Davide La Rosa, Il nuovo romanzo di Dan Braun, Nicola Pesce Editore 2012, € 7,90

Un paesello delle valli lombarde, San Florenziano Intelvi. Poche case, una chiesa e ben due cimiteri di guerra, l’uno dei caduti dei partigiani, l’altro dei combattenti fascisti, gli uni e gli altri periti durante la battaglia del Mortirolo nel 1945. La chiesa custodisce il corpo del santo che dà il nome al paese, san Florenziano appunto, per esaminare il quale giunge in loco una troupe televisiva capitanata da Roberto Giacobbo. Purtroppo però, un imbranato bombarolo fa saltare in aria il furgone della regia televisiva, bloccando la trasmissione, proprio mentre un temporale provoca il “risveglio” dei defunti dei due cimiteri che, in forma di zombie, invadono il paesello per proseguire la loro guerra. Fortunatamente, a salvare capra e cavoli, proprio lì precipita una mongolfiera con un gruppo di ninja che si adopererà per salvare la popolazione. Il loro capo è Ninja Minosse, poi ci sono la tartaruga ninja Tintoretto, Ninja Madonna (non la cantante, proprio la Madonna!) e Ninja Otello, “del tutto inutile ma ce lo teniamo perché è cognato di Naruto“. Tra una sparatoria – molto in stile Walking Dead – e un dibattito filosofico tra il capo ninja e il prete della parrocchietta sull’interpretazione divina da dare agli eventi, si giunge alfine all’identità dell'”assassino”.

Scritto e disegnato da Davide La Rosa, questa graphic novel colpisce prima di tutto per il disegno: non è semplicemente “semplice”, se ci permettete il gioco di parole, non è neanche “essenziale”. È brutto. Addirittura ai limiti del sopportabile, simile com’è a certi scarabocchi da bambini. Eppure è efficacissimo, espressivo, perfettamente integrato col testo. Già, e il testo? Il testo è – così come lo definisce l’autore stesso e più ancora Daniele Barbieri nella sua postfazione – scemo. Più che scemo. Talmente pieno di non-sense, citazioni, riferimenti a personaggi dello spettacolo e della televisione, a fatti storici e di cronaca, di fasi inconcludenti da farti perdere il filo. E anche se non tutte le battute sono all’altezza– molte sono scontate, altre riprendono luoghi comuni triti e ritriti (l’ICI della Chiesa, ad esempio) – l’impianto funziona.

Certo, La Rosa pare avere una vera passione per i ninja, che ficca in qualsiasi sua opera (basti pensare alle sue Suore Ninja). E più ancora, ha un conto aperto con la Chiesa cattolica, che non perde occasione di “colpire”. Peccato però si lasci andare ad eccessi che sforano nel blasfemo, appesantendo inutilmente l’opera. I sentimenti religiosi e i dogmi di fede, di qualsiasi fede, sono ben altro che la satira. Il dubbio che La Rosa forzi la mano perché oggi parlare male della Chiesa “tira” (e un po’ fa figo), viene…
Ecco perché le lunghe disquisizioni con cui Ninja Minosse spiega agli astanti – e ai lettori – il significato nientepopodimenoché dell’Eucarestia e dell’intera storia della Chiesa cattolica e della sua influenza (nefasta, va da sè) sulla storia del mondo, le lasciamo giudicare ai lettori.

(Domenico Marinelli • 19/02/2013)