Grant Morrison – Klaus Janson, Batman: Gothic, RW-Lion 2014, 128 pagine, € 18,95

batman-ghoticRibadire che la seconda metà degli anni ’80 è stata per Batman un’autentica età dell’oro, rappresenta un’affermazione tanto scontata da risultare quasi banale. Tutti sanno infatti che in quel periodo, nel breve volgere di poche stagioni, capolavori universalmente osannati come Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Anno Uno e The Killing Joke hanno segnato il rinascimento dell’eroe di Gotham City, donandogli nuova linfa e ridefinendone il mito secondo canoni che l’avrebbero accompagnato ben oltre l’alba del terzo millennio, nelle pagine dei fumetti così come sul grande schermo.
Quello che non sempre si ricorda, però, è che il medesimo periodo ci ha lasciato anche un’altra eredità, forse meno clamorosa rispetto allo straordinario impatto dei capolavori succitati, ma assolutamente degna di nota: il debutto, datato novembre 1989, di una nuova serie mensile dedicata al Pipistrellone, evento che non si verificava da moltissimi anni. E non stiamo parlando di una serie qualunque, ma di quel gioiello che risponde al nome di Legends of the Dark Knight (pubblicata in Italia come Le Leggende di Batman, prima da Play Press e poi da Planeta DeAgostini). La collana, che sarebbe durata per 214 numeri fino alla primavera del 2007, non prevedeva la presenza di un team creativo fisso ed era articolata in storie autoconclusive affidate ad autori diversi, tutti di alto livello, che potevano avere da uno a cinque capitoli.

Alcune di quelle storie, soprattutto le primissime, ci appaiono oggi meritevoli di figurare in un ideale “best of” delle migliori avventure batmaniane di tutti i tempi e, proprio per questo, ogni loro nuova edizione si trasforma immediatamente in un evento per collezionisti e appassionati. È il caso di titoli-cult come Shaman di Dennis O’Neil e Ed Hannigan, Mask di Bryan Talbot e, soprattutto, di Gothic di Grant Morrison e Klaus Janson, la strepitosa avventura comparsa originariamente sui numeri 6-10 della serie americana (aprile-agosto 1990) e tornata da qualche mese sugli scaffali delle librerie italiche in un pregevole volume cartonato

La trama è nota. Un killer misterioso sta eliminando uno a uno i boss della mala di Gotham. Si fa chiamare Whisper, pare tornato incredibilmente dalla morte e tra le sue caratteristiche ce n’è una assai inquietante: non proietta alcuna ombra. Un particolare che sconvolge Batman – al quale in un primo tempo i criminali minacciati si era rivolti con una paradossale richiesta d’aiuto – perché gli riporta alla mente ricordi di un passato lontano, in cui il giovanissimo Bruce Wayne frequentava una scuola privata retta da un preside dai comportamenti non proprio adamantini. È l’inizio di un’indagine che per il Crociato Incappucciato si tramuterà ben presto in una discesa agli inferi, tra monasteri fantasma, cattedrali permeate da sinistri poteri, antichi riti orgiastici e patti con il diavolo in persona. Il tutto condito da una quantità impressionante di citazioni di poeti romantici, di riferimenti alla numerologia, alla geometria sacra, all’opera, al cinema, alla letteratura (a cominciare dal Faust di Goethe) che Morrison maneggia con assoluta maestria, mettendo la sua riconosciuta capacità lirica e visionaria al servizio di una narrazione che rimane sempre serrata, fluida e coinvolgente.

Non stupisce che nel corso degli anni qualche critico abbia definito Gothic “il miglior Batman di Morrison di tutti i tempi”. Giudizio impegnativo, senza dubbio, anche perché è difficile non prendere in considerazione un masterpiece quale Arkham Asylum. Di certo, però, questa ballata macabra e allucinante rappresenta una prova inequivocabile di come l’autore britannico, quando non indulge nei compiaciuti vezzi autoreferenziali che hanno parzialmente compromesso alcune sue prove successive, sappia volare (e farci volare) un paio di spanne al di sopra del 99% dei colleghi più quotati.

A supportarlo egregiamente, inoltre, ci sono qui i disegni di Klaus Janson: già entrato nell’Olimpo degli inchiostratori grazie al suo lavoro con Frank Miller su Daredevil e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, l’artista di origine tedesca regala tavole suggestive, dinamiche e caratterizzate da un tratto cupo, grezzo e, va da sé, vagamente milleriano. Che conferisce ulteriore valore a un classico consigliatissimo non solo ai fan di Batman (che di certo già lo avranno in libreria), ma a tutti gli amanti del fumetto americano di qualità.

(Marco De Rosa • 22/10/2014)