sbam-Stefania-FiorilloÈ sempre un piacere fare un giro nei locali di Pseudostudio, l’iniziativa milanese nata per dare una sorta di “tetto comune” a diversi autori, di generi e specializzazioni diversi, così da potersi proporre al mondo editoriale in team. Quale migliore occasione per incontrare in contemporanea artisti di grande livello, creando quasi per caso tavole rotonde sul Fumetto? È proprio quello che abbiamo fatto con Stefania Fiorillo e Luca Usai, talentuosi disegnatori dal tratto umoristico in forza a casa Disney. E non solo.
Su Sbam! Comics nr. 17 – scaricabile liberamente da QUI – trovate la versione completa di questa intervista e molto altro materiale su questi autori. Di seguito vi anticipiamo un estratto.

Raccontateci i vostri inizi…
Luca
: La voglia di fare fumetti ce l’ho da quando ero bambino… Così negli anni Novanta, mentre studiavo ingegneria, ho fatto un corso di fumetto, anche se il mio sogno nel cassetto era occuparmi di cartoni animati. Con l’associazione Chine vaganti ho potuto fare le prime cose, mostre e produzioni, come la rivista Macchie d’inchiostro. Il primo lavoro professionale, invece, è stato una serie di strip per alcuni libri scolastici. Poi ho vinto una borsa di studio intitolata a Jacovitti e ho potuto fare un anno di studi allo IED di Milano. Nel capoluogo lombardo ho incontrato altri editori e mi sono procurato nuovi spazi, collaborazioni per Geronimo Stilton o per i Power Rangers, ad esempio. Nel 2006 ho potuto accedere all’Accademia Disney, proprio per l’ultimo anno di corso che hanno tenuto prima della chiusura. E così eccomi finalmente su Topolino, all’inizio solo per storie brevi, poi anche per cose più impegnative, da Topolino stesso a Paperinik. Nel frattempo, con Lillo ho potuto realizzare Normal Man, un lavoro molto divertente: fu lui a contattarmi tramite la Disney perché cercava un disegnatore, anche se lui stesso è un ottimo autore e disegnatore. Collaboro anche con la San Paolo, per GBaby, con le tavole autoconclusive di Bruno il Maialino, scritto da Fabrizio Lobianco, e per il Giornalino, per cui lavoro a una serie che si chiama Le fiabe sbagliate, su testi di Marcello Toninelli.
Stefania: Io ho lavorato molto per privati con illustrazioni varie, mentre non ho ancora grandi produzioni al di fuori di Disney. Ho una formazione prevalentemente rivolta al cartoon, ed è stato solo per un caso se sono approdata al fumetto: a uno dei miei corsi di animazione ho incontrato un’autrice che mi ha spinto a presentare un portfolio a Disney e a entrare poi in Accademia; così io e Luca siamo diventati compagni di scuola. E pensare che non leggevo più Topolino da anni!

sbam_luca_usaiLa formazione fornita dall’Accademia era certo preziosa, ma non risultava però troppo focalizzata sulla produzione disneyana?
Stefania: Sì, anche se mi ha dato comunque una buona preparazione di base, utile in ogni caso e che fa la differenza rispetto a un autodidatta. Disegnare Topolino e gli altri personaggi sembra magari facile, ma proprio per questo basta un minimo dettaglio per cambiare completamente il risultato. Poi, una volta che si padroneggia bene lo stile umoristico, nulla vieta di passare al realistico, dove a cambiare sono principalmente le proporzioni. Autori come Corrado Mastantuono o Fabio Celoni passano tranquillamente dall’uno all’altro stile, da Topolino e Paperino alla Bonelli.
Luca: Non solo. Lo schema di insegnamento dell’Accademia partiva dall’animazione per approdare poi al fumetto. E anche il passaggio animazione/fumetto non è immediato: lavori “da cartoon”, che all’interno dell’Accademia erano tranquillamente accettati, non andavano bene quando poi passavi in redazione per fare i fumetti…

sbam-Usai-FiorilloQuindi c’era “distanza” tra l’Accademia e la redazione?
Luca: Normalmente, a fine corso ogni allievo realizzava un suo book e lo presentava alla redazione, che poi sceglieva gli autori più adatti alle varie esigenze.  
Stefania: A me è capitato di realizzare tavole fatte con lo stile classico dell’animazione, quello di tipo più internazionale, e vedermele contemporaneamente approvare in Accademia e bocciare in redazione, dove vige lo stile “italiano”, con alcune piccole differenze che vengono dalla tradizione del settimanale.

Con Disney vi occupate solo del disegno?
Stefania: Io ad esempio faccio solo le matite, poi i miei lavori passano all’inchiostratore e al colorista.

Come capita spesso nelle grandi Case editrici, voi non sapete chi lavorerà dopo di voi?
Luca: Di solito è così, ma può capitare diversamente: io ad esempio ho potuto fare dei lavori con Giorgio Salati, partecipando a monte alla stesura delle storie e lavorando insieme a lui proprio a tutte le fasi. Però si tratta di un caso raro.

L’avvento di Panini ha cambiato qualcosa per voi? A parte l’IBAN di riferimento si intende…
Stefania: Per me no, dal punto di vista lavorativo non ho visto differenze.
Luca: Neanch’io. Forse il cambio più sostanziale è quello di una maggiore attenzione al marketing, al circuito delle fumetterie, ad esempio, con copertine variant o altre iniziative.

Il vostro personaggio preferito, quello che vorreste fare, anche al di fuori di Disney?
Stefania: Come dicevo, mi piacerebbe molto lavorare per l’animazione. Anche se adesso sono impegnata su un progetto che si chiama Pet Palace, basato sui cuccioli delle Principesse Disney.
Luca: Bone di Jeff Smith, un personaggio umoristico americano uscito negli anni Novanta, bellissimo! Poi Asterix e, fuori dall’umoristico, Batman.

(Antonio Marangi)

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