In edicola il secondo numero di Long Wei (L’ombra delle Cinque Lame, luglio 2013, 96 pp b/n, € 3,00), la serie targata Aurea Editoriale, scritta e coordinata da Diego Cajelli. La lettura di questo albo non fa che confermare le buone impressioni tratte da quella del primo: una trama avvincente che si legge di un fiato, disegni adeguati con forte influenza mangosa. Nessun “colpo di scena” particolare nella trama, mal’ambientazione italiana dà quel tocco in più raro da trovarsi nelle produzioni nostrane, da sempre tendenzialmente esterofile.

Lasciando ai cultori e agli appassionati la valutazione degli aspetti più strettamente connessi alle arti marziali – grandi protagoniste di questa serie –, dal punto di vista fumettoso, qui vediamo prendere spessore e volume la figura di Vincenzo Palma, spalla del protagonista. È lui che accompagna Long Wei nel suo ambientamento nella vita della Chinatown meneghina, ed è così lui a trovarsi suo malgrado coinvolto nei guai in cui lo spirito cavalleresco del giovane cinese finisce per cacciarlo. I guai sono quelli di una faida tra legang di taglieggiatori dei commericanti del quartiere: da una parte i giovani cinesi del clan delle Cinque Lame, dall’altra l’ultimo rampollo di una ben più organizzata cosca mafiosa che, all’insaputa del paparino, scatena un bel macello. Ahiloro, il fatto non piace ai veri dominatori del quartiere, le Tigri Immortali del Bosco dei Salici. Una calmata per tutti si impone, ma c’è sempre qualcuno che ha la testa ancora più calda di quelle dei giovani contendenti. Con Long Wei in mezzo.
Disegni di Gianluca Maconi, copertina di Lorenzo Ceccotti. Da leggere.

(Matteo Giuli)