È un autentico fulmine a ciel sereno quello che scuote il fandom fumettistico americano attorno alla metà del 1970. Internet e i social network, all’epoca, sono roba da fantascienza, eppure in poche ore la notizia si diffonde da costa a costa, sulle ali di un ossessivo passaparola: Jack Kirby, il “Re” dei comics, creatore assieme a Stan Lee di alcune tra le icone più popolari del Marvel Universe, abbandona la Casa delle Idee per passare armi e bagagli agli eterni rivali della DC. Se l’improvviso cambio di casacca lascia disorientati lettori e appassionati, non sorprende i più intimi frequentatori di Kirby, ai quali sono ben note l’insoddisfazione e la crescente insofferenza che hanno caratterizzato nell’ultimo periodo i rapporti tra il disegnatore e i vertici della casa editrice. Due i motivi principali alla base del dissidio: un trattamento economico che “the King” giudica assolutamente inadeguato e, soprattutto, l’impressione che al suo lavoro non venga dato il giusto risalto. Alla luce di questa situazione, e dell’impossibilità di avere dai nuovi proprietari della Marvel (la Perfect Film and Chemical Corporation, che ha rilevato la casa editrice da Martin Goodman alla fine del 1968) un contratto all’altezza delle sue aspettative, Kirby finisce per cedere alla serrata corte di Carmine Infantino, vecchio amico e collega ma, soprattutto, nuovo editor-in-chief di una DC alla disperata ricerca di un rilancio capace di arrestare l’ormai cronica emorragia di vendite. E quale modo migliore per rilanciarsi, che soffiare alla concorrenza la sua matita di punta?
Al momento di iniziare la nuova avventura professionale sotto l’egida della casa editrice di Superman e Batman, Kirby ha già ben chiaro in testa quello che intende sviluppare: un colossale romanzo cosmico basato sull’eterna lotta tra il Bene e il Male nel quale dare vita a un nuovo ordine di Dei, la generazione successiva a quelli che ha raccontato fino a pochi mesi prima sulle pagine di Thor. Infantino, però, insiste perché “the King” prenda il timone di almeno un’altra testata, tra quelle già presenti nel portafoglio DC. Alla fine la scelta cade su Superman’s Pal Jimmy Olsen, la serie dedicata al giovane giornalista amico dell’Uomo d’Acciaio. Secondo la leggenda – mai ufficialmente confermata – in quell’occasione sarebbe lo stesso Jack a chiedere a Infantino di affidargli il titolo più debole della casa, così da poterlo trasformare in un sicuro successo. L’operazione riesce a metà, nel senso che le vendite registrano effettivamente una repentina impennata, salvo poi cominciare progressivamente a calare nel giro di qualche mese.
“Il Re”, va detto, non prova la minima simpatia nei confronti di Jimmy Olsen, che giudica un personaggio insipido e monodimensionale. La testata, tuttavia, gli serve per scaldare i motori del nuovo progetto, introducendo fin da subito una serie di misteriosi personaggi, che andranno in seguito a costituire altrettanti tasselli nel suo grande affresco fumettistico.
Già sul primo numero della gestione-Kirby (Superman’s Pal Jimmy Olsen 133, dell’ottobre 1970) facciamo quindi la conoscenza con gli Outsiders, motociclisti ribelli che popolano una città di legno chiamata Habitat, e con i geniali Hairies, giovani scienziati caratterizzati da un look vagamente hippie, con tanto di baffoni e lunghe capigliature.
Ma è sul numero seguente, il 134, che arriva il grande botto con l’esordio del character più carismatico dell’intera saga, il poderoso despota galattico Darkseid, modellato sulle fattezze dell’attore Jack Palance. Un cattivo memorabile, destinato da allora in poi ad avere un peso decisivo nelle vicende di tutto l’universo DC (basti citare a titolo di esempio la miniserie-evento Crisi Finale, del 2008).
Alla fine del 1970, quindi, i semi sono stati gettati e l’attesa dei fan si è fatta spasmodica: “the King” è finalmente pronto ad alzare il sipario sul suo ambizioso kolossal, che per ragioni mai completamente chiarite viene battezzato Quarto Mondo e il cui sviluppo si snoda su tre testate nuove di zecca: New Gods, Forever People e Mister Miracle (secondo alcuni autorevoli biografi kirbyani, l’origine del termine Quarto Mondo è legata allo strillo di copertina apparso sul numero 4 delle tre testate: “Fourth World”, a indicare non solo che quella era la quarta uscita della collana, ma anche che ogni fumetto di Jack Kirby rappresentava un intero “mondo” da scoprire. In questo senso, l’albo successivo sarebbe stato lanciato come «Quinto Mondo», poi «Sesto» e così via. Ma nei mesi seguenti lo strillo non venne più ripreso, e l’espressione Quarto Mondo rimase così a indicare l’intera saga).
Sul numero 1 di New Gods (marzo 1971) Kirby racconta come, in seguito al Ragnarok e alla caduta delle vecchie divinità, siano sorti due pianeti rivali, patria rispettivamente del Bene e del Male assoluto. Il primo, Nuova Genesi, è retto dal saggio Altopadre, impegnato a contrastare la minaccia di Darkseid, il sanguinario tiranno di Apokolips che cerca con ogni mezzo di impadronirsi dell’Equazione dell’Anti-Vita, un’arma in grado di assoggettare tutti gli esseri viventi del creato.
