Mark Sable – Paul Azaceta, La Tomba degli Imperi, 144 pp. a colori, saldaPress 2015, € 14,90

La-tomba-degli-imperi-coverCi può essere vita, per gli zombie, dopo Kirkman? Secondo alcuni critici fumettistici, parrebbe di no: l’autore di The Walking Dead è un genio – ci dicono questi signori – e sta scrivendo la storia “definitiva” sui morti viventi. Dopo di lui, però, non rimane più nulla di originale da dire sul tema.

Umilmente, ci permettiamo di dissentire: di nuove saghe zombesche degne di essere lette se ne possono raccontare e illustrare a volontà. Basta avere l’idea giusta, e metterla in pagina nel modo migliore. In questo senso, come si colloca La Tomba degli Imperi, miniserie Image Comics lanciata in libreria da saldaPress nell’ambito della collana “Z? A nostro avviso, rappresenta un esperimento riuscito a metà.

Cominciamo dalle note liete, costituite in primo luogo dallo spunto di partenza e dall’ambientazione della vicenda ideata dallo sceneggiatore Mark Sable (Grounded). Siamo in una base americana in Afghanistan, la “tomba degli imperi”, dove nel corso dei secoli si sono arenati i piani di conquista di eserciti formidabili, da quello di Alessandro il Grande fino all’Armata Rossa sovietica. E anche i marines a stelle e strisce non hanno vita facile, alle prese con una guerriglia snervante e un nemico che si confonde con la popolazione civile, rendendo arduo (se non impossibile) capire di chi fidarsi. Sable, di cui si percepisce appieno il gran lavoro di ricerca e documentazione, parte davvero col piede giusto, introducendoci con taglio quasi cronachistico alla vita quotidiana della base, tra stress, paura, decisioni da prendere in una frazione di secondo, la sempre incombente minaccia dei Talebani, i rapporti complicati con i locali e le inevitabili fratture tra gli stessi militari.

È questa, senza dubbio, la parte più convincente del volume: una trentina di pagine che colpiscono duro tra cervello e stomaco, grazie anche alla buona prova del disegnatore Paul Azaceta, che già aveva lavorato con Sable su Grounded e che dal mese prossimo troveremo regolarmente in edicola con il kirkmaniano Outcast, edito anch’esso da saldaPress. Non è una matita eccelsa in senso assoluto, quella di Azaceta: però l’artista americano sfoggia estro, una verve tutta “cinematografica” nella costruzione delle inquadrature e delle sequenze e, soprattutto, una versatilità che gli consente di muoversi con disinvoltura tra toni claustrofobici, registri quasi lirici e momenti più tipicamente d’azione.

L’angosciante tran tran dei marines, ma anche delle loro nemesi talebane, subisce una svolta imprevista quando, per motivi ignoti (ma che nel prosieguo della vicenda si intuiranno fin troppo bene), i morti della zona tornano in vita, affamati di carne umana come da tradizione zombie. E quello che ovunque sarebbe un grande problema, in Afghanistan diventa addirittura enorme, visto che le tante guerre combattute sul suo territorio, in anni più o meno recenti, hanno reso particolarmente nutrito il numero dei cadaveri pronti a uscire dalla tomba. Di fronte alla nuova minaccia, qualsiasi rivalità deve essere messa da parte: militari americani e integralisti islamici si ritrovano così spalla a spalla, a combattere insieme contro le macilente schiere dei nuovi invasori…

TdI_tavA questo punto inizia di fatto una nuova storia, che nella sua svolta action/splatter poco ha a che fare con quanto letto in precedenza. La vicenda si fa concitata, non sempre fluida e, soprattutto, emerge con chiarezza un difetto che i toni quasi “da reportage” della prima parte avevano in qualche modo occultato: al di là degli scontati riferimenti agli stereotipi resi celebri da film come Full Metal Jacket o Platoon, la caratterizzazione dei protagonisti appare tutto sommato superficiale, i diversi militari sono spesso indistinguibili e le motivazioni alla base delle loro azioni risultano, se non incomprensibili, quanto meno non totalmente coerenti. Mancanze gravi per uno sceneggiatore, sul cui conto pesa anche un finale un po’ affrettato a cui il breve epilogo, firmato da Azaceta in veste di autore completo e pubblicato in coda al volume, non aggiunge né toglie nulla.

Peccato, perché l’idea alla base di questo La Tomba degli Imperi, così ricca di suggestioni a cavallo tra il cinema bellico contemporaneo e l’attualità delle campagne militari avviate dopo l’11 settembre, ci aveva fatto sperare in uno sviluppo più convincente e, soprattutto, in un migliore amalgama tra i diversi momenti della narrazione. E se la prima parte si merita un “sette” pieno, la seconda non va oltre uno stentato “cinque”. Facendo la media, quindi, la sufficienza c’è. Se poi questo basta per sborsare quasi quindici euro, dipende dalle preferenze fumettistiche e dalle disponibilità economiche di ciascuno…

(Marco De Rosa)

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