Questa intervista fa parte dello Speciale che la nostra rivista ha dedicato ai 20 anni di Marvel Italia: potete leggerlo integralmente sul nr. 15 di Sbam! Comics, scaricabile gratuitamente da QUI. Di seguito, un estratto della nostra chiacchierata con Carmine Di Giandomenico.

sbam-carmine-digiandomenicoAbruzzese, classe 1973, Carmine Di Giandomenico è senza dubbio uno dei disegnatori italiani più apprezzati in casa Marvel. Lo dimostra il fatto che, a partire dal 2005, ha potuto mettere alla prova la propria matita su quasi tutti i “pezzi da 90” dell’editore: da Capitan America a Wolverine, da Devil a Iron Man, dai Fantastici Quattro all’Uomo Ragno.
Iniziata con la realizzazione di numerosi What If… (le storie “alternative” slegate dalla tradizionale continuity), la sua collaborazione con la Grande Emme Rossa ha toccato il punto più alto (almeno finora) con due opere celebrate da pubblico e critica quali Battlin’ Jack Murdock, le origini di Devil viste attraverso gli occhi del padre pugile, e soprattutto Magneto: Testament, dove viene narrata l’infanzia nei campi di concentramento del celebre mutante (ne parlavamo qui).
Più di recente, Carmine si è cimentato con il rilancio della storica testata X-Factor, insieme a uno sceneggiatore del calibro di Peter David.

disegno_di_giandomenicoA quando risalgono i tuoi primi contatti con la Marvel? Come hai iniziato a lavorare per loro?
Premettiamo una cosa: io, in questo caso, rappresento una sorta di “anomalia” del sistema. Mi spiego meglio: il mio rapporto con la Marvel è nato tutto tramite e-mail, e a oggi non sono ancora mai stato negli States. Insomma, è come se avessi vinto il mio personalissimo Superenalotto: quasi per gioco ho inviato dei disegni a un forum e lì sono stato notato dagli editor della Marvel. Era il 2005: loro hanno voluto darmi una possibilità e io sono stato bravo a non sprecarla.

Pensando ai tuoi lavori, ai Marvel fan vengono in mente prima di tutto due titoli: Battlin’ Jack Murdock e Magneto: Testament. Che cosa hanno rappresentato queste miniserie nella tua evoluzione di artista?
Battlin’ Jack Murdock per me rappresenta in qualche modo un piccolo sogno realizzato: poter raccontare le origini di Devil. Un obiettivo emotivamente faticoso da perseguire, visto che ero anche ideatore della miniserie e sceneggiatore assieme a Zeb Wells. Venendo a Magneto: Testament, sono stato onoratissimo di aver avuto il privilegio di illustrare una splendida interpretazione delle origini di Magneto firmata da Greg Pak. Una responsabilità non da poco. Spero solo che chi si avvicina oggi per la prima volta a questa storia si possa emozionare come capitava a me mentre leggevo la sceneggiatura di Greg.

Come è cambiato il tuo metodo di lavoro nel corso degli anni? I tempi di consegna compressi tipici della Marvel ti spingono a scelte capaci di velocizzare la produzione?
Il mio modo di lavorare è molto cambiato e per stare al passo con le consegne ultraravvicinate mi sto accostando al digitale. A pagarne le conseguenze è la tavola originale, che di fatto non esiste più. Ma ci tengo a precisare che, anche se esistesse, non la venderei. Non mi piace vendere qualcosa che racchiude delle emozioni vissute. L’ho fatto una sola volta e, da allora, ho preso questa decisione. Che valore economico può avere un’emozione? Per me, è una cosa impossibile da quantificare.

Nonostante i tanti impegni, sei tuttora docente all’Accademia del fumetto di Pescara: qual è la tua impressione sui giovani che si accostano alla Nona Arte? E quali consigli ti senti di dare loro?
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Quando vado all’Accademia cerco di osservare in silenzio che cosa realizzano i ragazzi, per poi provare a indirizzarli verso qualcosa che possa interessarli e che sia vicino al loro modo di esprimersi. Perché ogni singolo ha bisogno di un orientamento o di un consiglio specifico. Per quello che ho visto negli ultimi anni, ciò che manca nei più giovani è soprattutto l’umiltà. Spesso sono troppo aggressivi, vogliono arrivare subito e alla prima difficoltà si trincerano dietro una finta maschera autoriale: “Io voglio raccontare la mia storia, e lo faccio come dico io”. Al che, rispondo: “Ma se sei già bravo e pronto, perché iscriverti a una scuola?”. L’unico consiglio che mi sento di dare è: non ostinatevi a pubblicare a tutti i costi, solo per avere il nome su un foglio stampato o per poter fare dediche a una fiera. Lottate invece per pubblicare quando sentite il gusto e il piacere di raccontare una vostra emozione, una storia con cui credete di poter davvero trasmettere qualcosa a chi vi legge.

L’intervista nella sua versione integrale – con molto, molto altro – è su Sbam! Comics nr. 15, scaricabile gratuitamente da QUI.

(Marco De Rosa • 29/06/2014)

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