Orion, campione ed eroe-simbolo degli dei «buoni» di Nuova Genesi, è in realtà figlio proprio di Darkseid, scambiato da piccolo con il primogenito di Altopadre, Scott Free (il futuro Mister Miracle), per suggellare una tregua tra i due mondi in conflitto.
In questo universo costantemente in bilico tra luce e ombra si muove un cast variegato di personaggi: positivi, come Lightray, Lonar o i giovanissimi Forever People; e crudeli come Desaad, infido lacché di Darkseid, Kalibak, fratello e irriducibile avversario di Orion, o Granny Goodness, perfida istitutrice di Apokolips e, soprattutto, padrona delle Furie, un gruppo di formidabili guerriere guidate da Big Barda, l’amante di Mister Miracle. Quest’ultimo, fuggito sulla Terra per sottrarsi alla nefasta influenza di Darkseid, è un illusionista, un superartista della fuga ispirato alla figura di Jim Steranko, disegnatore della nuova generazione (memorabile in particolare il suo lavoro, tra psichedelia e surrealismo, sulla serie Marvel Nick Fury, Agent of S.H.I.E.L.D.) che Kirby aveva preso sotto la sua ala protettrice e che, prima di dedicarsi professionalmente al fumetto, era stato proprio un “escape artist”.
Jack si getta anima e corpo sulle nuove creazioni, liberando tutta la sua magniloquenza e riempiendo ogni albo con una quantità impressionante di spunti narrativi e immaginifici, all’insegna di una “grandeur” che ancora oggi, a oltre quarant’anni di distanza, non può non impressionare. Forse addirittura esagera, sostengono i detrattori e gli inguaribili nostalgici della sua stagione alla Marvel, finendo per rendere le trame troppo arzigogolate e confuse.
L’idea di partenza di “The King” è quella di dar vita a una maxi-saga in centinaia di capitoli, che successivamente si sarebbero potuti raccogliere in volumi e ristampare più volte. Una trovata geniale e per di più attualissima, visto che oggi “le case editrici americane, Marvel in testa, vendono soprattutto con i paperback che ripropongono cicli completi di storie dei vari personaggi. Kirby aveva anticipato questo concetto di una trentina d’anni, troppo presto per essere recepito da editori ancora legati alla distribuzione da edicola e preoccupati da un’incipiente crisi di vendite” (Giuseppe Guidi, 1970: fuga dal Quarto Mondo in AA.VV., Jack Kirby: tributo al re, Pegasus 2004).
Le tre serie, comunque, partono con  buone performance di vendita. Ma – questo è il problema – non riescono ad assurgere a quel ruolo di corazzata anti-Marvel che qualcuno si aspettava da loro. A peggiorare drasticamente la situazione ci si mette poi la decisione suicida della DC di aumentare i prezzi delle proprie testate da 15 a ben 25 cent, contro i 20 cent su cui si attestano invece Spider-Man & C. Dopo mesi di crollo verticale del venduto, i vertici della casa sono costretti a rivedere la strategia, allineando i prezzi a quelli della concorrenza. Risultato: alcune serie risalgono in fretta la china ma non quelle di Kirby, la cui complessità rende difficile riprendere il filo dopo aver perso anche solo un paio di numeri.
Per il Quarto Mondo è un colpo mortale: New Gods e Forever People vengono sospese con il numero 11 dell’ottobre 1972, mentre Mister Miracle sopravvive solo un po’ più a lungo, terminando la propria corsa con il numero 18 (febbraio 1974).
Una botta durissima per l’ego di Jack. “Uno dei capitoli più brutti della mia vita“, secondo le sue stesse parole. E a lenire la ferita non basterà certo l’opportunità, offertagli dalla DC una dozzina d’anni dopo, di portare a compimento le trame rimaste in sospeso con la graphic novel Hunger Dogs: una storia dalla genesi tormentata, priva di pathos e, soprattutto, senza l’epico gran finale che l’autore aveva fin dall’inizio immaginato per la saga. Nelle intenzioni del «Re», la vicenda si sarebbe dovuta infatti concludere con un tragico, ultimo duello tra Orion e Darkseid, al termine del quale entrambi avrebbero perso la vita. Una soluzione decisamente troppo «forte» per la casa editrice, che proprio in quel periodo intende invece avviare un massiccio sfruttamento commerciale dei personaggi del Quarto Mondo, a base di action figures e cartoni animati. Perché il paradosso, anche se solo apparente, è proprio questo: condannati dalla scarsità di vendite all’alba della loro avventura editoriale, gli dei di Nuova Genesi e Apokolips hanno saputo rifarsi con gli interessi negli anni a venire, diventando properties di successo, incrociando più volte i propri destini con quelli di Superman & C. nell’ambito della continuity DC e attirando l’attenzione di autori di notevole spessore come John Byrne e Walt Simonson, capaci di aggiornarne il mito per le nuove generazioni di lettori. Alla fine, insomma, la storia ha dato ancora una volta ragione al genio del “Re”…
In Italia, il Quarto Mondo kirbyano ha una storia editoriale articolata. A portare la saga nel nostro Paese è stata, manco a dirlo, l’Editoriale Corno, che tra il 1977 e il 1979 ne ha pubblicato le serie portanti sul quattordicinale Kamandi e – pur con un ordine cronologicamente discutibile – sul mensile antologico Il Super Eroe. Nel 1999-2000, le collane New Gods, Forever People e Mister Miracle sono state ristampate da Play Press in tre volumi brossurati. E ancora a Play Press si deve l’arrivo in fumetteria della controversa graphic novel Hunger Dogs.

(Marco De Rosa)