Asterix_Gazzetta_03Come da programma editoriale, la serie di volumi che RCS sta proponendo in edicola con tutte le avventure di Asterix by Goscinny & Uderzo, è stata “calibrata” per pubblicare questo volume proprio in contemporanea con l’uscita nelle sale del film che ne è stato tratto.
Strategie di marketing a parte, tutto questo ci ha permesso di poter (ri)delibare in tutta calma questo piccolo capolavoro di satira, umorismo e maestria fumettistica.
La trama (molto) in breve: Cesare è sempre alle prese con quel piccolo villaggio dell’Armorica che non vuole saperne di cedere le armi alle sue legioni. E, visto che la forza non può nulla, decide di giocare d’astuzia: costruire tutto attorno al villaggio gallico una elegante città romana, il Regno degli Dei, dotata di tutti i comfort, dalle terme al circo, dalla biblioteca al centro commerciale (!). Il progetto è affidato all’astuto e ambizioso architetto Angolacutus. Inutile dire che le cose non andranno del tutto come da programma, anche se ad un certo punto molti dei Galli resteranno effettivamente rapiti dalla “civiltà”…

C’è di tutto, in questa storia, o almeno c’è una gran fetta della Francia di fine anni Sessanta (la storia è del 1971), che così tanto aveva e ha in comune con le faccende al di qua delle Alpi….
Il boom edilizio (con i palazzinari), la pubblicità acchiappa-gonzi (cosa possiamo dire del depliant pubblicitario di pietra – quindi un non-pieghevole – escogitato dai due autori?), il gioco a premi con cui i “fortunati” estratti vinceranno un appartamento nel costituendo Regno degli Dei, i luoghi comuni sul “barbaro”, le dure leggi del mercato che influiscono in un senso o nell’altro sui prezzi di vendita, gli scioperi e le rivendicazioni sindacali degli schiavi e dei legionari…
A proposito di schiavi: date un’occhiata a come vengono rappresentati. I Lusitani sono tutti con gli occhi tristi e i baffoni spioventi, gli Iberici devono per forza cantare per lavorare, i Goti marciano al passo dell’oca. Non solo: il capo degli schiavi è un Numida (quindi un nero, cosa impensabile su un fumetto del 1971!) e Panoramix trova che la condizione dei prigionieri costretti a lavorare dalla frusta sia assolutamente inaccettabile. Fatto giusto “un tantino” anacronistico se riferito all’epoca delle Guerre galliche.
Infine, non manca ovviamente l’umorismo puro e semplice, quello delle gag comiche fine a se stesse.

Doveroso, in conclusione, un sentito applauso con standing ovation al maestro Uderzo per le sue rappresentazioni architettoniche: il dettaglio dei palazzi, i panorami e gli scorci della città, le prospettive e i tagli cinematografici con cui inquadra il tutto…

Letto bene il fumetto? OK, allora adesso se andate al cinema rischiate di restare drammaticamente delusi: il confronto tra l’originale e il film (molto simpatico ma nulla più) non lascia scampo…

(Antonio Marangi)