Ken-Parker-volume-1Ken Parker è tornato. La notizia era nota fin dall’ultima edizione di Lucca Comics, e nelle scorse settimane avevamo già appreso tutto quello che c’era da sapere su questa nuova elegante edizione (vedi), che in 50 uscite settimanali riporterà in edicola (oltre che in fumetteria e libreria) l’intera saga di Lungo Fucile. Ma non ci vergogniamo ad ammettere che sfogliare finalmente il primo volume (Ken Parker 1, Mondadori Comics, prezzo di lancio 1,90 €, i successivi saranno in vendita ogni venerdì a 7,99 €) è stata ugualmente un’emozione forte. Forte come può essere ritrovare non solo un personaggio che, nel lontano 1977, ha segnato un’autentica rivoluzione narrativa nel fumetto popolare italiano, ma anche un vecchio amico, un vero e proprio fratello maggiore per molti che, come chi scrive, in quel periodo uscivano dall’infanzia per affacciarsi sugli anni inquieti dell’adolescenza.
Perché Ken, attraverso una cavalcata durata 59 albi, seguiti dall’estemporanea pubblicazione di ristampe e qualche inedito, ci ha accompagnati oltre i rassicuranti confini del genere western (di qualsiasi genere, in realtà), alla scoperta di temi “adulti” quali lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’emergenza ambientale, fino all’omosessualità e al terrorismo. E lo ha fatto ribaltando – fin dai primissimi episodi pubblicati in questo volume d’esordio (Lungo Fucile e Mine Town) – gli stereotipi classici dell’eroe tutto d’un pezzo, come si capisce per esempio dall’inedita ritrosia con cui ricorre alla violenza letale («Non mi piace uccidere, nemmeno quando è necessario», sospira nell’ultima vignetta di pagina 69).
Onore a un editore coraggioso come Sergio Bonelli, dunque, che all’epoca ebbe la lungimiranza di scommettere su un personaggio così lontano dalla risolutezza pistolera di Tex o dalla disinvoltura guascona di Mister No. E doppio onore ai suoi creatori Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, capaci di condurre Ken attraverso un’esaltante serie di avventure e i mestieri più svariati: da scout dell’esercito a sceriffo, da detective a operaio, ad aspirante scrittore. Tante divise diverse per un (anti)eroe che, caso fino ad allora unico nel fumetto bonelliano e forse italiano, numero dopo numero vive una propria evoluzione, soprattutto umana, invece di rimanere inchiodato a un presente sempre uguale a se stesso.
Un’evoluzione che, ovviamente, potrà essere progressivamente assaporata nelle prossime uscite della collezione, così come le nuove tecniche espressive introdotte dagli autori sulle pagine di Ken Parker: dall’eliminazione delle didascalie e dei ballon con i pensieri, per lasciare spazio alle espressioni dei protagonisti e allo sviluppo della sequenza, fino al ritmo iperdinamico e quasi cinematografico della narrazione, con uso esasperato delle onomatopee. Scelte stilistiche che i bei volumi di Mondadori Comics, rivisti personalmente da Berardi & Milazzo e arricchiti dall’apparato redazionale curato dal critico Luca Raffaelli (impaginati in un bello stile da “piombo” anni Settanta), ci riportano oggi in tutta la loro carica innovativa, perfettamente apprezzabile anche a tanti anni di distanza. Non resta che mettersi comodi, insomma, e settimana dopo settimana prepararsi a godere ancora una volta storie immortali come Chemako, colui che non ricorda, La ballata di Pat O’Shane, Sotto il cielo del Messico, Adah o un autentico cult quale Sciopero, che vede Ken operaio in una fabbrica, alle prese con la nascita dei primi sindacati e le condizioni disumane cui un capitalismo rapace e senza scrupoli costringe i lavoratori.

Un’ultima nota: il vezzo tutto italiano di attribuire a qualsiasi opera un’etichetta, ha fatto sì che Ken Parker in passato sia stato spesso identificato come un eroe “di sinistra”. A prescindere dall’effettiva valenza che possono ormai avere categorie politiche di stampo ottocentesco quali “destra” e “sinistra”, o dalla loro applicabilità a un fumetto popolare, si tratta di una lettura che ci appare – oggi come allora – limitata e non rispettosa della natura più autentica del personaggio. L’epopea di Lungo Fucile, infatti, ci parla di valori come la coerenza, la generosità, il coraggio civile, la capacità di pensare con la propria testa e di schierarsi dalla parte dei più deboli. Valori che in quanto tali non appartengono né alla destra né alla sinistra, ma dovrebbero essere patrimonio di qualsiasi Uomo (la maiuscola non è casuale) degno di questo nome. Ken Parker, oggi, risale a cavallo proprio per ricordarcelo. E tutti noi, pur con qualche illusione in meno e molte rughe in più rispetto a quel remoto 1977, siamo ancora una volta pronti a cavalcare con lui.

(Marco De Rosa • 17/04/2014)

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