TWDUn post che vorrebbe essere il provocatorio (?) inizio di un dibattito. Tema: The Walking Dead, la celeberrima saga di Robert Kirkman, lanciata da Image e portata in Italia da saldaPress, in volumi e poi anche in formato albi bonellidi da edicola. Una serie che – anche grazie alla trasposizione in serial tv – conta legioni di ammiratori e innumerevoli tentativi di imitazione (che manco la Settimana Enigmistica), o per lo meno di “omaggi”, variazioni sul tema, titoli “liberamente ispirati”. Un qualcosa insomma che è riuscita a spodestare i vampiri dall’immaginario orrorifico collettivo per sostituirli con zombie putrefatti e perennemente affamati. Una meraviglia dunque.
Meraviglia che ha ovviamente coinvolto anche noi di Sbam!, che non manchiamo di parlare con relativa frequenza dell’opera kirkmaniana (qui l’ultima volta, finora). Se per caso non conoscete TWD (davvero???), vi invitiamo a risintonizzarvi col resto del pianeta leggendo la nostra prima presentazione dell’opera.

TWD_filmMa è tutt’oro quel che luce? È possibile dare una lettura che vada oltre lo stupore che la saga suscita in chiunque ci si appropinqui la prima volta? Proviamo a ragionarci su.
Premessa doverosa: su questo sito come sulla nostra rivista digitale (qui l’ultimo numero) abbiamo sempre dato più spazio alla versione da edicola di TWD, più “indietro” rispetto a quella in volume, per non spoilerare i lettori della prima. Qui invece dovremo per forza spingerci oltre. Uomini avvisati...

Come ben noto, l’opera di Kirkman si presenta come un horror, ma horror non è, almeno non nel senso classico: la massa di zombie non serve per spaventare, ma è evidentemente solo un pretesto per porre i protagonisti nelle situazioni più estreme, ai limiti della resistenza psicofisica, in condizioni sempre più disperate. Lutti, morti violente, brevi luci di speranze inesorabilmente colpite da tremende disillusioni: tutto si sussegue senza sosta sulla capoccia di Rick e soci. Ma tutte queste situazioni non sono quasi mai causate dagli zombie, quanto dai sopravvissuti, dagli umani ancora vivi e dalle loro mille reazioni alla follia del mondo in cui si dibattono. Chiaro il messaggio: il vero orrore è nella mente dell’uomo, non nei mostri. Perfetto.
TWD_2Questo però porta a una ripetitività di fondo della trama. La sequenza è invariabilmente sempre più o meno questa: pericolo – paura – ricerca di una fuga – approdo a una soluzione che sembra meravigliosa – speranza – nuova tragedia – disillusione – fuga. Quindi di nuovo paura, ricerca della soluzione, ecc…
Rick si sveglia nel letto d’ospedale, si trova in pericolo mortale, si salva e ritrova la famiglia. Quando il camper-rifugio si rivela (molto presto) essere soluzione inidonea, ecco la fattoria di Hershel, cibo, pareti, sicurezza. Non dura. E arriva la prigione: cosa meglio di un penitenziario per avere davanti a sè solide mura e difese efficaci? Ma ecco il Governatore e la guerra contro la comunità di Woodbury. Rick è colpito dal lutto più tremendo, il suo gruppo è disperso. Fino all’arrivo ad Alexandria. E di nuovo cibo, mura difensive, tranquillità apparente. Ma le difese cedono, un nuovo terribile dramma personale per Rick, la mutilazione di Carl, l’arrivo dei Salvatori del bieco Negan
Ciascuno di questi avvenimenti porta a cambi nelle convinzioni dei superstiti, di volta in volta spiegati in lunghi (talvolta moooolto lunghi…) dialoghi con cui i personaggi si confidano tra loro e si confrontano per decidere il da farsi, dando luogo a una alternanza di episodi di grande azione e di grande riflessione.

Situazioni susseguenti in una sinussoide di momenti ricorrenti, dunque. Ma allora in cosa sta la tensione che comunque avvinghia il lettore costringendolo a sudarsi l’attesa dell’uscita seguente? Verrebbe da dire: solo nella situazione contingente. Scoprire come farà Rick a risolvere la tragedia del giorno, sapere chi sarà il prossimo a morire, e anche – perché no? – come costui morirà (e qui la fantasia a Kirkman non manca certo, senza risparmiare scene splatter, donne & bambini innocenti, assassini improvvisati, torture, sadismo…). Una spirale almeno teoricamente senza fine.
TWD_3Anche i personaggi non sono importanti: del gruppo originale del primo volume è rimasto davvero poco, il “ricambio” degli interpreti è continuo e costante. I ruoli invece rimangono stabili. Rick – ad esempio – ha sempre bisogno di una “spalla” forte, di un suo personale “Lothar” che gli faccia da braccio armato. È  stato questo il ruolo di Tyreese e di Abraham, per arrivare poi a Jesus (notare il sottile gioco di nomi, dall’Antico al Nuovo Testamento…). Su questa base, non serve neanche caratterizzare troppo i personaggi, che infatti rimangono spesso anonimi, qualche volta poco più che comparse sullo sfondo. Con le sole eccezioni di Rick e Michonne, e più avanti di Andrea e Carl, nessun personaggio è particolarmente approfondito, di molti di loro non si sa quasi nulla. Pura carne da cannone (o… da digestione, in questo caso). Perfino i disegni seguono questa logica: nelle pur spettacolari tavole di Charlie Adlard, ottimamente arricchite e completate da Cliff Rathburn, non è raro “confondere” le facce. Soprattutto nelle scene corali dei primi volumi, molti personaggi non hanno un qualche tratto caratteristico che li distingua a colpo d’occhio.

Infine, come in tutti i grandi affreschi narrativi, forse anche qui è giusto (o è meglio) non porsi domande sulla logicità di certi aspetti, altrimenti crollerebbe tutto il castello. Ad esempio: se gli zombie “sopravvivono” mangiando carne umana onde non imputridire del tutto, come fanno a essere così tanti, considerando invece quanto pochi sono gli umani “disponibili”? Oppure: se i pochi umani si contendono il cibo rimasto, per quanto ancora potranno andare avanti con ciò che resta nei centri commerciali? Oltre alla domanda delle domande: cosa diavolo è successo al mondo per ridursi così? La risposta, molto probabilmente, chiuderebbe la saga di Kirkman.

Detto tutto questo: quando diavolo esce il prossimo volume???

(Antonio Marangi • 12/05/2014)