sbam_original_sin_1Ultimamente, si sa, in casa Marvel i “grandi eventi editoriali destinati a cambiare tutto” (ma che poi, a conti fatti, cambiano poco o nulla) si susseguono a ritmo più incalzante delle scadenze fiscali di fine anno. E così, archiviato da pochi mesi Infinity e in attesa che Axis riporti Vendicatori e X-Men a collaborare dopo essersele suonate di santa ragione in AvX, ecco arrivare dalle nostre parti Original Sin, maxisaga che (possiamo dirlo senza timore di spoiler, visto che è scritto nel titolo: Chi ha ucciso l’Osservatore?) prende le mosse da un omicidio eccellente: quello dell’Osservatore.
Dopo il numero zero (by Waid, Cheung & Medina) che il mese scorso ci ha rinfrescato la memoria sulle origini dell’alieno Uatu e della sua missione, riprendendo quanto già narrato dal sorridente Stan Lee sugli storici Tales of Suspence 52-53 del 1964, il primo numero (Original Sin 1 di 4 – Marvel Miniserie 152, Panini Comics, dicembre 2014, € 3,30 euro) si apre proprio con l’efferato assassinio del silenzioso Pelatone. Ma non solo: evidentemente non contento di aver eliminato cotanto gigante cosmico, il misterioso killer gli ha anche asportato gli occhi post-mortem, oltre a trafugare un bel po’ degli antichissimi e ultrapotenti congegni che il defunto custodiva nella sua dimora sulla Luna, compreso il misterioso Nullificatore Assoluto (sì, proprio quello che in anni remoti Reed Richards usò per sloggiare dalla Terra il vorace Galactus…).
Il caso è impegnativo: e infatti, a occuparsi fin da subito delle indagini sono i pezzi grossi della comunità supereroica terrestre, a cominciare da Capitan America e dai Vendicatori, coordinati da un Nick Fury Sr. tornato in attività proprio per l’occasione. Parallelamente, però, qualcuno ha mobilitato sulle tracce dell’assassino (e degli occhi scomparsi) tre mini-team decisamente originali e bizzarramente assortiti: Pantera Nera, Emma Frost e Ant-Man; Dr. Strange e il Punitore; Moon Knight, il Soldato d’Inverno e Gamora. Intanto, per le strade di New York si scatena un Senza Mente, mostruosa creatura interdimensionale che – sorpresa! – impugna proprio il succitato Nullificatore Assoluto…

Questo albo d’esordio raccoglie i primi due numeri (di otto) della miniserie americana, che nel corso dei prossimi mesi verrà affiancata dalla consueta messe di tie-in e volumi speciali a integrazione della trama principale. È decisamente ancora presto, quindi, per esprimere un giudizio compiuto sul valore complessivo dell’opera, firmata da due pesi massimi dei comics marvelliani come lo scrittore Jason Aaron e il disegnatore Mike Deodato Jr. Già da ora, però, è possibile evidenziarne alcuni elementi che, se opportunamente sviluppati nei numeri a venire, promettono di fare di Original Sin qualcosa di diverso (e di migliore) rispetto ai più recenti eventoni messi in campo dalla Casa delle Idee.
osservatoreTanto per cominciare, qui non siamo alle prese con la solita storiella tirata per i capelli, quasi fosse poco più di un pretesto per l’ennesima megascazzottata tra supereroi. Original Sin, infatti, parte come un classico giallo con solide sfumature noir, un’indagine tesa a smascherare un omicida nella quale il dialogo e le dinamiche psicologiche prevalgono sulla semplice azione, che pure non manca. Il ritmo narrativo, di conseguenza, non risulta mai eccessivamente frenetico o confuso, ma piuttosto cadenzato con abilità da un Aaron che da qualche tempo non si presentava così in forma.

Altro motivo di interesse è poi costituito dal cast. Che, fin da subito e per tutta la prima metà dell’evento, vedrà nei panni dei protagonisti supereroi abitualmente considerati di seconda fascia e comunque mai adeguatamente valorizzati in saghe di questo tipo, per di più assemblati da Aaron in mini-team inediti e abbastanza improbabili, che promettono molto dal punto di vista delle dinamiche relazionali.

Infine, visto che il fumetto è pur sempre letteratura disegnata, come non soffermarsi sul mostruoso lavoro di Mike Deodato Jr.? L’artista brasiliano, ospite di Panini all’ultima Lucca Comics, si conferma penciller di livello superiore, regalandoci tavole che, oltre a ribadire la sua caratura di maestro dei chiaroscuri e delle anatomie perfettamente costruite, mostrano una struttura originale e innovativa, con le vignette che in alcuni casi vanno a comporsi quasi fossero tessere di uno spettacolare mosaico. Un’autentica gioia per gli occhi, impreziosita dai colori dell’ottimo Frank Martin, che segna un ulteriore passo avanti rispetto ai già eccellenti lavori firmati da Deodato sulle pagine di Thunderbolts e Dark Avengers e che, da sola, vale il prezzo del biglietto.

(Marco De Rosa)