sbam_damage_comixPiccoli fumettisti crescono, in giro per la Penisola. E lo fanno in maniera sempre più professionale, affidandosi all’autoproduzione per sfornare lavori che in molti casi, al netto delle ovvie e perdonabilissime ingenuità, non sfigurerebbero nel parco testate di qualche editore “vero”. Un buon esempio di questo trend ce lo forniscono i ragazzi di Damage Comix, gruppo di amici che ormai da qualche tempo bazzica le fiere di settore, proponendo con buon successo le proprie creazioni. Per conoscere meglio la loro realtà, abbiamo rivolto qualche domanda ai disegnatori Catia Fantini e Salvatore Villirillo, due delle colonne portanti del team.

Partiamo dall’inizio, ovvero dalle presentazioni: come e quando nasce Damage Comix?
Siamo un gruppo di ex studenti della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, disegnatori, sceneggiatori e coloristi.
Trovandoci particolarmente bene a lavorare insieme, abbiamo deciso di impegnarci per realizzare qualcosa che ci piacesse veramente. Produrre fumetti, ma farlo in modo assolutamente indipendente, senza dover sottostare a canoni imposti da altri o scendere a compromessi con realtà magari lontane dal nostro modo di sentire. Così, un paio d’anni fa, abbiamo dato vita a
Damage Comix e con questo nome raccontiamo le nostre storie esattamente come le pensiamo e come ci piacerebbe che anche gli altri le percepissero.

Dando un’occhiata ai vostri fumetti,  il punto di riferimento più immediato sembrano essere i comics americani…
Sì, ci ispiriamo ai comics d’oltreoceano, soprattutto per quanto riguarda il formato, ma spesso pure per le storie, anche se quest’ultima non è una regola vincolante che vale per tutti i nostri prodotti. I comics ci piacciono anche per la libertà che lasciano nella costruzione della griglia grafica, cosa che per noi disegnatori è molto gratificante.

Ci illustrate brevemente il “catalogo” delle produzioni Damage Comix?
damage-Prigioniero-8Cerchiamo di spaziare tra diversi generi, così che ciascuno possa scegliere quello che più gli va a genio. Abbiamo una testata supereroistica, come vuole la migliore tradizione americana: il nostro Black Block, però, è un supereroe che vive nell’epoca della crisi economica. E deve fare i conti con il fatto che nessuno ti paga per indossare un costume: quindi, o trovi degli sponsor oppure ti tocca inventarti un altro modo per sbarcare il lunario, magari creandoti anche un’identità da supercriminale e iniziando a rapinare banche. Un po’ una metafora della nostra vita: noi stessi ci affidiamo all’autoproduzione perché non riusciamo a trovare sponsor o realtà che credano fino in fondo in quello che facciamo. Insomma, è un personaggio che ci rappresenta molto… C’è poi Power Marshall, una testata che potremmo definire umoristico/supereroistica: parla di un gruppo di attori, una sorta di Power Rangers, e di una razza aliena che ha sempre evitato di attaccare la Terra perché convinta che questi “eroi” siano reali e che difendano veramente il nostro pianeta. Finché, un giorno, un generale alieno particolarmente bellicoso decide di osare: li affronta e… scopre che sono solamente degli attori! Che succede a questo punto? Niente spoiler!… Infine, abbiamo Prigioniero 8, la storia di un pericoloso pluriomicida che è stato condannato per avere ucciso 14 ragazzine. Il problema è che si tratta di un immortale e quindi quando esce di galera, dopo aver scontato 60 anni, non appare invecchiato di un solo giorno. Come reagirà il mondo al diffondersi della notizia?

Come distribuite i vostri albi?
Per ora, solamente tramite gli stand che allestiamo alle fiere di settore, oltre che attraverso il passaparola di amici e lettori. In attesa, ovviamente, che l’editore “giusto” venga a bussare alla nostra porta. Intanto potete venire a trovarci sul nostro blog.

(Augusto Altobelli • 14/10/2014)

Post correlati