rogers un lustro fa, secondo cui per manovrare adeguatamente lo scudo ci vogliano capacità particolari. Ecco perché all’epoca la scelta per impersonare il nuovo Capitano cadde su Bucky Barnes e sul suo braccio bionico (e non sul povero Occhio di Falco, che pure avrebbe apprezzato). Adesso invece, Falcon va benissimo: non ci resta quindi che aspettare la prossima uscita, cioè… il numero 1 (ancora!) del Nuovissimo Capitan America (sic!) per vedere all’opera l’alter ego di Sam Wilson con la stella sul petto.
Rick Remender scrisse, Carlos Pacheco e Stuart Immonen disegnarono.

(Domenico Marinelli)