Brian K. Vaughan – Fiona Staples, Saga vol. 4, 160pp, Bao Publishing 2015, € 14,00

Saga4-coverQuesto è il nuovo volume di Saga. Saga è una delle serie americane più belle degli ultimi dieci anni. Quindi comprate, leggete e godetene tutti.

Potrebbe anche chiudersi così, la recensione del quarto volume (uscito in ritardo sul previsto, ma poco male) del pluripremiato serial di Brian K. Vaughan e Fiona Staples. Ma, in questo caso, sentiremmo di non aver fatto fino in fondo il nostro dovere nei confronti degli affezionatissimi Sbam-lettori.

E, allora, tocca scrivere qualcosa di più. Cominciando, magari, dagli avvenimenti salienti di questo nuovo ciclo narrativo, che raccoglie i numeri 19-24 della serie originale. Si parte, né più né meno, da dove ci aveva lasciati il time-skip anticipato alla fine del precedente volume, vale a dire sul pianeta Gardenia, dove Marko, Alana e la piccola Hazel si erano rifugiati per sfuggire ai sicari che i rispettivi popoli avevano sguinzagliato sulle loro tracce. Sono passati anni, Hazel è ormai una vispa bambinetta che parla e cammina e Alana ha coronato il suo sogno d’attrice trovando lavoro presso il Circuito Aperto, network che trasmette in tutto l’universo fiction a base di costumi sgargianti e superpoteri (e se qualcuno riconosce in queste sequenze qualche sapida frecciata rivolta da Vaughan ai cliché estetici e narrativi del fumetto seriale americano… ha visto giusto!). E mentre la mamma recita, a occuparsi della piccola rimane Marko, alle prese con l’inedita e un po’ frustrante condizione dello stay at home dad. Morale: tra l’irrequietezza di lui, attratto da una giovane madre conosciuta al parco giochi, e alcune scelte discutibili di lei, non ultima l’abuso di droghe reperite sul set, i problemi di coppia non tardano ad affiorare.

La cover variant realizzata da Massimo Carnevale

La cover variant realizzata da Massimo Carnevale

Intanto, quasi a fare da contraltare al focus sulle dinamiche sentimentali dei due protagonisti, la trama si concentra anche sulle vicende del principe Robot IV, consentendoci di approfondire il background di questa bizzarra razza televisivo-robotica e di fare la conoscenza con l’inserviente Dengo, eroe proletario le cui azioni disperate e spiazzanti conferiranno all’intera storia un’accelerazione imprevista…

Fin qui, quello che era lecito anticipare della trama senza eccedere con gli spoiler. Cosa aggiungere, su Saga e i suoi innumerevoli pregi, che non sia già stato scritto a più riprese da fumettofili e critici di tutto il mondo? Tanto per cominciare che, rispetto ai precedenti story-arc, in questo quarto volume Vaughan sembra inizialmente voler calcare la mano sull’aspetto più tipicamente soap-operistico del suo affresco. Lo fa, è ovvio, da par suo: vale a dire in modo tutt’altro che banale, mettendo sul piatto tematiche come le difficoltà coniugali o il delicato equilibrio tra lavoro e vita privata, sicuramente più familiari ai lettori maturi piuttosto che agli adolescenti che costituiscono oggi il target privilegiato dei comics a stelle e strisce.

Notevolissima, poi, è come sempre la capacità dell’autore di intrecciare una “grande storia” cosmica, costruita attorno al conflitto secolare tra il pianeta Landafall (patria di Alana) e il satellite Wreath (di cui è originario Marko), rispetto al quale tutte le razze della galassia prendono in qualche modo posizione, e la “piccola storia” quotidiana di protagonisti che, attraverso il processo di crescita che essere coniugi e genitori comporta, cercano disperatamente di trovare il proprio posto nell’universo.

La narrazione, va sottolineato, continua a filare fresca e liscia che è un piacere. E questo a pensarci bene non era affatto scontato, considerando che dopo una ventina di episodi ci si poteva pure aspettare qualche piccolo passaggio a vuoto. Tanto più considerando la complessità immaginifica dell’universo narrativo costruito da Vaughan, che si diverte a ibridare elementi da soap-opera (ne abbiamo parlato) con altri di natura fantasy e altri ancora più tipicamente fantascientifici. Il tutto in un caleidoscopio di personaggi, mondi e sottotrame che lo scrittore gestisce con la consueta abilità, alternando in modo sorprendentemente fluido registri drammatici, grotteschi o comici tout court. E non appena si affaccia il sospetto (ma è poco più di una sensazione…) che i punti in sospeso siano troppi e che la storia rischi di “incartarsi”, ecco che arriva l’ultimo episodio del volume a tirare un po’ di fili con ammirevole puntualità.

Anche sull’arte di Fiona Staples è stato detto molto, quasi sempre in senso elogiativo. Lungi da noi volerci distinguere dal coro: la disegnatrice canadese si dimostra ancora una volta una fuoriclasse, regalandoci tavole efficaci, realistiche e dal tratto deliziosamente morbido. Se proprio vogliamo cercare il proverbiale pelo nell’uovo (ma siamo ai sofismi), potremmo forse sottolineare come rispetto ai volumi precedenti alcune scelte di design appaiano leggermente più ingessate. Roba di poco conto, comunque: anche questa nuova uscita di Saga si conferma un piacere per gli occhi, oltre che il consueto gioiello di scrittura, ancora una volta esaltato dalla pregevole edizione italiana di Bao Publishing. Quanto manca alla prossima?

(Marco De Rosa)

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