Si è appena concluso Cartoomics 2013, la manifestazione milanese dedicata al mondo del fumetto e del game. Come per Lucca e per tante altre situazioni analoghe, non abbiamo potuto fare a meno di notare che la molteplicità degli eventi – molti dei quali appariscenti e spettacolari – dedicati ad altri ambiti che non quello strettamente fumettistico, rischino di mettere un po’ in secondo piano il vero e proprio mondo-comics, quello per cui un appassionato stile sbam-fan corre ad acquistare il biglietto d’ingresso. Abbiamo incontrato
Filippo Mazzarella, direttore artistico di Cartoomics, per farci rivelare qualche retroscena e per capire meglio cosa c’è dietro l’organizzazione di un evento fumettistico di queste dimensioni e quali sono i suoi obiettivi per le prossime edizioni.

Come si organizza un evento come Cartoomics?
Io dedico undici mesi all’anno a Cartoomics. Per la riuscita di un evento come questo è importante avere uno staff di persone qualificate, che a volte vanno istruite su alcuni aspetti, perché non tutte vengono dal mondo del fumetto.
Cartoomics
è qualcosa di diverso da un evento B2B o B2C (“business-to-business”, ovvero un incontro tra addetti ai lavori, o “business-to-consumer”, l’incontro diretto tra addetti ai lavori e pubblico, Ndr), come potrebbe essere per esempio una fiera sulle energie rinnovabili. Parliamo di un prodotto che per sua natura è popolare e dai molteplici aspetti, tutti da esaminare. Poi c’è l’aspetto economico di cui tener conto, con un bilancio finale tra entrate e uscite che l’organizzazione deve ovviamente considerare. Anche se il biglietto d’ingresso è a pagamento, Cartoomics si compone di molte attività collaterali gratuite extra-fiera, tre giorni di proiezioni e incontri, oltre trenta eventi, tutti a ingresso libero ma con ovvi costi di realizzazione. Mettere tutto insieme è difficile, ma con la passione le difficoltà si superano più facilmente.

Con così tanti eventi, non c’è il rischio che il fumetto passi in secondo piano?
Non parlerei di posizione di secondo piano, anche se è vero che in qualche modo può essere messo in ombra dai grandi eventi. Ma è stata una scelta ponderata. Quando due anni fa abbiamo organizzato in pochissimi giorni e senza grandi sforzi promozionali l’evento per i 25 anni di Dylan Dog – e siamo riusciti a riempire il Centro Congressi della Provincia di Milano, con spettatori presenti a ogni proiezione a qualsiasi ora – ci siamo resi conto che un progetto di quel tipo poteva funzionare su tutto quello che era e si faceva a Cartoomics in quel momento. Per anni la fiera ha languito per tutta una serie di motivi che non sta a me analizzare; era diventata una manifestazione piccola rispetto alle sue potenzialità, anche in termini di affluenza di pubblico e affezione da parte degli appassionati. Abbiamo cercato di dare una scossa.

Infatti gli eventi e le proposte si sono moltiplicate. Ma in futuro a Cartoomics possiamo aspettarci più spazio per il fumetto tradizionale?
Per questa edizione, la nuova sede e i nuovi spazi a disposizione (per la prima volta, la manifestazione di è trasferita alla nuova fiera di Milano-Rho, Ndr) hanno imposto di puntare su una spettacolarizzazione dell’evento. Ma a partire dal giorno dopo la fine del Cartoomics di quest’anno, il mio impegno sarà quello di ricominciare a cercare di ricucire i rapporti con tutti i grandi editori di fumetti, che magari non erano presenti a questa edizione. Io capisco perfettamente che, in un momento come questo in cui la crisi è divenuta strutturale, nei budget delle attività editoriali non esistono più quelle risorse che prima consentivano di partecipare a quattro o cinque fiere ogni anno; spese messe a bilancio ma che alla fine non cambiavano di molto il fatturato. Oggi è impegnativo per molti editori, per i piccoli ma anche per i grandi, partecipare a un qualsiasi evento. Anche se quella del fumetto è una nicchia di mercato che “tiene” rispetto ad altre, mi rendo conto che è necessario trovare un modus operandi nuovo. D’altronde, un editore di fumetti puro va sicuramente a Lucca, perché Lucca per i comics è come Cannes per il cinema. A Milano, invece, dove ci sono cento fumetterie e trecento librerie, che vantaggio immediato può avere l’editore dalla sua presenza a Cartoomics? Rispetto a prima, oggi forse è più un’impresa onerosa, che non garantisce un risultato cui non possa arrivare comunque tramite un altro canale, diverso dai tre giorni di vendite della fiera. Bisogna capire come si possono creare delle condizioni nuove, ripensare tutto in modo tale che un editore sia felice di tornare a Cartoomics. Io ho in mente diversi modi e spero di riuscirci.

Si può dire che Cartoomics rappresenti un cambiamento in atto nel mondo del fumetto?
Bisogna rendersi conto che le cose sono cambiate. L’ultimo fenomeno del fumetto italiano è stato Dylan Dog, 25 anni fa, poi c’è stato Ratman, ma parliamo comunque di 20 anni fa. Negli ultimi 20 anni, duqnue, nel fumetto italiano popolare non c’è stato più nulla di simile. Bonelli ha pubblicato venti altre serie dopo Dylan Dog, ha fatto cose bellissime e di successo, ma nessuna è diventata l’icona di una generazione. Ciò vuol dire che: o il fumetto si sta fermando e assestando intorno a cose consolidate e non riesce ad andare oltre, oppure chi legge comics è talmente cambiato e il mercato si è così frazionato che oggi non si riesce più a percepire l’importanza di uno specifico fenomeno. Il fumetto con la F maiuscola in Italia esiste, ma non dimentichiamoci che il grande pubblico – quello che costituisce la base su cui si costruisce una manifestazione come Cartoomics – vede il fumetto ancora oggi solo come quello da edicola. Anche se è evidente che il fumetto non è soltanto Bonelli o Astorina. È altrettanto evidente che noi saremo felici quando vedremo i grandi nomi del fumetto italiano accettare di buon grado il fatto che le cose sono cambiate al punto tale che devono per forza coesistere universi così diversi tra loro. Spero proprio che, già a partire dall’edizione di quest’anno, chi ha visitato Cartoomics – a parte ovviamente lo zoccolo duro che verrebbe in fiera a prescindere – lo abbia fatto almeno in parte perché attirato da un qualcosa che magari non ha nulla a che fare con il fumetto, ma che poi, una volta in fiera, scoprirà il mondo del fumetto o sarà colpito da una delle iniziative in programma.

Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi Cartoomics?
Io ho portato idee che i nuovi realizzatori di Cartoomics hanno apprezzato. C’è un progetto di quattro o cinque anni: l’anno scorso sono state le prove generali, quest’anno si è dato più spazio alla parte spettacolare, in futuro ci concentreremo sul fumetto classico. Voglio dedicarmi anche al cartoon: anche se il purista del fumetto centra poco con i cartoni animati, c’è tutta una parte di quest’altro pubblico che potrebbe essere interessata a Cartoomics, ma che oggi non viene in fiera. Bisogna lavorarci, poco per volta.

Sul nr. 8 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale scaricabile liberamente da qui, ampio reportage sull’edizione di quest’anno.

(Sergio Brambilla • 23/03/2013)

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