Medioevo, chissà dove. Un curioso individuo in cilindro, palandrana nera e grosse scarpe, gironzola nei boschi, seguito da un gufo parlante. È il mago Merlotto, ed è probabilmente – come sempre – in cerca di qualcosa da mangiare, possibilmente un ampio piatto di spaghetti. Pasticcione e sbadato, nonostante sia dotato di una bacchetta magica in grado di fare pressocché qualsiasi cosa, riesce spesso a cacciarsi nei guai, anche a causa del suo buon cuore. Per fortuna è sempre ben consigliato dal gufo Filomeno, decisamente più saggio e scaltro di lui. Di tanto in tanto si scontra con la Fata Morgana, una fata solo di nome, in realtà strega a tutti gli effetti. Merlotto vive in un medioevo molto moderno: per quanto affollato di re, regine, principesse, cavalieri e contadini, tutti hanno un modo di vedere le cose decisamente dei giorni nostri.

Un esempio di disegno “recuperato” di Merlotto, nell’ambito della stessa storia.

Nato all’inizio degli anni Sessanta, ideato, scritto e disegnato da Pierluigi Sangalli, è evidentemente una parodia del mago Merlino della versione disneyana di La spada nella roccia, compreso il gufo parlante, da Anacleto a Filomeno. È stato pubblicato fino agli anni Novanta sugli albi di Geppo, editi da Bianconi, come uno dei personaggi comprimari della collana del diavolo buono. Merlotto è passato in seguito alle cure di Sandro Dossi (che ringraziamo per il suo disegno, riportato in apertura) e di Mario Sbattella, che a volte “riciclava” alcuni disegni: capitava così di rivedere la stessa immagine del mago tornare nel giro di poche pagine, se non addirittura nella stessa pagina. Tipico di ogni fill-in che si rispetti, che così rivelava la velocità con cui se ne dovevano realizzare le tavole. Questo nulla toglie alla simpatia del personaggio (indimenticabile la sua esclamazione orpolina!), spesso protagonista di sequenze con quelle piccole venature di satira contemporanea che caratterizzavano le produzioni bianconiane.