ultima_vignetta_CharbCapita di dover parlare di cronaca nera perfino su un sito come il nostro (e purtroppo non è la prima volta)…
Tre uomini hanno fatto irruzione sparando con i kalashnikov nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo: il risultato è una terribile strage, con ben 12 morti. Tra essi, il direttore della rivista Stephan ‘Charb’ Charbonnier (nella foto Afp sopra) e altri vignettisti, alcuni dei quali ben noti anche in Italia: Tignous, Cabu, Honoré e Georges Wolinski. Altri giornalisti, autori e dipendenti della casa editrice si sono salvati fuggendo sul tetto dell’edificio.
I fatti non sono ancora del tutto chiariti, anche se l’attentato pare essere di matrice islamica: la disegnatrice Coco ha raccontato a Humanité che «davanti alla porta dell’edificio due uomini incappucciati e armati ci hanno minacciato in maniera aggressiva. Volevano entrare, salire. Ho inserito il codice. Hanno sparato a Wolinski, Cabu… È durato cinque minuti. Io mi sono nascosta sotto una scrivania. Parlavano francese perfettamente e dicevano di essere di Al Qaida».
Nell’ultimo numero della rivista era uscita l’ultima vignetta di Charb, tragicamente profetica: «Ancora nessun attentato in Francia. “Aspettate. C’è ancora tutto gennaio per farvi gli auguri”».

Non è la prima volta che Charlie Hebdo è vittima di attacchi violenti, anche se finora mai di questa portata. Nel 2006 aveva ricevuto minacce a seguito della pubblicazione di una caricatura di Maometto con un turbante a forma di bomba in testa, mentre nel 2011 si era vista la sede incendiata durante la notte, dopo l’uscita di un numero speciale – intitolato Sharia Hebdo – dedicato alle elezioni in Tunisia.

Romaniello_charlie_hebdo Il cordoglio è unanime, fin dalle iù alte cariche istituzionali di tutta Europa. Ovviamente, il mondo della Nona Arte è particolarmente scosso da questa tragedia, che ha colpito persone inermi e – con loro – la libertà di stampa e di espressione: la Rete è invasa da messaggi, vignette e fumetti di ogni genere, sotto lo slogan “Siamo tutti Charlie Hebdo“.
Anche Umberto Romaniello – ospite fisso della nostra rivista – ha realizzato questo suo personale omaggio.