sbam_Lilith-12Nel ricco menù che la Sergio Bonelli Editore apparecchia regolarmente nelle edicole del Belpaese, si nasconde una pietanza particolarmente saporita. Ma come spesso capita ai piatti di gran pregio, cucinati con ingredienti di primissima scelta, non è sempre disponibile. Lo chef Luca Enoch, infatti, la porta in tavola solamente un paio di volte all’anno, all’inizio dell’estate e in autunno inoltrato.
Come i più assidui frequentatori del ristorante di via Buonarroti avranno già capito, stiamo parlando di Lilith, la collana semestrale – creata, scritta e disegnata dall’autore di Sprayliz, Gea e Dragonero – di cui è da poco uscito il nuovo numero (Lilith nr. 12, Storia notturna, Sergio Bonelli Editore, € 4,00).
Per tutti coloro che, magari scoraggiati dall’insolita periodicità, non avessero ancora “assaggiato” la serie, vale la pena ricordare che tutto ruota attorno alle vicende di Lyca (sì, proprio come la bambina perduta cantata dal poeta visionario William Blake), una cronoagente che, assunto il nome di battaglia di Lilith (sì, proprio come il terribile demone della tradizione ebraica), si muove senza sosta su e giù per lo spaziotempo per portare a termine una missione da cui dipende la salvezza stessa dell’umanità: rintracciare, nelle diverse epoche storiche, i primi portatori del mortale Triacanto, un parassita alieno che per millenni ha prosperato tra gli uomini, diffondendosi e ramificandosi fino alla Grande Germinazione che, in un futuro non meglio precisato, sancirà il suo dominio sul mondo e costringerà l’homo sapiens a cercare rifugio nelle profondità del sottosuolo…
In apertura di questo dodicesimo episodio, incontriamo Lilith nei pressi di un grosso borgo dell’Italia settentrionale, attorno alla fine del XVI secolo. Un’epoca di carestie, pestilenze e, anche, di processi per “stregheria” ai danni di donne innocenti, spesso inscenati al solo scopo di distrarre il popolo dalle sue miserabili condizioni. La nostra protagonista sa bene che, se è arrivata in quel luogo e in quel preciso momento, è perché presto da lì transiterà un ignaro portatore del Triacanto. Ma come rintracciarlo? Forse un processo pubblico, celebrato alla presenza di tutti gli abitanti del circondario, potrebbe aiutarla a farlo venire allo scoperto? Detto fatto, Lilith lega i propri destini a quelli di un gruppo di presunte streghe guidato dalla guaritrice Matteuccia, che in seguito alla denuncia di una popolana si ritrova accusata delle più turpi pratiche demoniache. Il podestà del luogo si affretta quindi a mettere la faccenda nelle mani delle competenti autorità, che si presentano nelle duplici vesti di un giudice laico mosso da fanatico sadismo e di un inquisitore religioso che, invece, si dimostra più incline al dubbio e alla comprensione. Come finirà il processo? E, soprattutto, riuscirà Lilith a individuare ed estirpare il Triacanto?

Quello che, a quasi sei anni dalla prima uscita, continua a colpire in ogni nuovo episodio di Lilith è l’imponente lavoro di approfondimento e ricerca compiuto da Enoch. Il quale, da narratore di razza qual è, riesce sempre a miscelare nelle giuste dosi azione, avventura e la Storia con la “esse” maiuscola, minuziosamente ricostruita e, attraverso gli occhi della protagonista, mostrata nei suoi aspetti più nobili, ma soprattutto nei tanti momenti in cui la razza umana ha dato il peggio di sé. L’autore, insomma, è un tipo che studia, che non ha paura di ricorrere a fonti d’ispirazione “alte” (per la storia di questo numero, per esempio, si dichiara debitore di un film non propriamente mainstream come Gostanza da Libbiano di Paolo Benvenuti, mentre il titolo è preso a prestito da un saggio di Carlo Ginzburg), ma che non per questo perde di vista le esigenze narrative e di ritmo proprie di un fumetto seriale.
Sarà, forse, che la periodicità semestrale conferisce qui a Enoch maggiori margini di manovra rispetto a uno scrittore bonelliano medio, ma fatto sta che anche il dodicesimo albo di Lilith si rivela un centro pieno, godibile su vari livelli tanto dal lettore più esigente quanto da chi cerca semplicemente un’oretta di ottimo intrattenimento. E supportato, ancora una volta, da una dimensione artistica eccellente, che vede le matite dello stesso Enoch dar vita a tavole dove l’accuratezza delle ambientazioni e dei costumi d’epoca si sposa alla grandissima con la fluidità tipica delle migliori produzioni Bonelli.
Appuntamento a novembre, quando la nostra cronoagente preferita sbarcherà in Messico, tra Atzechi e conquistadores. Noi ci saremo, e voi?

(Augusto Altobelli • 10/07/2014)

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