Bruno Bozzetto, classe 1938, regista, pioniere del mondo del cartoon italiano. All’attivo film ormai storici quali West and Soda, Vip mio fratello superuomo e Allegro non troppo, decine di cortometraggi, video pubblicitari, sigle televisive, cartoon didattici (avete presente Quark?), prodotti televisivi e chi più ne ha più ne metta. Senza dimenticare quello che è probabilmente il suo personaggio più famoso, il Signor Rossi, simbolo dell’italiano medio.
È lui che ci apre la porta dei suoi studi di Milano e ci parla della sua incredibile carriera, nata su… un’asse da stiro e culminata in una standing ovation negli studi americani della Pixar e della Disney. Una chiacchierata a ruota libera, durante la quale ci ha colpiti il sincero stupore di questo grande autore nel constatare quale ammirazione possa suscitare nel pubblico il suo lavoro. Riportiamo qui di seguito un breve estratto della nostra intervista, leggibile nella sua interezza sul nr. 6 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale scaricabile gratuitamente da qui, cui vi rimandiamo.

Ci racconta come ha cominciato, da dove è partita la carriera di Bruno Bozzetto?
Ho cominciato giovanissimo, a 15-16 anni, interessandomi al cinema. I miei primi esperimenti furono quindi di riprese realistiche, coinvolgendo i compagni di scuola e gli amici. Un vero macello, dopo due o tre giorni di riprese mi piantavano in asso. Allora, visto che mi piaceva molto disegnare – anche grazie a mio nonno pittore che mi aveva trasmesso certi interessi – e amavo i film Disney, ho cominciato a pensare all’animazione. Prendevo un bloc notes, cominciavo dall’ultimo foglio per arrivare al primo e fotografavo disegno per disegno con la mia 8 mm, piazzando il blocco su una sedia a sdraio. E così creavo l’animazione. Presentai questi primi lavori al Cineclub di Milano ,di cui ero socio, lasciando tutti allibiti.

Come furono accolti allora i suoi famosi lungometraggi? E oggi potremo vederne di nuovi?
Quando realizzai Allegro non troppo, lo produssi a mie spese. Poi, con il film pronto, mi presentai alla Cineritz per la distribuzione. Un sacco di complimenti, davvero un bel film, grandioso, ecc… ma – mi dissero – “non è per bambini e non è per adulti, quindi non ha pubblico”. Non consideravano assolutamente il pubblico di mezzo, il mio!, e non lo capivano, anche se gli regalavo un film già pronto, fatto e finito. Il film uscì poi in America, dove rimase per sei mesi tra i primi cinquanta più visti. Solo allora mi chiamarono dall’Italia. E ancora oggi in Italia non si crede al cinema d’animazione, a meno che non sia un prodotto chiaramente per bambini da far uscire sotto Natale. È sempre stato il mio problema: nessuno crede all’ipotesi di fare “un film” e basta, a cartoni animati o no che sia. Adesso avrei pronto tutto per partire con un nuovo lungometraggio, Il mistero del Viavai, ma penso proprio non se ne farà nulla, quindi meglio non parlarne… È una storia fantascientifica, spiritosa e moderna, difficile da raccontare così a parole. Penso proprio potrebbe piacere.

Per fortuna per i corti è diverso. Adesso li propone direttamente su YouTube (vedi).
I corti sono molto più gestibili, mi diverto moltissimo a farli. Ne ho appena proposti due nuovi, Sex&Fun, Game, ed è quasi pronto Rapsodeus, con tema la guerra. È il mio terzo film sulla guerra, dopo Tapum, la storia delle armi e Cavallette, che ha avuto la nomination all’Oscar nel 1991. E li pubblico sul mio canale YouTube, a disposizione di chiunque li voglia vedere.

La scorsa primavera è stato ospite della Pixar e della Disney negli USA. Come è il confronto tra la nostra realtà e la loro?
Devastante! Noi siamo anche bravissimi, ma separatamente. Loro invece hanno una capacità organizzativa incredibile, sia dal punto di vista artistico che industriale e tecnologico, coordinano centinaia di persone, hanno spazi immensi, capitali diversi. È vero che così è tutto più “pericoloso”: sbagliare un nostro film costa X, se sbagliano loro rischiano dieci volte tanto! Ma nonostante questo hanno davvero molto coraggio, si lanciano anche in sperimentazioni arditissime: pensate a Wall-E, con la sequenza di venti minuti senza dialoghi, o anche ad Up, che ha per protagonista una persona anziana e che comincia con una scena tristissima che fa piangere tutta la sala. Quando cominci a lavorare a un progetto, sei comunque sempre davanti a un foglio bianco, se non hai coraggio e non hai inventiva non puoi fare nulla. La differenza tra noi e loro viene fuori dopo questa fase: a parità di buona idea, quando parti con la produzione, John Lasseter ha dietro mille persone e una macchina organizzativa e di marketing immensa; noi cosa abbiamo?

Al giovane che comincia oggi che cosa consiglierebbe?
Farei di tutto per farmi notare e poi vedrei il miglior offerente, ovunque sia, in Francia, negli USA o in Australia.

Quindi non lo sconsiglierebbe dal tentare?
Certo che no, il nostro è un bellissimo mestiere e se hai la passione devi lanciarti. Poi bisogna considerare che in un cartoon ci sono parecchi ruoli diversi che si possono ricoprire: si tende a parlare solo dell’animatore, ma in realtà c’è spazio e bisogno anche di voci, musica, fondali… Inoltre, la tecnologia, come dicevamo prima, apre la strada a molte altre possibilità: una volta per fare l’animatore bisognava necessariamente saper disegnare. Oggi no: con il 3D sono altre le doti necessarie all’animatore – i tempi, il ritmo delle scene, la recitazione – ma non deve necessariamente sapere disegnare. Su internet ogni tanto vedo lavori meravigliosi, ben fatti e dall’ottimo umorismo, di autori ancora sconosciuti.

Si è mai occupato di fumetti?
Qualcosa sì, volumi a fumetti ad esempio. Ma senza troppo impegno, per divertirmi. Per esempio Viva gli abominevoli sciatori era dedicato al mondo dello sci di cui sono appassionato, pubblicato con la Sperling&Kupfer nel 1970. In seguito, durante una vacanza, ho disegnato Il Signor Rossi e le donne, sempre nel 1970, e poi anche una presa in giro dei fotografi, Le avventure di 21 Din fotoamatore, nome che viene dalla sensibilità delle pellicole di quei tempi, nel 1972. E altri ancora. Devo però dire che fare fumetti e fare cartoon sono due mondi “parenti” ma molto diversi tra loro! Disegnare è una cosa che si può fare ovunque, lavorare a un film richiede strutture, contatti, davvero di tutto! E chi entra in uno dei due mondi, difficilmente passa all’altra.

Un’ultima cosa: ce lo fa un disegno per la Sbam-redazione?
Volentieri. Va bene il Signor Rossi?

Come detto sopra, vi rimandiamo al nr. 6 della nostra rivista per saperne moooolto di più sull’opera del grande regista.

(Antonio Marangi e Moreno Soppelsa • 07/12/2012)