In questi ultimi mesi, come certamente saprete, sulle testate Marvel-Panini imperversa il crossover Original Sin. E, secondo un’abitudine ormai consolidata, non c’è maxi-evento della Casa delle Idee che non si dirami in numerosi tie-in sulle diverse testate regolari dei vari eroi e/o in albi speciali. Come è il caso di questo Hulk vs. Iron Man (Marvel World 27 – 96 pp. – Panini Comics – febbraio 2015 –  € 4,30).

In molti, leggendo il secondo albo di Original Sin, in edicola il mese scorso, si saranno chiesti come mai il Gigante di Giada fosse così incavolato con Tony Stark, dopo che Mr. Orb aveva fatto esplodere una “bomba di verità” davanti a un variegato assembramento di eroi e civili. La risposta alla domanda è proprio in questo volume: la “bomba” di cui sopra altro non era che uno degli occhi del defunto Osservatore (bleah!) e la sua esplosione aveva provocato uno “scambio di ricordi” tra alcuni dei presenti. Un fenomeno che ha coinvolto anche Iron Man e Hulk, con particolare riferimento a un ricordo legato alle origini di quest’ultimo.

Hulk-IronmanLa storia risale ai primordi dell’universo marvelliano: Bruce Banner è ancora “solo” uno scienziato idealista che sogna di cambiare il mondo con l’aiuto delle radiazioni gamma (anche venendo a patti con l’esercito degli Stati Uniti rappresentato dal generale Thunderbolt Ross);  Tony Stark è un giovane miliardario sciupafemmine, fabbricante di armi e fin troppo affezionato alle bottiglie di whisky. I due sono amici, ma divisi da un inevitabile antagonismo: Bruce, infatti, non approva il business bellico di Tony, mentre quest’ultimo non comprende fino in fondo l’etica del collega. Il punto critico viene raggiunto quando i due si trovano a lavorare insieme sulla bomba gamma: dopo una violenta discussione, uno Stark pericolosamente brillo decide di rimaneggiare il progetto, proprio il giorno prima della fatidica dimostrazione che avrebbe dato vita a Hulk. Che l’intervento di Tony sia stato determinante in tal senso?

Senza voler rovinare la sorpresa anticipando il finale della storia (pubblicata originariamente negli Usa come miniserie in 4 numeri), possiamo dire che la lettura si è rivelata una piacevole sorpresa, a differenza di quanto avvenuto con quasi tutti i tie-in in cui ci siamo imbattuti negli ultimi anni. E questo non fa che confermare le buone impressioni fin qui maturate su Original Sin: un crossover partito con meno pretese “rivoluzionarie” rispetto a molti altri che l’hanno preceduto e che proprio da queste premesse trae buona parte della sua forza narrativa.
Questo albo in particolare non potrà che piacere ai nostalgici della Marvel del tempo che fu: un’epoca narrativamente assai meno complessa dell’attuale, quando due supereroi potevano venire alle mani per un nonnulla o per un semplice equivoco, proprio come accade su queste pagine. La lettura non risulta complicata nemmeno dagli elementi di continuity, che sono davvero pochi: per avere un’idea dell’incipit legato a Original Sin basta leggere le poche righe di introduzione, mentre il resto della trama lavora molto più di ret-con che altro.

Una nota di merito va dunque ai team creativi coinvolti nella mini, che non a caso sono gli stessi delle serie regolari di Iron Man (Kieron Gillen ai testi e Luke Ross alle matite) e Hulk (scritta da Mark Waid e disegnata da Mark Bagley).
In conclusione, sufficienza piena (e anche qualcosa di più) per un albo consigliato non solo a chi vuole avere un quadro completo degli eventi legati a Original Sin, ma anche a coloro che non vedevano l’ora di riassaporare le care, vecchie scazzottate tra supereroi in puro Marvel-style.

(Federico De Rosa)