lukas-8Una delle novità di questo 2014 della Bonelli, meno “pompata” di altri eventi, ma che comunque si preannunciava mooolto interessante, è stata Lukas, miniserie di 24 numeri suddivisi in due “stagioni” lanciata dalla coppia Medda/Benevento nello scorso marzo (se volete rinfrescarvi un po’ la memoria, potete dare un’occhiata alla  nostra intervista a Michele Benevento in occasione dell’esordio di Lukas qui, oppure alla Sbam-recensione del primo numero qui).
Un fumetto accolto dal popolo della rete con un po’ di (ingiustificato) scetticismo per via del genere scelto: i sospetti dei naviganti di voler inseguire anche in via Buonarroti la moda degli “zombie ammazzatutti” lanciata da The Walking Dead (e proseguita da diversi emuli decisamente meno azzeccati), sono stati però “smontati” fin dal primo numero, perché in Lukas si respira un’aria decisamente diversa. Cerchiamo di capire quale, raccontandovi la storia – finora – dell’enigmatico protagonista della serie, giunta ad oggi all’ottavo numero.
Tutto inizia con un traumatico risveglio. Quello di un uomo, che si ritrova rinchiuso in un loculo di un cimitero. Non sa perché si trova lì. Quando riesce a uscire, si specchia e vede il suo volto, che però non gli dice assolutamente nulla; altri segni di riconoscimento non ne ha, a parte un guanto sinistro usato per coprire una mano totalmente ustionata. Due caratteristiche non meno importanti le scopriamo (noi, lui pare saperle già) in corso di storia: è invulnerabile (quantomeno dal mento in giù) e il tocco della sua mano ustionata è letale per le piante.
Il suo nome se lo sceglie lì per lì: Lukas, un nome qualunque per un uomo non più tale: egli è infatti un ridestato, una creatura che si è risvegliata dalla morte con poteri (fisici e, parrebbe, anche mentali) che ancora oggi non ci è dato comprendere appieno. E non è decisamente l’unico, nella città chiamata Deathropolis: esiste infatti una vera e propria “etnia” di ridestati… alcuni vivono cercando di condurre una esistenza ordinaria, mischiandosi con gli umani. La maggior parte di loro però fa parte della gang di Wilda Belsen, “robusta” capobanda che pare nutrire un odio atavico nei confronti di Lukas.
Il motivo di questo odio e, soprattutto, la vera identità di Lukas ci vengono finalmente svelati (dopo diversi “frammenti” di ricordi sparsi qua e là nei primi numeri) nel sesto albo, intitolato (com’era logico) Flashback: a raccontarcelo (a noi lettori, ma non a Lukas…) è un’affascinante ridestata, Zara, componente di spicco della banda di Wilda Belsen, e – udite udite – ex amante di Lukas, al secolo Jordan Black.

Black è un imprenditore, socio del fratello di Wilda, Magnus; società che si scioglie quando quest’ultimo scopre un misterioso siero che, una volta iniettato, provoca una morte naturale ed un’innaturale rinascita… Al rifiuto del futuro Lukas di provare anche su di sé il siero, le strade dei due si separano, per poi ricongiungersi tragicamente quando Magnus decide di far saltare in aria la villa dell’ex socio, con il figlio di questi, Nicholas, al suo interno. L’esplosione riduce il piccolo in fin di vita, ed il padre, in un disperato tentativo di salvarlo, decide di iniettargli il siero.

Da questo momento la vita della famiglia Black non sarà più la stessa… il siero ha sì restituito a Jordan ed alla moglie Eva un figlio, ma non quello di prima. Il dramma si consuma dopo qualche mese, quando la madre del piccolo, accortasi che il figlio ha decisamente qualcosa che non va e che Jordan sa più di quello che dice, costringe il marito a confessare il gesto e lo abbandona. La storia finisce nel modo peggiore (ce lo raccontano Michele Medda e il disegnatore Fabio Detullio in una durissima sequenza del sesto numero): nella villa dei Black, ormai data alle fiamme, Jordan entra e trova la moglie con una pistola alla tempia… Un’arma che ha già fatto una vittima, il piccolo Nicholas, ucciso dalla madre per strapparlo ad un destino da non umano. È troppo tardi per tutto, la villa crolla e Jordan Black fa appena in tempo a ripararsi da una trave con la mano sinistra, che resterà ustionata.

lukas-6Un flashback drammatico, che si conclude con la vendetta dell’uomo che ha perso tutto: dopo aver scoperto il mandante dell’attentato di villa Black, Jordan / Lukas uccide l’ex socio Magnus con un colpo di balestra in piena fronte, davanti alla sorella Wilda. Che giura ovviamente atroce vendetta.

Passano i mesi. Lukas si risveglia dalla morte senza memoria (tanto da non sapere nulla ne’ di Magnus e Wilda, ne’ della sua defunta famiglia) e, uscito dal cimitero prova ad iniziare una nuova vita: grazie all’amico Janko (che poi farà una brutta fine) trova un lavoro da imbianchino (anche un ridestato deve mangiare) e conosce Bianca, che – con i due figli Brian e Jessica – diventa per lui una sorta di nuova famiglia. Ma il passato è sempre in agguato, e torna preponderante nel numero di ottobre (Lukas nr. 8, Troll, 96 pagg., € 3,30,) firmato da Michele Medda (soggetto e sceneggiatura) e Werner Maresta (disegni). In questo ottavo episodio scopriamo tutto (o quasi) del rapporto che lega la bella Zara a Lukas, e capiamo finalmente come il nostro eroe sia finito all’interno di quel famoso loculo vestito di tutto punto.

Un altro nodo verrà poi al pettine in questo numero. C’è infatti un altro protagonista di cui non abbiamo ancora parlato, l’ispettore di polizia Fintz. Un poliziotto cocciuto che decide di dar la caccia ad un uomo misterioso con un guanto solo implicato nella morte di Janko Nicolic, che a sua volta aveva sbranato la vicina di casa. Una morte che non aveva nulla di umano. Piano piano, nel corso degli episodi, l’ispettore è riuscito a fare diversi passi in avanti per arrivare alla verità: oggi ne farà un altro, probabilmente decisivo.

Come dicevamo all’inizio, la serie non ricalca per nulla la tematica standard “morti viventi & affini”: qualcosa ovviamente c’è, ma è solo uno spunto di partenza da cui poi Medda sviluppa trame sempre più imprevedibili. Lukas è un uomo come tanti, che dopo aver attraversato l’inferno si risveglia con un corpo “nuovo” che lo rende diverso dal resto del mondo; un mondo che non è più quello che conosceva lui, ma che è decisamente più simile a quello che conosciamo noi. Jordan Black vive infatti in una metropoli che potrebbe benissimo essere la nostra, con i problemi sociali legati al lavoro nero e alla tossicodipendenza, passando per gli stupri, le violenze in famiglia e l’emarginazione sociale; e poi i mostri, sia quelli veri che quelli che si sono guadagnati tale fama sul campo, di cui Deathropolis pullula: temi che gli autori ci raccontano dannatamente bene, mettendo a dura prova le forze (soprattutto psicologiche) di un uomo (solo all’esterno) invulnerabile.

Un ottimo prodotto, a mio avviso, classico bonelliano nell’impostazione (che non è un difetto!), ma decisamente innovativo per quanto riguarda i contenuti. Con validissimi disegnatori e copertine molto, molto evocative firmate dal creatore grafico della serie Michele Benevento (autore anche dei disegni del primo e del settimo numero). Avanti così!

(Roberto Orzetti • 15/11/2014)

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