sbam_DyD337Anno 2427: l’impero di Albione, sotto il regno della regina Victoria XXIII, ha conquistato ogni angolo del Sistema solare e ora si spinge anche oltre. La tecnologia ha raggiunto livelli incredibili ed è utilizzata ormai per qualsiasi cosa: nella mente umana non è quindi rimasto spazio per credenze popolari, occulto, paranormale, superstizioni varie…
Ecco perché, quando alcune astronavi vengono infestate da entità misteriose – presto identificate dai marinai come “spettri dello spazio” – si resta sgomenti. Ogni tentativo di affrontare i poltergeist (?) è vano. Ma poi qualcuno ricorda di aver sentito parlare di un misterioso Indagatore dell’Incubo, uno strano tipo che secoli prima era specializzato proprio in casi come questo. Quindi? Molto semplice: prendiamo Dylan Dog dal XXI secolo e portiamolo qui, lui saprà risolvere tutto. Anzi, già che ci siamo, non portiamo qui “un solo” Dylan Dog…
Non vi diciamo altro sulla trama per non infliggervi spoiler inutili su quest’albo, in qualche modo storico per una delle collane certamente più importanti del Fumetto italiano. Attenzione: non è ancora l’albo del vero e proprio, attesissimo Rilancio dylaniato. Come ha spiegato Recchioni stesso nella conferenza di presentazione di Bonelli Editore (ne parlavamo qui), è piuttosto un albo interlocutorio, lo spartiacque tra la prima e la seconda epoca di Dylan Dog. Sarà solo il prossimo numero, in uscita a fine ottobre (di cui già parlavamo qui) l’inizio ufficiale dell’era di Roberto Recchioni.
Il quale Recchioni è anche autore dei testi di questo numero 337 (Spazio profondo, ottobre 2014, euro 3,20), tutto a colori come ogni altro albo-simbolo della storia Bonelli (come per esempio i numeri “centenari”).
dyd-337-vignettaL’espediente narrativo per portare Dylan Dog nel futuro è un po’ forzato, ma funziona ed è una buona alternativa alla classica macchina del tempo. La storia si legge d’un fiato e si conclude con un bel finale sospeso, di quelli in stile finito-non finito, sulla scia dei molteplici esempi di questo tipo del maestro Tiziano Sclavi.
Non manca anche un sottile riferimento politico, di quelli che il buon Rrobe non disegna di spruzzare qua e là nel suo lavoro. Per cui, se i nomi delle astronavi – che cominciano tutte con la sigla UK, quella della Albione di oggi – sono quelli di grandi calciatori o cantanti britannici (Best, Jagger, Beckham…), quella infestata dagli spettri (e dalla funzione molto particolare che non vi riveliamo) si chiama… Thatcher!
Qualche riferimento ad Alien e a 2001 Odissea nello spazio, citati anche dallo stesso autore nell’editoriale dell’albo, per questa felice commistione di horror in tipico stile dylaniato e la fantascienza più classica: anche i colori di Lorenzo De Felici – che ben si sposano con i disegni di Nicola Mari, veterano della collana – evidenziano questa alternanza, passando da tavole dalle dominanti blu-viola, da spazio profondo appunto, ad altre decisamente rosse, dove invece è l’horror (anzi, lo splatter) a invadere la scena.
Un albo fuori-serie, come fu ad esempio lo storico numero 100 di Dylan, del tutto avulso dalla continuity del personaggio: per leggere e capire il nuovo corso di cui da tanto (troppo?) tempo si sta parlando, dovremo quindi aspettare ancora un mesetto. Nel frattempo, Sclavi stesso ha dato la sua investitura ufficiale ai suoi eredi: «Rubo un po’ di spazio profondo» scrive nell’editoriale dell’albo, «per dirvi che finalmente si parte. Più di un anno fa Roberto Recchioni, con la collaborazione di Franco Busatta, aveva preso il timone di Dylan Dog. Ma i tempi di lavorazione dei fumetti sono lunghissimi, e solo oggi si cominciano a vedere i frutti di tanto lavoro. (…) Un nuovo ciclo, una rinascita del personaggio che tanto ha dato al fumetto italiano e tanto darà, speriamo, in futuro».
Ce lo auguriamo anche noi.

(Domenico Marinelli • 29/09/2014)