sbam_TWD_edicola_013La tragedia che ha funestato il numero scorso di The Walking Dead (versione da edicola) non poteva non avere conseguenze evidenti. Conseguenze editoriali, con un radicale cambio della struttura della trama, e conseguenze interne alla storia, con scambi di ruoli tra i personaggi, suggeriti già dalla copertina. Padre e figlio (TWD nr. 13, novembre 2013, saldaPress, € 3,30) si presenta infatti con un piccolo Carl dallo sguardo deciso, sotto il cappello troppo grande, mentre trascina per mano suo padre, barcollante, dal passo incerto e dalla faccia – non a caso – in ombra. La tragedia che ha chiuso il nr. 12, infatti, ha lasciato soli i due Grimes, soli ad affrontare l’incertezza, le folle di zombie vaganti, la fame, le notti. Rick ha perso la fiducia in se stesso, non è più sicuro del suo agire. Carl tenta di prenderne il posto, deve prenderne il posto: supera anche il suo battesimo del fuoco. Ma, per quanto cresciuto in fretta, resta pur sempre un bambino.
Da fumetto di gruppo – la comunità che viveva nel carcere-rifugio, attrezzato e sicuro – a fumetto concentrato su pochi personaggi; da fumetto d’azione – la guerra contro il Governatore –, a fumetto psicologico, con i tormenti interiori di Rick & figlio. Non è certo la prima volta che la saga di Robert Kirkman (anche qui, come sempre, con Charlie Adlard e Cliff Rathburn) ci propone cambi di marcia così repentini in poche pagine, ma certamente questo passaggio è quello più “violento” visto fin qui. Finora abbiamo assistito a un crescendo: Rick si sveglia da solo in ospedale, incontra i primi sopravvissuti, si ricongiunge alla sua famiglia, crea un gruppo coeso, cerca una sistemazione per tutti, trova una situazione ideale (il carcere) e crea così una piccola comunità, potenziale germoglio di una nuova umanità. Ora invece, Rick è di nuovo (quasi) da solo, mutilato, depresso.
Ma già in questo numero vediamo i prodromi del prossimo avvenire…
Una nota di merito ai disegnatori per la spettacolare sequenza delle pagine 48-49. Sei sole vignette in due pagine, completamente mute, assolutamente statiche. Ma che riescono a dare in modo perfetto il senso dell’angosciante passare del tempo. Clap clap clap.

(23/11/2013 • Domenico Marinelli)