Enzo Beretta, Favole alla sbarra, 234 pp, Ultra Edizioni 2014, € 16,00

favole_alla_sbarraCon la prefazione nientepopodimenoché di Piercamillo Davigo e con l’intervento di illustri magistrati, avvocati e procuratori, Enzo Beretta – giornalista di nera e cronaca giudiziaria – ha pensato di mettere sotto processo i protagonisti delle fiabe più classiche, con esiti talvolta soprendenti. Per ciascuno di essi, l’autore propone imputazione e sentenza.
Peter Pan ad esempio, è reo di sequestro di minori visto che porta via da casa, sia pur svolazzando, i minorenni Wendy, Gianni e Michele; ma anche di lesioni personali gravissime, visto come riduce l’arto del “povero” Capitan Uncino: è condannato ad un anno. Ma anche lo stesso Uncino ne becca ben sei per i suoi molteplici reati pirateschi. I Sette Nani di Biancaneve invece sono imputati per abuso edilizio (ti pare si possano costruire case così, in mezzo al bosco, senza permessi?), ma se la cavano con una pesante ammenda, mentre sono assolti dall’accusa di lupicidio i Tre Porcellini perché il fatto (ammazzare un lupo) non costituisce reato.
Sarebbe da condannare invece l’altro Lupo Cattivo, quello di Cappuccetto Rosso, ma la pena è sospesa essendo il colpevole defunto dopo aver commesso il fatto. Robin Hood è condannato per i suoi continui furti, ma gode di un sacco di attenuanti, non così Crudelia De Mon, che di fetenzìe ne ha commesse a bizzeffe e si becca tre anni e mezzo, e l’Orco di Pollicino, che non può evitarsi l’ergastolo. E via così, di favola in favola, di classico in classico, passando anche per Scar (il leone cattivo del Re Leone), la strega di Biancaneve, Edgar, il maggiordomo degli Aristogatti, Mangiafuoco con il Gatto e la Volpe
Un gioco molto divertente che potrebbe proseguire per un bel po’ spaziando anche nel fumetto e nel cartoon (che facciamo con i vari vigilantes mascherati con superpoteri, con gli eccessi di velocità di Wil Coyote, con i maltrattamenti di animali di Sam il Pirata o Taddeo, con la violenza di Popeye…), basato sulla stessa idea – ad esempio – di uno dei film più cupi e drammatici di Alberto Sordi, La più bella serata della mia vita (Ettore Scola, 1972).
«Mai come in questo caso si può dire che la realtà supera la fantasia, e viceversa» spiega la sinossi del volume. «Anche i personaggi più indifendibili decidono di giocarsi tutte le carte: messo da parte il pugnale, iniziano a sfogliare il Codice penale alla ricerca di un cavillo al quale appigliarsi per mantenere viva la speranza di farla franca. Ma attenzione: rubare è reato, anche se ti chiami Robin Hood e saccheggi a fin di bene. Perché la legge è uguale per tutti, almeno nell’Isola che non c’è».

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