Sara Pavan, Il potere sovversivo della carta, 288 pp, Agenzia X 2014, € 16,00

potere_sovversivo_cartaÈ un bel libro, Il potere sovversivo della carta, opera di cui avevamo già avuto modo di parlare in occasione della sua presentazione presso Wow Spazio Fumetto (VEDI). Di più, è un libro istruttivo, che soprattutto i giovani dovrebbero proprio leggere. Anche quelli che per i fumetti non hanno il minimo interesse. Perché quello di Sara Pavan è un testo che non parla (non solo, almeno) di sceneggiature, disegni e nuvolette. No, parla piuttosto di sogni, della tenace volontà di coltivarli e farli crescere, fregandosene del loro potenziale commerciale. Il che, in un’epoca di mercificazione spinta come l’attuale, dove fin dai banchi di scuola si insegna a misurare ogni cosa in termini di ritorno economico e appetibilità per i circuiti del consumo di massa, è già di per sé un buon biglietto da visita. O, quantomeno, testimonia una visione del mondo e del mercato che merita di essere approfondita.
L’autrice, a sua volta fumettista e curatrice dello spazio autoproduzioni del Treviso Comic Book Festival, raccoglie dodici interviste ad altrettanti protagonisti del fumetto italiano indipendente e autoprodotto degli ultimi dieci anni. Dodici “apostoli” del d.i.y. (do it yourself) “schiacciati da un lato dai mostri sacri degli anni Ottanta e dall’altro dal mostro della crisi, che basterebbero da soli a uccidere qualsiasi slancio”, come scrive la stessa Pavan nell’introduzione. Autori che, nella maggior parte dei casi, hanno ormai acquisito notorietà anche al di fuori dell’ambito underground (basti pensare che tra loro c’è anche un caso editoriale come Zerocalcare, capace di vendere decine di migliaia di copie nelle librerie generaliste), ma senza mai rinnegarlo e, anzi, rimanendovi intimamente legati.

Pagina dopo pagina, ecco quindi le voci di Alessandro Baronciani, Andrea Bruno, Francesco Cattani, Roberto La Forgia, MP5, Romina Pelagatti, Giulia Sagramola, Strane Dizioni, Alessandro Tota, Tuono Pettinato e Amanda Vähämäki, oltre che del già citato Zerocalcare. Ne emerge il ritratto di una scena viva e vitale, che guarda anche oltre i confini nazionali grazie a una rete di contatti, collettivi e circuiti di cui chi frequenta le edicole e le fumetterie probabilmente non sospetta neppure l’esistenza. Una scena in cui il web gioca un ruolo di rilievo (e non potrebbe essere altrimenti), ma in cui centrale rimane sempre e comunque il libro, l’oggetto cartaceo depositario e tramite di quel “potere sovversivo” di cui parla il titolo, omaggio al celebre elogio del “potenziale sovversivo della stampante domestica e della fotocopiatrice” fatto da Bruce Sterling nell’introduzione all’antologia Mirrorshades, da cui prese le mosse la letteratura cyberpunk.

Sara Pavan durante la presentazione del suo libro nelle sale di Wow Spazio Fumetto

Sara Pavan durante la presentazione del suo libro nelle sale di Wow Spazio Fumetto

Già, sovversivo: lo conferma Davide Toffolo nella prefazione, quando ricorda che “l’autoproduzione di un fumetto è un’azione rivoltosa, la fanno donne e uomini con la passione per il cambiamento”. Cambiamento in senso squisitamente politico, certo, perché sarebbe sciocco ignorare come una parte non marginale di quel mondo sia ideologicamente orientata in modo netto, e faccia quindi del fumetto uno strumento attraverso cui veicolare messaggi politici precisi. Ma non solo: passione per il cambiamento, spesso, significa semplicemente ansia di raccontare e raccontarsi in piena libertà, senza sottostare alle regole e ai compromessi tipici dell’industria editoriale, sostenuti dalla convinzione che “per dire la propria non serve chiedere il permesso a nessuno”.

E quando, alla fine, arriva comunque l’incontro con un editore “vero”? Come non rinunciare all’opportunità, salvaguardando nel contempo autonomia creativa e integrità del messaggio? Domande cui ciascuno dà, ovviamente, risposte diverse. A noi è piaciuta, in particolare, quella di Tuono Pettinato: “Se un editore non mi permette di ottenere nulla in più di quello che posso raggiungere da solo, per me non ha senso pubblicare un mio libro con lui. Se lo stampo da solo lo realizzo esattamente come voglio, avendone il pieno controllo (…) Quello che mi piace del pubblicare con le case editrici è che snelliscono la mia parte di lavoro, così posso concentrarmi esclusivamente sulle storie e godermi tutto il resto”.

(Marco De Rosa • 17/11/2014)