sbam-illegal-coursePerché si realizza una autoproduzione? Perché non si trova un editore, è la prima risposta. Ma c’è anche chi lo fa solo il gusto di poter realizzare un proprio progetto in piena libertà. È il caso di Illegal Course, mix di narrativa e manga: un albo metà “scritto” e metà “disegnato” o, per meglio dire, un racconto a parti alternate tra quelle in forma narrativa e quelle “fumettate”. Abbiamo incontrate Sora & Piski, rispettivamente autrice dei testi (sia quelli in narrativa che quelli del fumetto) e disegnatrice, dietro il loro banchetto nell’area Self dell’ultimo Cartoomics a Milano, per farci raccontare tutto.

Di cosa parla Illegal Course?
È una storia di pirati, marina e corsari, impegnati in intrecci amorosi vari e in intrighi d’affari. Protagonista il pirata Cecil, che saltella di amore in amore senza distinzione di genere, e il commodoro Astor Bryant, in teoria suo nemico, in pratica socio in affari.
La vera rivale di Cecil è invece la piratessa Charlotte.

Come lo avete realizzato?
Per ora è uscito il primo numero in fascicolo spillato, e non abbiamo ancora le idee chiare su… quanti ne seguiranno.

Piski è la disegnatrice: hai seguito corsi o scuole?
Ho frequentato i corsi dell’Accademia Europea di Manga per dare sfogo alla mia voglia di disegnare. Ma il disegno comunque rimane nella sfera dell’hobby, non ho mai pensato di farne un mestiere e, in tal caso, dovrei lavorarci su molto per migliorare.

Perché avete realizzato un’autoproduzione?
Per far vedere a tutti quello che abbiamo fatto, facendolo esattamente come volevamo noi, senza limiti o paletti. Non essendo legate a necessità di vendere, ma lavorando solo e unicamente per passione, possiamo concederci tutto. Non sapevamo neanche se il nostro fosse una produzione adatta a Cartoomics, visto che è metà manga e metà narrativa. Per di più, anche il manga ha un suo pubblico particolare, che non apprezza il manga non giapponese. Ma la storia di Illegal Course è basata su tematiche amoroso-omo-erotiche, tema che sta prendendo un filino piede anche in Italia: da qui la “speranza” che anche i mangofili più puristi possano chiudere un occhio e apprezzarci.

Speranze per il futuro?
Andiamo avanti, faremo altre fiere, svilupperemo il nostro lavoro sul web e speriamo di riuscire ad arrivare alla fine della nostra storia. Ci basterebbe vendere quel minimo da coprire le spese di stampa del fascicolo successivo.

(Annalisa ‘Maya’ Bianchi • 22/04/2014)