sbam_davide-la-rosaNon è ancora ai livelli di un Roberto Recchioni, onnipresente “prezzemolo” nella cucina del fumetto tricolore, ma di certo Davide La Rosa appare oggi come un autore superimpegnato, su diversi progetti e con diversi editori. Tanto per cominciare, è ormai imminente l’uscita, per i tipi di Star Comics, del graphic novel La notte del presepe vivente, firmato anche da Federico Rossi Edrighi.
La prossima primavera, inoltre, segnerà il ritorno in grande stile delle Suore Ninja, la serie che ha donato a La Rosa fama universale e sempiterna (bum!), con il volume La sorella dei mostri, disegnato da Vanessa Cardinali e Mirka Andolfo ed edito ancora una volta da Star Comics.
Basta così? Neppure per sogno: saldaPress ha infatti annunciato che nel maggio del 2015 lancerà addirittura il La Rosa Universe, una serie di volumi dedicati ai grandi della letteratura, ovviamente riletti secondo lo stile dissacrante del nostro. Il primo sarà Ugo Foscolo – Indagatore dell’incubo, in cui il celebre poeta e scrittore verrà dipinto come una sorta di Dylan Dog, alle prese con mostri e creature soprannaturali di ogni genere.
Potevano i vostri valorosi Sbam-redattori preferiti lasciarsi sfuggire l’occasione di fare quattro chiacchiere con l’uomo destinato, nei prossimi mesi, a invadere letteralmente le fumetterie? Certo che no, e infatti ecco qui la nostra intervista (che potete leggere in versione completa, insieme a molto altro materiale, sul nr. 18 della nostra rivista digitale, scaricabile liberamente da QUI)

Cominciamo dall’inizio: che ne dici di presentarti ai nostri lettori?
Mi chiamo Davide La Rosa e sono un essere vivente della famiglia degli homo sapiens sapiens, anche se mi rendo conto che a prima vista non si direbbe. Sono originario di Como e, per vostra sfortuna, faccio il fumettista. Sono soprattutto sceneggiatore ma a volte disegno anche, ovviamente male.

sbam-davide-la-rosaQuando e come hai scoperto di avere la vocazione del fumettista?
Da piccolo, come tanti, scarabocchiavo i miei fumetti. Poi, da grandicello, sono andato a studiare astronomia a Bologna e lì, un giorno, ho avuto una sorta di illuminazione sulla via di Damasco: perché non seguire un corso di fumetti? La mia intenzione, certo, era scrivere le storie, mica disegnarle. Comunque nel 2001 ho fatto questo corso, nove mesi alla scuola La Nuova Eloisa: tra gli insegnanti avevo tanta bella gente come Onofrio Catacchio, Francesco Mattioli… Come dicevo, volevo principalmente sceneggiare, però anche le lezioni di disegno mi sono state utili: non per migliorare il mio stile artistico, che è rimasto pessimo, ma per comprendere meglio il lavoro del disegnatore, di colui che poi avrà l’ingrato compito di tradurre in immagini i tuoi scritti.
Ben presto, però, è sorto un problema: io scrivevo le storie, ma a Bologna tutti avevano il vizio di fare gli autori completi, soprattutto agli inizi; quindi nessuno voleva disegnare le cose che scrivevo, e così mi sono messo a disegnarle – male – per conto mio. In seguito, assieme a Emiliano Mattioli, un altro ragazzo che non sapeva disegnare, abbiamo fondato la rivista autoprodotta Fumetti disegnati male. Era il 2004; da lì a qualche tempo ho aperto il blog Mulholland Dave e, in seguito, sono uscito dal mondo dell’autoproduzione e ho cominciato a pubblicare anche per editori “veri”…

Mi pare di capire che ti senti soprattutto uno sceneggiatore…
Sì, mi piace particolarmente sceneggiare perché quando disegno non posso fare tutto quello che ho in mente, per evidenti limiti tecnici. Quando sceneggio, invece, mi posso prendere la massima libertà con la certezza che poi il tutto andrà in mano a un disegnatore “vero”, che saprà che cosa fare per portare su carta le mie idee.

Hai dei modelli di riferimento?
No, quando scrivo cerco di fare a modo mio. Diciamo che la passione per la sceneggiatura mi è venuta leggendo Tiziano Sclavi. Poi, certo, le mie sono cose completamente diverse…

Oltre a lavorare sui fumetti, li leggi? E che cosa ti piace in particolare?
Per motivi di aggiornamento professionale, cerco di leggere un po’ tutto quello che esce. Che cosa mi porterei sulla proverbiale isola deserta? Mica facile decidere: mi porterei L’Eternauta, Watchmen, Dylan Dog… ma soprattutto mi porterei un aereo per poter tornare a casa! Tra quello che non ho mai letto, invece, mi piacerebbe approfondire il genere del fotoromanzo, che secondo me ha un potenziale incredibile anche se sfruttato malissimo. Andrebbe ripreso e ripensato: prima o poi, magari, ci proverò…

(Marco De Rosa • 02/12/2014)