Abbiamo già parlato (qui) dell’uscita di questa nuova ristampa delle prime storie di Alan Ford, i mitici 75 albi targati Magnus&Bunker. Il “vero” Alan Ford, secondo tanti. Una ennesima riproposizione di un classico, dunque, che però, a differenza dei precedenti, colpisce per la veste editoriale: la prima uscita (disponibile dal 21 maggio 2013) è un volumone di un migliaio di pagine, formato… breviario, con i primi otto episodi, tutti insieme (Alan Ford TNT Edition, nr. 1, Mondadori, € 14,99).
Il sottoscritto è un antico cultore del Gruppo TNT che – come ho già avuto modo di scrivere su questi schermi (qui) – ho letto e riletto nelle sue molteplici edizioni. Eppure questo volume mi ha consentito una cosa mai fatta prima: leggere d’un fiato (o quasi, sempre 1000 pagine sono…) otto episodi di seguito. L’esercizio mi ha consentito di notare piccole sfumature cui mai avevo fatto caso prima, quando ho letto i singoli episodi a distanza di tempo l’uno dall’altro.
Ad esempio: l’evoluzione della struttura delle storie (e del gruppo TNT di riflesso) è molto più rapida di quanto pensassi. Alan Ford, titolare della testata, è il vero protagonista-unico solo per i primi tre episodi. Già dal quarto emerge la figura di Bob Rock, con tutto il carisma che lo renderà il membro del TNT più amato dai fans. Fino ad arrivare all’ottavo albo con una storia molto più corale, dove anche Grunf e il conte Oliver aumentano decisamente la loro presenza.
Non solo. Soltanto le prime due storie (Il gruppo TNT e Il dente cariato) sono parodie delle più classiche vicende spionistiche da film o da romanzo: oggetto del contendere è sempre un microfilm, ad esempio. Dal terzo, invece, le missioni di “spionaggio” si alternano a operazioni dal carattere più poliziesco: come nel caso delle personalità ricche e famose che scompaiono nel nulla (Operazione Frankenstein, pura goduria: sarà Alan a scoprire che il colpevole è un ricchissimo pazzoide che rapisce persone da usare come “pezzi di ricambio”, così da farsi trapiantare praticamente tutto), o in quello dei ricconi che – dopo le cure somministrate dalla clinica del dottor Alsar – sentono il bisogno impellente di donare cifre enormi ad attività filantropiche (Date date date, nr. 5), o ancora nel caso di Alex Barry, noto fisico rapito per essere “rivenduto” alle potenze straniere (Alex Barry non c’è più, nr. 6), fino al mistero degli alberi di Natale scomparsi, che getta nello sconforto la popolazione di New York (L’albero di Natale, nr. 8). Un po’ staccati da questa particolare continuity, per dirla all’americana, sono i numeri 4 e 7, che passano dall’horror (la deliziosa Baby Kate e la sua banda di fantasmi terrorizzano Alan e Bob in La casa dei fantasmi) alla satira politica (in Una gita a San Guerreta, quando Alan è incaricato nientepopodimenochè di controllare che fine facciano i generosi fondi donati dagli USA al dittatorello di un misconosciuto stato sudamericano).
Bellissima, in tutti i casi, la struttura fissa dell’organizzazione della storia e i ruoli dei personaggi, con alcuni tormentoni ricorrenti: la Cariatide riceve l’ordine per la missione da non ben definite “alte sfere”; le grane toccano quindi ad Alan Ford, in solitaria; Bob Rock ha funzione di spalla e accompagna (mugugnando) il bel biondo, dapprima per brevi tratti, poi via via con un ruolo sempre più ampio e definito, come dicevo prima; Grunf (anzi, Grunt, come è chiamato inizialmente) si occupa della logistica: in qualche modo riesce sempre a portare Alan sul luogo convenuto, talvolta addirittura “miracolosamente”, per poi scomparire nel nulla e rientrare alla base sa il cielo come; infine il conte: non riceve le istruzioni preliminari, non è mai presente nel negozio di fiori-base segreta, eppure riesce sempre a comparire nel momento giusto per cavare d’impiccio i colleghi. Strada facendo, riesce anche ad arraffare qualsiasi valore gli capiti a tiro, poi scompare anche lui, senza lasciar traccia e senza spiegazione. Decisamente più defilato il povero Geremia, praticamente il commesso del negozio di fiori e nulla più. Unica peculiarità: all’inizio non è malato, risulterà influenzato nell’ottavo episodio, per non guarire di fatto mai più nella saga tiennetiana.
Sono bastati pochi episodi, dunque, per caratterizzare i vari personaggi, nel modo con cui legioni di alanfordiani li hanno conosciuti e amati per decenni (l’Alan di oggi è tutt’altra cosa, ma questo è un altro discorso). E la caratterizzazione grafica ha seguito la stessa evoluzione: nel nr. 4 ormai, ogni agente del gruppo è perfettamente delineato nel suo aspetto definitivo, perdendo qualche orpello (i guanti del conte ad esempio) e acquistando in definizione (il naso di Bob è il caso più evidente, ma anche l’adipe della Cariatide). Non solo: alcuni dei personaggi di questi primissimi numeri resteranno nella storia dell’intera saga, da Margot la bellissima superspia, al professore pazzoide Kroizer, al dottor Alsar, prossimo membro del Trio Fantasticus, all’eterea Baby Kate (che se anche tornerà solo nel numero 93, risulterà mai dimenticata da nessun lettore), al mago da strapazzo Ulrico Drake, al Suicida che non riesce a a suicidarsi e che cade tra i piedi di Alan nei momenti più disparati. Imperdibili poi i siparietti che intervallano le storie. Uno su tutti: lo sgangheratissimo hotel dove Alan e Bob alloggiano durante la missione del nr. 6 e che serve la cena solo ai clienti che vincono l’apposita tombola!
Un capolavoro? Certo che sì! Lodi e ringraziamenti – da cuore alanfordiano – a Mondadori per questa iniziativa.

(Antonio Marangi)