Per un antico zagoriano come il sottoscritto, incontrare Moreno Burattini, autore storico di Zagor e curatore della collana dello Spirito con la Scure, è stato un vero piacere. Tema del nostro incontro era parlare dell’aspetto horror della storia di questo personaggio ormai storico per la Nona Arte: era infatti proprio questo il tema del nr. 10 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale scaricabile gratuitamente da qui. Ma ovviamente e inevitabilmente, pur partendo dall’horror, il discorso è scivolato anche oltre, sui lunghissimi 52 anni della vita editoriale del Re di Darkwood.
Vi rimandiamo alla rivista (è gratis…) per la chiacchierata completa con Moreno, ma di seguito vi anticipiamo alcuni dei punti salienti che abbiamo trattato.

Il bello di Zagor è sicuramente che è trasversale ai generi: riesci ad adattarlo a tutte le situazioni. Proprio in questa veste, ha affrontato e affronta tutti i mostri più famosi e tradizionali.
Sì, mostri che possiamo dividere in due epoche: quella nolittiana dei personaggi classici, presi dai film degli anni Cinquanta tanto cari a Sergio Bonelli, e quella più recente di Mauro Boselli, che ha inserito innovazioni e ammodernamenti. Pensiamo al barone Wolfingam con gli Uomini-pesce, ad esempio. L’idea che Mauro ha utilizzato è infatti proprio quella alla base di Dampyr: come sarebbero i vampiri oggi se esistessero veramente? Zagor si è adattato perfettamente a tutte e due le epoche, nolittiana e boselliana. Infatti, mi risento un po’ quando sento definire Zagor un fumetto western. Sergio metteva nella serie qualsiasi cosa lo colpisse e gli piacesse. Pure il western, certamente (come nelle storiche La rabbia degli Osages o La stella di latta), ma anche molto altro: pensiamo alla storia dei vichinghi che cercano la loro terra e la trovano invasa da mostri! E perché Zagor è così? Quando uscì in edicola, c’era solo Tex. Bonelli/Nolitta voleva fare qualcosa di diverso, molto diverso. Tex è nel sud-ovest degli Stati Uniti? Zagor nel nord-est. Tex è di fine Ottocento? Zagor di inizio secolo. Tex è western? Zagor è… tutto il resto.

E funziona da decenni.
Non ci penso mai perché altrimenti… pianto tutto e scappo! Io curo un personaggio con 52 anni di tradizione che va rispettata. E infatti Zagor in 52 anni è cambiato pochissimo, è sempre rimasto uguale a se stesso, siamo lontanissimi dagli stravolgimenti tipici della Marvel o della DC ad esempio.
Ovviamente c’è stata una evoluzione. Nella struttura delle storie, ad esempio: le sceneggiature di Nolitta erano impostate per permettere al lettore di scoprire la storia nel suo dipanarsi insieme a Zagor, il lettore e il personaggio quindi “sapevano” le stesse cose. Oggi invece si predilige uno schema diverso: il lettore sa subito cosa è successo, chi è il cattivo e cosa sta combinando, Zagor invece deve scoprirlo, quindi il lettore “sa” più di lui e legge la storia per vedere come Zagor risolverà il caso. Un cambiamento nel modo di raccontare ma che lascia il personaggio uguale a se stesso, così come è sempre stato. La stessa cosa per il disegno: nell’ultimo “specialone”, Gallieno Ferri – che è il creatore grafico di Zagor e lo disegna fin dagli inizi – ha disegnato una scena abbastanza forte dove un cattivo sgozza il prigioniero: una volta, forse, avrebbe solo fatto intuire la scena, senza mostrarla così chiaramente, ma oggi anche lui sa che il gusto dei lettori è diverso.

Zagor eroe trasversale, dicevamo. Anche il lettore di Zagor è trasversale? In senso anagrafico, in senso di interessi, di passioni, di culture?
Penso proprio di sì. Consideriamo che in 52 anni il pubblico è per forza cambiato. Ai tempi di Nolitta, il pubblico era quello del Grande Blek e di Capitan Miki. Oggi Zagor è un fumetto più per adulti, che però si presta a più piani di lettura: c’è il lettore che vuole leggersi l’avventura per quel che è, solo per svago, e poi c’è quello più pignolo, che cerca le ricostruzioni storiche, l’analisi dei personaggi, eccetera.

Ecco, la tua grande produzione su Zagor e Cico: lavorare su personaggi di questo spessore è certamente un piacere e un onore. Ma non “ti manca” l’aver fatto qualcosa di “tuo”, un personaggio “di Burattini”?
Mi hanno già fatto questa domanda, e la mia risposta è sempre quella: Zagor è mio. Ci sono e ci sono stati autori che hanno lavorato su uno o più personaggi della Bonelli in realtà sognando di scrivere altro. Io no. Io volevo fare proprio Zagor, e Zagor sto facendo!

(Antonio Marangi • 02/09/2013)