sbam_romanielloUn autore che si autodefinisce semi-professionale, con un’attività prevalentemente nell’ambito della vignetta satirica. Quando Umberto Romaniello ci ha mostrato le strip della sua Federica abbiamo voluto conoscerla meglio: ed ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nipotina di Mafalda!
Qui di seguito, vi anticipiamo un estratto della nostra intervista, ma vi rimandiamo al nr. 16 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale gratuita, scaricabile liberamente da QUI, dove trovate il testo completo e alcune strip di Federica.

Ciao Umberto, parlaci dei tuoi esordi da fumettista: prima di parlare della tua eroina, vorremmo conoscere il tuo lavoro extra-Federica…
In realtà oggi come oggi mi considero un fumettista preso in prestito dal mondo della satira, anche se devo ammettere che il fumetto è stato da sempre la mia vera grande passione, un po’ come innamorarsi di quelle belle ragazze a cui però ti manca sempre il coraggio di dichiararti.
Sono cresciuto a pane e fumetti ed è naturale dunque che oggi rappresentino un po’ la mia spina dorsale artistica. Bonvi, Jacovitti, Magnus, lo stesso Silver successivamente, hanno sicuramente influenzato il mio stile artistico, offrendo gustosissimi spunti umoristici per le mie vignette. Non avendo mai frequentato corsi né tanto meno accademie d’arte, ho cercato di maturare nel tempo uno stile personale col quale connotare le mie tavole. Anni fa, poi, fui notato da un caporedattore del Corriere della Sera e da lì è cominciata la mia avventura diciamo semi-professionale.

Da dove nasce la tua predilezione per la satira politica? E più in generale, come vedi la situazione della satira italiana oggi?
Più che una predilezione, quella della satira politica la considero personalmente una valvola di sfogo, un modo – ritengo intelligente – per fare cittadinanza attiva. Probabilmente se fosse studiata nei licei si riuscirebbe a meglio comprendere l’importanza della libertà d’espressione, della democrazia, dunque del rispetto reciproco. Attenzione però: parlo di satira e non di caricatura con cui oggi purtroppo spesso ci si confonde!

E veniamo alla tua piccola Federica: come è nato il personaggio e con quali aspettative?
sbam_romaniello_disIl personaggio di Federica è nato davvero per gioco, l’estate scorsa al mare. Cominciai ad annotare su uno di quei taccuini che di solito trovi nelle stanze d’albergo le birichinate quotidiane di mia figlia, Federica per l’appunto: provai a buttar giù qualche storiella che disegnai e poi, complice sicuramente mia moglie, me le son viste girare tra gli ombrelloni del lido. Federica e le sue marachelle contano oggi  circa un centinaio di strip e stanno facendo velocemente il giro della Rete strappando sorrisi e consensi tra grandi e piccini. Le sue strisce raccontano le gag di una bimba dell’apparente età di cinque/sei anni alla continua ricerca di risposte per le mille perplessità che riscontra nel complicato mondo degli adulti. Tanto intrepida e strafottente quanto tenera e coccolona, Federica ha paura dei moscerini ma per i suoi ideali affronterebbe persino un leone affamato. Detesta il formaggio, tanto che ne sentirebbe l’odore persino se ermeticamente sigillato in una cassetta di zinco. Appartiene ai piccoli ma ragiona da grande e le sue birichinate disegnano il tratto di una già spiccata personalità. Insomma, proprio una “pulce con la tosse”, la  cui vivacità è fonte di inesauribili avventure. Con la partecipazione di personaggi irresistibili, quali i suoi genitori, il cuginetto Franceschino e gli  amichetti di scuola, le strisce di Federica sono un costante richiamo alla spontanea saggezza dei bambini e alla nostra responsabilità di adulti.

Ti sei ispirato a tua figlia: ma la nobile dinastia delle bambine terribili nel fumetto è molto ampia. Ti sei ispirato anche a qualche illustre precedente?
Beh, sicuramente sia Lucy che Mafalda penso possano andare molto d’accordo con la mia Federica: dopo tutto sono state molto amiche delle letture del suo papà. Che dire, è certamente  una bella scommessa. Federica vorrebbe essere meno politicizzata di Mafalda e forse ancor più vicina alla quotidianità rispetto ai personaggi di Charles Schulz pur mantenendo la spontaneità dei suoi più illustri predecessori. Insomma, ci provo.

(Antonio Marangi)

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