Zerocalcare, Un polpo alla gola, 192 pp, Bao Publishing 2012, € 16,00

Zerocalcare è indubbiamente un autore vicino alla Sbam-filosofia. Giovani, dotato di talento e con tante idee,  utilizza i mezzi più moderni (Facebook, blog, twitter) per interfacciarsi con i loro lettori. Come a volte accade, le case editrici più piccole (in questo caso la Bao), sempre in cerca di novità da pubblicare, incontrano autori come lui. Ed è così che i lettori si trovano tra le mani volumi come Un polpo alla gola, graphic novel firmata da Zerocalcare.
Classe 1984, romano, dotato di un umorismo pungente e dissacrante, l’autore fa uno spaccato di vita – della sua vita – legata in particolar modo all’istituto comprensivo Voltaire. Dalle elementari alle superiori, più di dieci anni di vita trascorsi con i compagni (la mascolina Sarah, l’odiata Giulia Cometti, l’amico Secco, il violento Corrado, l’agiato Eduardo), i professori (come la terribile Arbizzati), il preside, suo figlio Stephan e la sua fidanzata Alexandra
Un micromondo fatto delle sue regole, ricco di affascinanti misteri e atti di viltà. Un mondo destinato a sconvolgersi in seguito al ritrovamento, da parte di Zero, Secco e Sarah, di un teschio nel bosco che circonda la scuola. Questo scatenerà una serie di eventi a dir poco incredibili…  Il primo di questi è il più ovvio: la punizione per aver trasgredito la regola che vieta di andare nel bosco doveva ricadere su qualcuno. Dopo una divertentissima scena in cui le coscienze “buone” e “cattive” di Zero sono rappresentate da He-Man e Darth Vader, la decisione viene presa: a essere mandata in presidenza sarà Sarah, perché, in una versione pesantemente “distorta” della realtà, “le femmine non vengono mai punite“. Ma quest’atto di codardia avrà conseguenze inimmaginabili: da quel preciso momento la vita di Zero sarà segnata dalla presenza del polpo del rimorso, da cui il titolo della storia…
Per non rovinare la sorpresa lascio qui con la trama e concentro questa recensione su altri aspetti del volume. Innanzitutto i disegni: semplicemente perfetti, anche nella riproposizione di personaggi iconici (quali Jimmy, il maiale saggio dei tre porcellini del cartoon Disney del 1933, o David Gnomo, solo per citarne alcuni), impreziositi da un bianco e nero con sfumature di grigio davvero eleganti. Poi il linguaggio: inevitabilmente volgare (ma mai eccessivo), dialettale al punto giusto, poco retorico e molto “terra terra”. E ancora i riferimenti pop e culturali, l’umorismo sempre azzecato, rari momenti in cui la narrazione diventa molto seria e che regalano un’inattesa profondità alle vicende…
Un polpo alla gola
è una lettura quasi obbligata per tutti, la dimostrazione che il fumetto umoristico può raggiungere vette elevatissime senza restare ancorato alle vecchie concezioni di “strisce”, ma anche una nuova dimensione per il fumetto italiano, che si allontana dai soliti cliché per trovare, soprattutto grazie a Internet, nuovi spazi, dove la sperimentazione non è solo lecita, ma addirittura incoraggiata. L’unico motivo per non acquistare questo volume può essere solo un… profondo odio verso il genere, altrimenti correte in fumetteria: non ve ne pentirete (non per niente, il volume è alla terza ristampa).

(Mattia Caruso)

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